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Bosa: La Sardegna che non ti aspetti

BOSA
I TESTI DI QUESTO ARTICOLO SONO STATI “RUBATI” DAL SITO WWW.BOSA.IT E DA ALTRI SITI NATI PER PROMUOVERE I PAESI E LA NATURA DELLA SARDEGNA, IL FINE DI QUESTO “FURTO” E’ DI PROMUOVERE QUESTA PERLA E DI FARLA CONOSCERE AI CAMPERISTI ITALIANI, PERCHE’ NE PARLINO….  RINGRAZIO GLI AUTORI , PER FARMI PERDONARE OFFRO UN PRANZO AL SANT’IGNAZIO….
FABIO CAPPELLINI fabio@caravan.it (le foto di questo servizio pero’ le ho scattate io…)


Pittoresca cittadina della costa occidentale sarda, situata sulla sponda del fiume Temo, ai piedi del colle Serravalle, Bosa (8000 abitanti circa) ha origini assai remote.

Un’epigrafe fenicia (oggi perduta) databile al IX secolo a.C. documenta per la prima volta l’esistenza di un etnico collettivo “Bs’n”, riferito alla popolazione di questo luogo il cui toponimo, nelle forma appunto di Bosa, è riaffermato da Tolomeo e dall’Itinerarium Antonini. Nulla di certo si conosce dello stanziamento fenicio-punico, che dovrebbe essere localizzato vicino alla foce del Temo più di quanto non sia l’attuale centro.

La città romana sorgeva con certezza più a monte del probabile centro fenicio. Il sito romano non dovette essere mai abbandonato, nonostante le incursioni arabe, se nel 1062 si pone mano alla costruzione della Cattedrale dedicata a S. Pietro. Secondo lo storico G. F. Fara (1543-91), nel 1112 i marchesi Malaspina costruiscono un munito castello in posizione strategica sulla sommità del colle Serravalle. E’ facile pensare che da questo momento abbia inizio un lentissimo processo di trapianto urbano dal vecchio al nuovo sito.
All’inizio del XIV secolo la minaccia di un’invasione aragonese si faceva più concreta. Il Castello e il borgo sottostante non arrivarono tuttavia ad essere un solo centro urbano e mantennero ciascuno la propria individualità giuridica. Il primo venne più volte ampliato e rafforzato, a partire dal trecento, e Mariano d’Arborea ne fece la sua base operativa nella lotta contro gli Aragonesi, ma furono questi ultimi e i loro feudatari ad ampliare nel XIV secolo il circuito murario. Nel 1388 la città deve avere acquisito una qualche forma di autonomia comunale dato che nell’atto solenne di pacificazione fra Aragona e Arborea insieme al podestà di Bosa firmano nominativamente 101 persone e, a parte, sottoscrivono il castellano e il sindaco delle università comprese nel feudo controllato dal Castello, nonché un rappresentante della comunità del Castello di Serravalle.
        
A questa data, Bosa viene a trovarsi in una situazione giuridica unica nell’isola potendo partecipare a tutti e tre i bracci, o stamenti, del Parlamento sardo: quello ecclesiastico in quanto città libera, e il militare perché parzialmente posseduta da un feudatario. Tale situazione derivava peraltro da una precisa forma insediativa. L’attento esame tipologico e morfologico dell’organismo urbano attuale, nell’assoluto silenzio delle fonti scritte, porta a concludere che la parte dell’abitato di pertinenza del feudatario fosse fisicamente separata dalla città libera e composta da successive quinte edilizie che si uniformavano alle curve di livello della collina: ed è questo il rione “sa Costa”, privo di chiese perché per esso poteva bastare quella del Castello.        Nel 1499 una prammatica di Ferdinando il Cattolico dichiara Bosa città reale, con tutti gli onori e i privilegi connessi a tale titolo, pur lasciando il Castello infeudato all’ammiraglio di Villamari. A quest’epoca la funzione del feudatario è quella di esercitare una specie di protettorato sulla città. In realtà una funzione solo nominale perché, mentre la città cresce e prospera, l’interesse dei feudatari verso il loro possedimento diminuisce e il Castello inizia la sua decadenza. Tuttavia la vitalità artigiana e commerciale del luogo non viene mai meno, anche senza incrementi demografici.
Nella prima metà dell’Ottocento la città si dà un volto dignitoso con un’edilizia di gusto anche nelle espressioni più modeste. L’incremento demografico è debole, pur se in questo secolo si realizzano trasformazioni urbanistiche significative. Insieme all’acquedotto, infatti, viene realizzata la rete fognante; intorno al 1870 viene costruito un nuovo porto, costituito in pratica da una scogliera che univa l’isola Rossa alla sponda sinistra del Temo. La popolazione conosce un’evoluzione molto modesta anche nel corso del Novecento ed è proprio grazie a questa sua scarsa vitalità che Bosa ha potuto mantenere una fisionomia storica e d’ambiente del tutto sconosciuto in altre città dell’isola

Il castello dei Malaspina a Bosa, è uno dei simboli storici del pittoresco borgo medievale, che adagiato sulla foce del fiume Temo, a circa 50 Km da Alghero, può essere considerato il gioiello della Planargia. Le calette intorno a Bosa, il colore delle sue acque, il profumo inconfondibile della Malvasia, il prodotto tipico per eccellenza, l’antica lavorazione del filet, le tante chiese sparse per il paese e il “mitico” castello dei Malaspina sono gli elementi caratterizzanti e unici di questo paesino tanto particolare quanto denso di suggestione, per la sua storia, per la sua posizione, per le sue bellezze.
Ma proprio sul castello esiste un affascinante intreccio, fatto di storia e leggenda, che attira e incuriosisce non solo i visitatori di passaggio, ma chiunque, anche la stessa popolazione, che orgogliosa, racconta, la sua storia. Infatti, secondo l’antica tradizione si narra che la sposa di un Malaspina, signore della cittadina ai confini del Logudoro, fosse corteggiata da un cognato alquanto intraprendente.
La situazione che non era gradita dal consorte della bella dama, che poco credeva alle proteste di innocenza della sua amata, mise in atto una terribile vendetta: troncò con un colpo di coltello le dita della poveretta, che conservate malamente all’interno di un fazzoletto, vennero fatte cadere dinanzi ai passanti inorriditi. Infatti, se si volta lo sguardo poco più in là del castello, si nota una strana montagna rocciosa con tre punte, che secondo la leggenda, altro non sono che le dita della giovane sposa pietrificate. Ma la l’affascinante storia non finisce qui, perchè si narra che il nobile, folle di gelosia, avrebbe fatto costruire un passaggio segreto e sotterraneo tra la rocca del castello e la cattedrale, per consentire alla giovane e infedele moglie si assistere alla messa, senza però incontrare nessuno. E proprio in questo angusto cunicolo, la donna avrebbe perso una scarpina di raso, e cullato a lungo la sua piccola bambina.
Naturalmente esistono diverse versioni di questa misteriosa storia, ma questa sembra essere la più diffusa e raccontata, anche se in realtà la storia vera, quella riportata nei libri e nei documenti, è tutt’altra cosa. Innanzitutto, la prima costruzione del fortilizio sul colle Serravalle, che domina la valle del Temo, risale al lontano 1112. A volerlo, sono i marchesi Malaspina dello Spino Secco, una nobile famiglia lucchese discendente dagli Obertenghi, arrivata nell’isola con la spedizione delle repubbliche marinare di Genova e Pisa. Gli abitanti del luogo che dapprima si mostrarono diffidenti, per aver subito in passato serie minacce da parte degli Arabi, si convinsero successivamente che per il loro abitato si poteva iniziare una nuova era.
Pian piano, nasce il borgo tardo-medievale di “Sa Costa”, e le nuove case sorgono sulle pendici del colle, all’ombra rassicurante del castello. Le case sembrano quasi aggrappate all’altura, con le strette stradine che ne seguono le curve altimetriche. Successivamente, le fortificazioni della rocca aumentano e attorno al 1300, per contrastare l’avanzata aragonese, viene eretta la torre maestra del mastio, forse opera di un architetto sardo, tale Giovanni Capula. Dopo che il papa Bonifacio VIII concessi in feudo la Sardegna alla corona d’Aragona, i Malaspina tentarono a più riprese e con varie alleanze, di mantenere la loro supremazia su Bosa, con risultati però scarsi, poichè gli Aragonesi ebbero la meglio. E proprio in questo periodo, viene innalzata una seconda torre a pianta pentagonale e in trachite grigia, a cui segue molto probabilmente dopo il 1468, col feudo di Giovanni di Villamarin, l’aggiunta di un terrapieno, e di mura merlate tali da consentire la collocazioni di armi da fuoco.
  
La svolta fatale, però, avviene nel 1528, durante la signoria di Isabella di Salerno, infatti mentre infuriava una guerra tra Carlo V e Francesco I, i bosani temendo un probabile attacco da parte dei francesi, ostruirono la foce del Temo, difendendo sì la città dalle incursioni dei pirati, ma causando inevitabili inondazioni e il deterioramneto della situazione igienica. Per il porto di Bosa non è altro che l’inizio della sua decadenza, e per il castello giunge l’ora dell’abbandono.
Oggi, Bosa conserva questi importanti pezzi di storia, e con la riapertura del castello, rimasto chiuso dopo un lungo periodo di restaurazione, si potranno rivivere con la fantasia e l’immaginazione quegli episodi, lontani nel tempo, pieni di magia e di mistero….anche perchè si mormora che il fantasma senza pace della povera sposa, giri ancora tra i ruderi e le rocce.

www.bosa.it


Informazioni utili…

Per raggiungere Bosa si può percorrere la strada “panoramica”passando per Alghero, oppure la 131 svoltando al bivio Macomer-Bosa.

Per mangiare…
Ristorante Borgo Sant’Ignazio
V.Sant’Ignazio 33 Bosa
Tel:0785374662

Ristorante Tatore
P.zza IV Novembre 14
Tel:0785373104

Agriturismo S’ortu e su riu
V.Aldo Moro 21 Bosa
Tel.0785373547
Cell.3396883256
sortuesuriu@interfree.it
www.bosagritur.it

Tempo libero…
Bosa Diving Center
V.Colombo 2
08013 Bosa
Tel/Fax:0785375649
www.bosadiving.it

Da vedere…
Pinacoteca Melkiorre Melis
Palazzo Uras
C.so Vittorio Emanuele
Bosa

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