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Finis Terrae: Il cammino di Santiago, di Bruno Pavan

finis terrae: un pellegrino lungo il cammino di Santiago

Finis Terrae: il cammino di Santiago non finisce a Compostela…

simbolo templare in una chiesa romani

simbolo templare in una chiesa romanica

Finis terrae: il cammino di Santiago, Seduto sul promontorio, mentre guardo l’orizzonte, mi rendo infine conto che questa avventura è finita.

finis terrae: un pellegrino lungo il cammino di Santiago

finis terrae: un pellegrino lungo il cammino di Santiago

Scende il crepuscolo ed il faro alla fine del mondo incomincia a spazzare il mare per guidare i naviganti su rotte sicure.

il faro della finis terrae , il cammino di Santiago è finito

il faro della finis terrae , il cammino di Santiago è finito

Sono a Finisterre, la “finis terrae” degli antichi romani che credevano qui finisse il mondo.
Questo punto affacciato all’Atlantico è il vero capolinea del Cammino di Santiago, e non Compostela come comunemente si crede.

simbolismo romanico

simbolismo romanico

Finis Terrae: Il cammino di Santiago

una chiesa romanica lungo il percorso di Santiago

una chiesa romanica lungo il percorso di Santiago

La fama del pellegrinaggio inizia, per la cristianità, a circa metà del sec.IX quando Papa San Leone avrebbe trovato i resti dell’apostolo, dando origine a questa meravigliosa “saga”. In realtà però il pellegrinaggio era già in uso presso i celti e, probabilmente, anteriormente ad essi; e la meta finale era la Finis Terrae, il punto più occidentale d’Europa: oltre, c’era solo l’ignoto.

Bruno e il cippo della quinta tappa

Bruno e il cippo della quinta tappa

La chiesa, come è accaduto in moltissimi altri casi, si appropriò di questo pellegrinaggio pagano, cristianizzandolo con la leggenda della tomba dell’apostolo Santiago. Da allora pellegrini di tutti i ceti sociali, poveri e re, e di tutti i paesi, lo hanno percorso con diverse motivazioni.

monumento al pellegrino a Finisterre

monumento al pellegrino a Finisterre

Che nell’età antica erano principalmente religiose, ma che divennero ben presto anche una eccezionale opportunità per i traffici e gli scambi non solo di mercanzie, ma anche di idee e di conoscenze.

la concha, che costantemente segnala il cammino

la concha, che costantemente segnala il cammino

Uomini pii, mercanti, studiosi, briganti, vagabondi e mendicanti, riscaldandosi intorno al fuoco negli ospedali che li accoglievano la notte lungo l’intero percorso parlavano, ascoltavano, imparavano, divulgavano conoscimenti.

la concha sul capitello di una chiesa

la concha sul capitello di una chiesa

Un punto d’incontro di popoli diversi, anzi: si può dire che il cammino di Santiago sia stato in un certo senso l’origine di un rudimentale senso di una comune appartenenza europea.

La cattedrale di Santiago die Compostela

La cattedrale di Santiago die Compostela

Milioni sono coloro che lo hanno percorso, meglio che li hanno percorsi, poiché in realtà sono tre: il cammino del nord o della costa, il meno conosciuto; il cammino aragonese, che è il più lungo; ed il francese, il più conosciuto. I motivi che oggi spingono tante persone di tutte le età a camminare (ma è ammesso anche farlo in bicicletta o a cavallo) dai 900 chilometri (la via del nord) ad oltre 1.000, sono svariati.

la cattedrale di Santiago de compostela di notte

la cattedrale di Santiago de compostela di notte

A volte si tratta di una sfida personale; o un’avventura; un interesse storico, artistico, naturalistico. Un motivo spirituale o religioso; una ricerca di se stessi, che poi sarebbe la vera origine già che questo è sempre stato considerato un percorso iniziatico, un vero viaggio interiore.

il ricordo lasciato da un pellegrino

il ricordo lasciato da un pellegrino

Si attraversano parchi naturali e bellissimi paesaggi. Si incontrano cattedrali, ponti, resti di strade romane, monasteri, palazzi e cappelle. Fortezze e castelli. E, le mie preferite, chiese romaniche.

Le numerose guide dividono il percorso in tappe, secondo le quali in teoria dalla Francia a Compostela occorrerebbero 31 giorni. Io non sono un gran camminatore e la cosa migliore a mio avviso è prendersela calma. Slow down e fai tappe adeguate alle tue capacità, senza stancarti.

il meritato riposo nella piazza della cattedrale a Compostela

il meritato riposo nella piazza della cattedrale a Compostela

Non stai partecipando ad una gara. Goditi ciò che incontri, le attrattive artistiche, le eventuali feste popolari. E riposati quando sei stanco. Se ci impieghi 50, 60 giorni o di più poco importa.
L’importante è il viaggio, la meta arriverà a suo tempo: Finis terrae: il cammino di Santiago.

I periodi migliori per imbarcarsi in questa avventura? Sicuramente primavera (le giornate si allungano, il clima è dolce) e autunno, per una questione cromatica: i bellissimi colori dei boschi che si attraversano.
Buone scarpe, ma che siano “domate”, ovvero collaudate lungamente. Zaino leggero, più leggero possibile (per questo è meglio evitare l’inverno che ti costringe a portarti vestiti pesanti). Un cappello e un poncho di nylon. E non dimenticare il bastone, che oltretutto è, insieme alla conchiglia, il simbolo del pellegrino. Una piccola torcia, il coltellino “svizzero”, una borraccia, qualche rimedio per le vesciche ai piedi (inevitabili), aspirina, una benda, un disinfettante. E poi tutto quello che ti può servire lo trovi lungo la strada, lungo il cammino di Santiago,  non stai attraversando la giungla (di questo, della giungla cioè, parlerò in un altro articolo). Se non te la senti di caricarti lo zaino sul gobbo, puoi ricorrere a un servizio di trasporto del bagaglio, che te lo farà trovare alla fine della tua tappa giornaliera.

Il Lasciapassare del pellegrino . finis terrae

Il Lasciapassare del pellegrino . finis terrae

Ma quello che distingue il pellegrino è la credenziale. Si tratta di un libretto che serve per aver accesso agli ostelli del pellegrino, e che darà, una volta giunti a Compostela, diritto a ottenere la compostelana, cioè un certificato dell’avvenuto pellegrinaggio. Ad ogni tappa la credenziale va fatta timbrare, nell’ostello, in parrocchia, in comune, in qualche confraternita, o incluso in negozi privati.
Anche se non la si usa per dormire negli ostelli del pellegrino sparsi lungo tutto il cammino, è sempre un bel ricordo da conservare.
Condividere storie, aneddoti, stringere amicizie, darsi magari appuntamenti senza data lungo qualche altra strada di questo pianeta che è la casa di tutti. Una sorta di fratellanza che accomuna i camminanti provenienti da tutti i paesi, che hanno la pelle di diverso colore, che parlano lingue a noi conosciute o sconosciute. Che ridono delle stesse cose che fanno ridere noi.

Che hanno ai piedi le nostre stesse vesciche.

a volte il cammino si perde nei campi

a volte il cammino si perde nei campi

E proprio questi saranno i più bei ricordi che porteremo a casa. E che ci faranno venir voglia di ripetere l’esperienza.

Bruno Pavan

Testo e Immagini di Bruno Pavan, ogni riproduzione anche parziale è vietata.

Bruno Pavan, Viaggiatore, fotografo, giornalista. Ha collaborato con riviste di viaggio di tutto il mondo , Mondo che ha girato più volte, riportando storie, immagini e sensazioni straordinarie… Vive a Maresca, In provincia di Pistoia.
Mail: brunophototext@gmail.com
Telefono: 0573 64095

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