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Turchia 2 CAPPADOCIA by camper live 3 agosto, iniziamo il viaggio che ci condurrà per il secondo
anno consecutivo in uno dei Paesi più affascinanti e ricchi di storia di tutto
il bacino mediterraneo; la Turchia. All'imbrunire sbarchiamo ad Igoumenitsa,
dove trascorriamo la notte assieme ad altri camperisti. Il mattino dopo,
iniziamo l'attraversamento del territorio greco, seguendo il classico itinerario
che passando per le Meteore, tocca Larissa, Platamonas dove facciamo una sosta
notturna, Salonicco, Kavàla (altro pernottamento) e Alexandropoli, arriviamo
finalmente al confine turco di Ipsala. Il 6 d'agosto siamo dunque in Turchia,
attraversiamo lo stretto dei Dardanelli e ci fermiamo a Truva a pochi chilometri
dalle rovine dell'antica città di Troia. Trascuriamo la visita del sito
archeologico, perché l'abbiamo visto l'anno scorso. 7 agosto, scendiamo lungo la
costa della Troade percorrendo una strada tortuosa ed alquanto dissestata. Lungo
il percorso ci sono molti cantieri allestiti per il rifacimento del manto
stradale e l'allargamento della carreggiata, situazione questa, che troveremo
spesso durante il viaggio, costringendoci a rallentamenti ed a deviazioni che ci
faranno perdere un po' di tempo. A pomeriggio inoltrato arriviamo ad Efeso. Ci
sistemiamo in un campeggio molto spartano, e tranne noi ed un camper olandese,
non ci sono altri ospiti stranieri. Qui abbiamo, se mai ce ne fosse stato
bisogno, la conferma della proverbiale ospitalità del popolo turco. Al nostro
arrivo infatti, alcuni campeggiatori locali si prodigano per aiutarci a
sistemarci nel miglior modo possibile. La sera assistiamo a due fatti un po'
curiosi, il primo consiste nell'arrivo di un grosso camion usato a mo' di
camper, dal quale scende una frotta di bambini e di donne ed alcuni uomini,
quasi certamente si tratta di un'unica grande famiglia. Il secondo succede a
buio inoltrato, quando un camioncino comincia a girare fra le tende spruzzando
nuvole d'insetticida costringendoci, nonostante il caldo, a tapparci
letteralmente nel camper. Il mattino seguente visitiamo le rovine della famosa
Efeso. Dalla sommità della cavea del teatro, è possibile riconoscere l'antica
linea di costa che giungeva sino al limitare della trionfale via Arcadiana, ove
sorgeva il porto. Percorriamo la via dei marmi, ed ad un certo punto, vediamo
scolpita sopra una lastra della pavimentazione, la pubblicità d'un lupanare.
All'angolo della via, troviamo i ruderi di quest'edificio ove vi si svolgeva il
mestiere più antico del mondo. Doveva essere un posticino piuttosto lussuoso,
comprendeva infatti anche un complesso termale. Di fronte si apre una piazza,
sul cui lato destro, si leva una porta monumentale che conduce alla palestra,
mentre sul lato di fondo, si erge la superba facciata della biblioteca di Celso.
Terminata la visita ci rechiamo a Didima dove pernottiamo. Il mattino
successivo, dopo una fugace visita al tempio d'Apollo di Didima, facciamo rotta
verso Mileto. Qui giunti, parcheggiamo il mezzo sotto gl'alberi, in quello che
nell'antichità fu uno dei porti della città. Oggi Mileto è completamente
circondata dalla campagna, poiché il fiume Meandro ha interrato il golfo che
s'apriva davanti all'abitato, rendendo inutilizzabili i suoi tre porti e
decretandone così la decadenza. Passeggiamo tra le rovine di quella che fu una
delle più importanti città del mondo antico e che diede i natali a grandi
filosofi ed architetti. Attraversiamo un grande prato al posto del quale, un
tempo c'era il mare del porto dei leoni, ed immaginiamo come doveva presentarsi
questo luogo venticinque secoli fa con i moli, i magazzini pieni di merci, e le
veloci triremi che ne solcavano le acque. Osserviamo l'agorà, sul cui limitare
sorgeva un tempo la celebre "porta di Mileto" oggi conservata al "Pergamo Museum"
di Berlino, e non possiamo fare a meno di pensare quanto sia sbagliato, portare
via certi tesori dal loro sito naturale. Nel primo pomeriggio ripartiamo, e
superata Marmaris, c'inoltriamo nella penisola di Datça o Knidos dal nome
dell'antico insediamento sito alla sua estremità. La strada è molto tortuosa e sconnessa, ci s'inerpica per
ripide salite, e dall'alto si godono dei panorami d'incomparabile bellezza. Ad
un certo punto la strada diventa impraticabile, tanto che per poter proseguire
verso il sito archeologico di Knidos, bisognerebbe essere provvisti d'un
fuoristrada, quindi optiamo per una sosta in un campeggio posto in riva al mare
e all'ombra di altissimi abeti. La mattina dell'undici agosto, riprendiamo il
viaggio alla volta di Fethiye. Qui giunti, ci rechiamo alla spiaggia di Olu
Deniz, una lunga duna di sabbia che separa la laguna dal mare aperto. Il posto è
un vero paradiso, ma purtroppo super affollato, quindi decidiamo di proseguire
fino a Kas. Qui ci sistemiamo in un piccolo campeggio all'ingresso della
cittadina e facciamo subito un bel bagno di mare. Il caldo è opprimente, e
l'umidità è talmente alta che la sera pur restando immobili sotto le fronde
degli ulivi, alla ricerca d'un'improbabile frescura, siamo bagnati di sudore
come fossimo appena usciti da una sauna. Il 12 agosto, al mattino presto,
raggiungiamo il centro dell'abitato. Passeggiamo per le viuzze piene di negozi
che espongono sopratutto articoli d'artigianato locale, spezie delle più
svariate e coloratissime qualità, e gl'immancabili tappeti. Nelle stradine di
Kas si possono vedere alcuni antichi monumenti funebri della Licia. Si tratta di
sarcofagi con il coperchio a forma di chiglia di nave, posti su pilastri alti
anche quattro metri. In un cortile abbiamo notato uno di questi coperchi venir
usato come abbeveratoio, e nel terreno di una piccola casa contadina, alcune
tombe scavate nella parete rocciosa di una collinetta, con gl'ingressi scolpiti
a forma di tempietto, esser usate come stalle per il ricovero degli animali.
Lasciata alle nostre spalle Kas, facciamo rotta verso Demré (Myra), dove
arriviamo a metà mattinata. Visitiamo il sito archeologico ove si erge un teatro
abbastanza ben conservato, ma interessantissime sono sopratutto le tombe
rupestri che ricoprono il fianco della collina, l'architettura delle quali,
ricalca la struttura originariamente in legno delle abitazioni. Particolarmente
degna di nota, una tomba posta circa a metà parete. Essa è sovrastata da un
rilievo raffigurante episodi di vita di un guerriero e della sua famiglia, e la
scena centrale rappresenta la festa che venne indetta dopo la cerimonia funebre.
Nel pomeriggio andiamo a Myra che dista appena qualche chilometro e visitiamo la
basilica di S. Nicola. In quest'antica chiesa oramai in rovina, c'è il sarcofago
dove riposavano le spoglie del Santo che pescatori baresi trafugarono e
portarono nella città di Bari. La sera sostiamo nel campeggio di Kemér. Vicino a
noi, in una grande tenda c'è una numerosa famiglia turca. Al tramonto distendono
dei tappetini in terra, e rivolti verso la Mecca pregano, mentre il canto d'un
Muezzin, dall'alto d'un vicino minareto, si diffonde nell'aria.
13 agosto; ripercorriamo a ritroso un tratto di strada fatta il giorno
prima, e dopo una quindicina di chilometri, prendiamo una deviazione che ci
conduce a Phaselis. Era questa, un'importante città del mondo antico. Dotata di
ben tre porti per l'attracco delle navi e la sua felice posizione, ne faceva un
centro di traffici commerciali di notevole rilievo, ed anche sotto l'aspetto
militare la sua importanza non era certamente trascurabile. Oggi le tre
insenature, che un tempo offrirono riparo alle triremi, ospitano i turisti che
si godono all'ombra dei grandi abeti, il bel mare blu. In origine i porti erano
protetti da torri di guardia e da dighe, inoltre all'occorrenza venivano tese
delle catene alla loro imboccatura. Una via monumentale ancora ben conservata
attraversava la città ed era fiancheggiata da portici sotto i quali trovavano
posto negozi e botteghe, vi si affacciavano pure le terme ed il teatro. Al di là
di questi edifici, immerse in un bosco d'abeti, si notano i resti delle case.
Lasciata Phaselis, prendiamo la strada costiera ed arriviamo fino ad Antalia. A pochi chilometri dalla città, in una località chiamata Lara, assistiamo allo straordinario spettacolo delle cascate del Dùden Su che precipitano, con un bel salto, direttamente a mare. Alla fine della giornata, ci sistemiamo nel giardino d'un ristorante (previo permesso del proprietario) e trascorriamo la notte in compagnia d'un camper tedesco. 14 agosto; lasciamo la costa per dirigerci verso Konya, dopo un tratto di strada deviamo per Aspendos dove visitiamo l'eccezionale teatro romano. Questo è l'unico monumento della zona, se si eccettua un ponte selgiuchide, ma è talmente ben conservato da giustificare la visita di questa località. Aspendos è alle nostre spalle, ci arrampichiamo lungo una strada tutta in salita fino a superare la catena del Tauro e ritrovarci sull'altipiano anatolico. Nei pressi di Konya imbocchiamo un'incredibile rettilineo, che in un paio di centinaia di chilometri, attraverso un paesaggio di sconfinati campi di grano le cui bionde spighe giungono fino all'orizzonte, ci condurrà in Cappadocia. Lungo la via ci fermiamo ai margini di un villaggio per mangiare qualcosa. Un gruppo di ragazzini, incuriositi dal camper, si avvicina timidamente. Regaliamo loro delle caramelle, poiché ciò li rende felici, ma questo gesto non rallegra noi, ma ci obbliga bensì a riflettere sulla povertà e quindi sulle tante ingiustizie di questo mondo. La terra dei bei cavalli (questo è il significato del termine Cappadocia) ci accoglie con uno spettacolare colpo d'occhio sulla valle di Goreme. Ne siamo talmente affascinati, che a stento riusciamo a staccarne gl'occhi, rimettere in moto il camper e dirigerci al campeggio del villaggio. Il camping è piccolo ma accogliente, ed è persino dotato di piscina. Il figlio del proprietario, un ragazzo molto simpatico di nome Alpy, è titolare d'una piccola agenzia turistica. Con lui ci accordiamo per fare il tour della Cappadocia, così non avremo bisogno di muovere il camper ed inoltre avremo a disposizione una valida guida locale che parla molto bene l'italiano. 16 agosto; un pulmino Mercedes viene a prelevarci al campeggio, a bordo oltre all'autista ed alla guida, ci sono altre due coppie di turisti italiani, una di Napoli e l'altra di Roma. Visitiamo la valle di Goreme, poi andiamo ad Uçhisar alla così detta Fortezza, una sorta di collina di tufo alta e stretta, nella quale in tempi antichi, furono scavate gallerie e passaggi che conducevano fino alla sommità, e che serviva alle popolazioni locali per rifugiarvisi in caso d'invasioni nemiche. Più tardi andiamo ad Avanos, dove visitiamo una fabbrica di ceramiche fatte a mano. Dapprima possiamo osservare un vasaio all'opera, quindi alcuni di noi sono invitati al tornio per cimentarsi nella difficile arte della lavorazione dell'argilla. Il tornio è una copia fedele a quelli trovati negli scavi delle città preistoriche scoperte vicino a Konya. Pranziamo in un ristorante del paese, quindi nel pomeriggio visitiamo una manifattura di tappeti. Qui possiamo apprezzare, come dai bozzoli dei bachi da seta, o dalla grezza lana appena tosata, attraverso le varie lavorazioni, nasca un bellissimo tappeto. Assistiamo così alla tintura delle lane, che avviene con colori rigorosamente naturali, oppure alla filatura della seta, poi possiamo osservare stupiti le tessitrici all'opera, che con incredibile velocità, annodano la trama sull'ordito realizzando fantastici disegni pieni di significati. Disegni che immutati per secoli, sono giunti di generazione in generazione fino a noi. Impossibile non acquistarne uno! Sarà questo il più bello ed il più prezioso dei nostri souvenir. La sera, a coronamento di una bella giornata, ceniamo divinamente in un ristorante di Goreme. Il giorno dopo alla stessa ora, Alpy viene a prenderci con il pulmino e ci porta a vedere la valle dei piccioni. La valle è così chiamata per le centinaia di piccionaie che i monaci vi avevano costruito per allevare questi volatili. Con il guano di questi uccelli, essi fabbricavano i colori che venivano usati per affrescare le chiese. Il mattino seguente ripercorriamo la spiaggia a ritroso, badando di mantenerci il più possibile sul terreno più consistente, e senza mai toccare il freno e togliere il piede dall'acceleratore, riusciamo a tornare sulla strada senza altri inconvenienti. Da qui in avanti ripercorriamo la stessa via fatta all'andata fino al porto d'imbarco per l'Italia, luoghi già descritti su queste pagine, ma più ci allontaniamo da questa terra e più cresce in noi il desiderio di ritornarci. Speriamo in un prossimo futuro di poter realizzare un altro viaggio in questo magico Paese.
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