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Turchia 4 di MICHELE E MONICA BOSCHERINI TURCHIA 2003
Dal 6 all’8 agosto 2003 – viaggio .
Chiudiamo la nostra casa in un mercoledì pomeriggio molto afoso, con la cappa di nubi che tolgono il respiro. Prima sosta per dormire a Caianello, con le colline infuocate che bruciano intorno a noi: è l’estate più calda che noi ricordiamo. Il giorno dopo, a Torre Canne, facciamo un’altra tappa rinfrescante: la temperatura in riva al mare è un sollievo inaspettato. Siamo poi a Brindisi alle 18,00, puntualissimi. La nave super economica Augodimonas “Penelope” è meno puntuale di noi: parte con un’ora di ritardo e arriva a Igoumenitsa alle 9,00 di venerdi 8 agosto (anziché alle 6,00). Un gran caos rallenta poi di un’altra ora la nostra uscita da Igoumenitsa, ma il resto del viaggio verso Metzovo procede senza intoppi ma è comunque massacrante per le troppe curve. Al passo, ad un’altitudine di m.1700, l’aria è fresca e possiamo riposare un po’. Breve sosta alle Meteore e arrivo a Platamonas per l’ora di cena. Passeggiata nel paese, carino e animato, nottata tranquilla.
9 agosto – arrivo in Turchia.
Sabato: levataccia, ma il viaggio procede più velocemente del previsto: le strade sono buone e, dopo Salonicco l’autostrada è meglio di quelle svizzere. Facciamo un bagno nella bellissima acqua di Makrì, a pochi Km dal confine turco. I nostri mezzi (il Carioca di Egidio e Piera e il Pegaso di Michele, Monica, Martina ,Silvia e Marco) raggiungono la meta alle ore 17,00: riusciamo finalmente ad attraversare il ponte metà bianco/azzurro e metà bianco/rosso e possiamo dire che la nostra vacanza ha inizio.
Le assurde pratiche burocratiche, cinque sportelli diversi in cui fare la fila anche due volte ciascuno, marche da bollo, timbri, diritti (in 5 abbiamo speso in tutto € 58,00), ci fanno sentire come Asterix e Obelix nell’episodio delle “12 fatiche”, quando a Roma venivano rimbalzati da un ufficio pubblico ad un altro . Dopo un’ora la Turchia è nostra. Direzione Istanbul. Il primo approccio con i
Turchi avviene in un accampamento (non si può chiamare campeggio), dove per la
cifra di 10.000.000 di TL (circa 6,00 €) decidiamo di pernottare. Qui prima
conosciamo una famiglia di Treviso, Lucio, Greta, Riccardo e Federico, con cui
facciamo subito amicizia, e poi un gruppo di campeggiatori provenienti da
Istanbul, che ci invitano a sedere con loro nel tappeto e, con una cortesia
infinita ci offrono il tè: sono curiosi di conoscerci, ma parlano solo turco.
10 agosto – Istanbul.
Altra levataccia alle 6,00 del mattino, gli amici turchi sono già alzati per salutarci. La nostra comitiva si è allargata a tre camper e fra poco saremo quattro, perché Giuseppe e il suo gruppo ci aspettano a Istanbul. Entrare in una città di 15.000.000 di abitanti di domenica mattina è l’ideale: infatti non abbiamo nessun problema. Giunti in centro fermiamo un taxi che ci fa strada fino al parcheggio dietro la Moschea blu. Alle 9,00 del mattino parcheggiamo il camper (20.000.000 di TL a notte), svegliamo Giuseppe, Aurora, Elena e Noemi, e ci tuffiamo su Istanbul.
Visitiamo la Moschea blu, la Cisterna. Mangiamo da Doy-Doy a base di kebab, pida e spiedini (spendiamo 80.000.000 di TL in 15). Visitiamo poi Santa Sofia (deludente) e passeggiamo per negozi di Divan Yolu : i prezzi di tutto sono davvero bassi! I venditori ambulanti sono piuttosto asfissianti, ma poi riescono a rifilarci profumi, calzini, trottole per i bambini, e una lucidata di scarpe a Michele per la modica cifra di 20.000.000 TL. Prendiamo il the in uno dei giardini da the per fumatori di narghilè che si raggiungono passando attraverso i cimiteri. Torniamo poi nel nostro comodo parcheggio, dove Alì ci propone(ma non accettiamo) un Tour sul Bosforo per € 20,00 a testa e si beve volentieri un bicchiere di vino bianco. Mangiare e dormire sotto la Moschea blu è una cosa indimenticabile.
11 agosto – il Topkapi.
Mattinata al Topkapi(prezzo d’ingresso esagerato). Pranzo al quartiere di Eminonu. Cerchiamo una barca per visitare il Bosforo e concordiamo dopo varie trattative un’imbarcazione per il nostro gruppo di 15 persone al prezzo totale di € 100,00 per domattina alle 10,00. Il pomeriggio è poi dedicato al Bazar che in pratica è un grande centro commerciale (anche se molto pittoresco) con negozi un po’ più cari del solito. Fuori dal bazar siamo assaltati dagli ambulanti, che sono di un’insistenza incredibile. La grande fatica della visita in questa città è non perdere mai di vista i ragazzi in questa grande confusione.
12 agosto- gita nel Bosforo.
Istanbul vista dal mare è incantevole.
Arriviamo fino alla fortezza di Rumeli, bella, intatta anche se all’interno non c’è niente di interessante a parte il panorama. Scendiamo poi sulla costa asiatica per il pranzo. Il pomeriggio è dedicato al quartiere Eminonu: la Yeni Cami (moschea nuova), detta anche la ‘moschea dei Piccioni’. L’atmosfera intorno a questa moschea è vivace e animata(anche perché è nella zona del mercato); gli uomini si lavano nella fontana del cortile prima di entrare in moschea, dove pregano in una zona diversa da quella delle donne (le donne hanno una zona a loro riservata dietro ad una grata). Perfino nelle toilettes, qui a Istanbul, si può notare lo spiccato maschilismo: la parte per signori(bay) è almeno cinque volte più grande di quella per signore(bayan). Il Bazar delle spezie ed il mercato egiziano sono immersi in un mare di folla e confusione. I venditori ambulanti (compresi i bambini) ci assaltano Facciamo i nostri acquisti: bicchieri per il the, oggetti di legno per decoupage (a prezzi irrisori rispetto ai nostri), albicocche secche, peperoncino. Martina ed Elena vedono un sacco con polvere verde, la assaggiano, per poi scoprire che è tintura per i capelli. Silvia ha un attacco di starnuti acuti dentro il Bazar delle spezie e siamo costretti ad uscire per la grande confusione. Il mercato è pittoresco e bellissimo, ma fa girare la testa. A proposito: non ho mai visto mercanti donne, solo uomini.
Torniamo alla Moschea blu in taksi (sono molto economici, anche se bisogna stare attenti alle fregature). Il nostro parcheggio è davvero comodo!
13 agosto- Suleymaniye Camii e Dolmabance.
A proposito di fregature con il taksi: stamattina ci hanno provato: per portarci alla Suleymaniye Camii (bellissima, come la tomba del sultano e il cimitero al suo esterno,in cui nelle lapidi,vi sono sculture e scritte in arabo che raccontano la storia della persona sepolta), il tassista ha preso una strada molto più lunga: dopo un breve litigio è andato via senza prendere i 5.000.000 di TL. L’altro tentativo di fregatura l’abbiamo avuto nel pomeriggio: abbiamo preso un taksi in 7 (già fatto altre volte) ed il tassista ha preteso quota doppia perché eravamo tanti. Gli abbiamo dato 10.000.000 di TL, contro i 20.000.000 da lui pretesi, ed è andato via arrabbiato. La visita al palazzo di Dolmabance, l’ultima residenza dei sultani, ci ha causato qualche altro inconveniente: prezzo d’ingresso altissimo (ha pagato anche Marco): 70.000.000 in 5. Ci siamo poi rifiutati di pagare altri 12.000.000 per poter fotografare. Le visite all’interno sono obbligatoriamente guidate: visitiamo l’harem con la guida inglese e il resto del palazzo con quella turca. Il Dolmabance è un vero schiaffo alla miseria: è un palazzo ottocentesco, costruito imitando le più grandi costruzioni europee, con enormi lampadari in cristallo, decorazioni in oro perfino sui radiatori, stoffe pregiate, quadri di pittori italiani e una grande scalinata barocca con balaustra di cristallo. Prima di partire da Istanbul compriamo due cuscini da Faik Isik, un venditore che parla bene l’italiano, al quale regaliamo un barattolo di pesto alla genovese per la sua bambina; lui ci contraccambia con un cuscino molto grazioso e, dopo i nostri acquisti, ci offre il the alla mela. Visto il nostro gradimento ce ne regala una scatola. Ci lascia anche il suo indirizzo mettendosi a nostra disposizione per qualsiasi problema. Una persona davvero gentile. Al tramonto lasciamo questa bellissima città, con l’aiuto di una famiglia che ferma la propria auto, ci chiede dove siamo diretti e ci fa strada, precedendoci, fino all’imbocco dell’autostrada. Istanbul, gule-gule.
14 agosto- Iznik
La strada che porta a Iznik sulla cartina sembra tutta diritta, in realtà è piena di tornanti. Avvicinandosi al lago, nei paesi puliti e curati, gli abitanti ci accolgono salutandoci. Sono comunità contadine, dove molti uomini si riposano all’ombra davanti ai bar, i bambini, anche piccoli (che sono quasi tutti biondi), fanno i pastori, le donne , con i loro vestiti lunghi e colorati ed i foulard sulla testa, sono chinate a lavorare nei campi, ma si alzano sorridendo al nostro passaggio e ci salutano allegramente: sembra un quadro impressionista. Lungo la strada incontriamo solo trattori, con donne e bambini stipati sui carri a rimorchio: è come essere nella macchina del tempo, tornati indietro di 50 anni. La giornata sul lago è rilassante. Martina fa amicizia con una bambina che, esprimendosi a gesti, accetta di farsi truccare, mettere lo smalto nelle unghie, fotografare. La sua mamma chiede che la foto sia spedita al loro indirizzo, e così capiamo che non posseggono la macchina fotografica.
Visitiamo il paese al tramonto: non è niente di speciale, ma è pulito e ordinato, molto animato. Le sue mura sono antiche e ben conservate . Alla moschea incontriamo l’imam, che permette agli uomini del nostro gruppo di assistere alla funzione. Io non posso dire che cosa hanno visto perché a noi donne è stato rifiutato l’accesso alla moschea durante la preghiera. Mi hanno solo detto che è qualcosa di molto suggestivo. Prima di dormire salutiamo gli equipaggi di Giuseppe e Lucio perché loro vogliono proseguire verso Bursa, mentre la nostra meta è molto più lontana: il Nemerut Dagi.
15 agosto- verso Hattusa.
Giornata di lungo viaggio verso est. Le strade sono meravigliose, non c’è traffico. Con l’autostrada a tre e quattro corsie arriviamo velocemente ad Ankara, che sembra spuntare come un miraggio: una città grande e moderna in mezzo alle colline gialle di grano tagliato, che inizia e finisce all’improvviso, dal contorno ben delimitato, senza sobborghi o case sparse attorno. Durante il viaggio verso Hattusa un gruppo di oche attraversano la strada, al semaforo, proprio quando scatta il verde per i pedoni (chiamale oche!). Arriviamo ad Hattusa al tramonto, dove un giovane che parla francese ferma la sua auto e ci chiede di seguirlo. Ci porta ad un parcheggio/campeggio accanto ad un ristorante, dove per 10.000.000 (6,00 €) possiamo dormire, attaccarci alla corrente elettrica e fare una doccia calda come si deve: non sembra vero.
16 agosto – Hattusa.
Di notte fa fresco, si dorme proprio bene. Anche durante il giorno c’è il sole, ma la temperatura è deliziosa. Sappiamo che l’Italia invece è ancora immersa nella cappa di caldo afoso. Abbiamo appuntamento alle 9,30 con Abdullah, un signore curdo che parla italiano e che si offre di farci da guida nella visita alla capitale degli Ittiti. Per due ore ci fa scoprire Hattusa rendendo la visita molto interessante. Il sito è suggestivo, ci siamo solo noi, le marmotte, le aquile ed i resti di questa grande città di 3.800/3.200 anni fa. Appoggiare la mano sulla pietra verde, in cui vi è ancora impressa l’impronta delle mani degli ittiti che toccarono questa pietra per esaudire un desiderio, è emozionante, così come vedere la porta dei leoni, o le possenti mura a forma di piramide tronca, o la tomba del re con i geroglifici in bassorilievo, o immaginare il primo grande bazar della storia (80 negozi).
Abdullah ci racconta di un archeologo italiano, un certo Marcello, che lavora in questi scavi e che nel vicino paese di Bogazkale è diventato come un imperatore perché ha aiutato gli abitanti del villaggio a costituire una cooperativa per la fabbricazione e la vendita dei tappeti, regalando loro i macchinari (qui molti hanno imparato l’italiano) . Ci spiega poi che, dalla recente guerra in Iraq, non arrivano più turisti stranieri in zona, ma che grazie alla cooperativa, in questo paese formato per metà da curdi e per metà da turchi, c’è la possibilità di lavorare. Andiamo poi a vedere la cooperativa e scopriamo che si possono acquistare bei tappeti a prezzi bassi. Visitiamo infine il santuario di Yazilicaia (bellissimi bassorilievi)
Nel pomeriggio partiamo verso Sivas, Km 270. Arriviamo all’ora di cena Mangiamo in città spendendo meno di 2,00 € a testa, poi facciamo spesa, scoprendo anche qui l’immancabile gentilezza degli abitanti. Dormiamo a Sivas vicino alla stazione di polizia.
17 agosto: viaggio verso il monte Nemerut
Ciao a tutti, sono la Martina. La mamma in questo momento sta facendo un sonnellino (nel mio letto!!) e così ho pensato di scrivere un po’ su questo “diario”. Stamani mattina siamo partiti da Sivas verso le 8.00: ci sono più di 500 km da percorrere per arrivare al monte Nemerut! Viaggiamo tutta la mattina, per fermarci a pranzare in un minuscolo paesino (se si può chiamare paesino), Surgu. Qui vediamo dei ragazzini turchi aggirarsi incuriositi intorno al camper, così decido di dargli qualche caramella. Più tardi vediamo altri bambini, molto più piccoli, avvicinarsi al nostro camper: mi fanno molta tenerezza così do anche a loro qualche lecca-lecca. Li osservo mentre, sorridenti si dirigono verso la loro casa, che è pochi metri distante. Poco dopo i bambini tornano, accompagnati da due donne(probabilmente una era la mamma) e sono piacevolmente sorpresa quando vedo che portano in mano una caraffa d latte(appena munto presumo) e dei bicchieri, che offrono a noi. Non so cosa dire, solo che mi veniva quasi da piangere. Il babbo mi da in mano un pacco di pasta e del the freddo, che do a una delle donne, contraccambiando la gentilezza. Il latte ha proprio un bel aspetto, denso e cremoso, ma per sicurezza è meglio farlo bollire, prima di berlo. Devo dire che questo episodio mi ha colpito molto. Verso le 14.30 ripartiamo…monte Nemerut, STIAMO ARRIVANDO!!!!!!!!!!!!!
Il viaggio è interminabile, fra campi di grano, rocce, paesaggi desertici, fino ad attraversare l’Eufrate, dove la vallata diventa verde e fertile. Uomini (in costume) e donne (completamente vestite, compreso il foulard in testa), bambini fanno il bagno nei fiumi, dove vengono lavate anche le automobili. La temperatura sta rapidamente aumentando, probabilmente ci avviciniamo ai 50°:siamo nella zona piu’ calda della Turchia Attraversiamo alcuni paesi e zone rurali. Sembra che la povertà aumenti spostandosi verso sud-est. Mentre Sivas è una città “occidentale”, moderna, ben tenuta, avvicinandosi al Nemerut (soprattutto dopo Kata), le case sono molto povere e hanno il tetto di fango. I bambini chiedono l’elemosina. Si ripete il rito delle caramelle: un primo gruppo di ragazzi accetta anche allegramente di farsi fotografare, mentre una bambina (forse perché non vuole essere fotografata) prende a sassate il camper . Lungo la strada sono numerosissimi i camion stracarichi, i side-car, i trattori, i contadini e le donne sui somarelli.
Proviamo ad avvicinarci alla vetta del Nemerut, . La salita è ripida ma asfaltata. Concordiamo comunque con il gestore del “campeggio” Karavanserray”, a otto chilometri dalla cima, di fare l’ultimo tratto con il minibus che verrà a prenderci domattina alle 4,00: siamo troppo stanchi per rischiare una salita impegnativa e ne approfittiamo per fare la doccia. Andiamo a letto presto sognando il Nemerut Dagi. La meta del nostro viaggio.
18 agosto: Nemerut Dagi Ci svegliamo alle 3.40, il che è piuttosto duro per noi ragazzi. Il babbo e la mamma invece sembrano in perfetta forma, prontissimi per vedere sorgere il sole dalla cima del monte Nemerut. Noi tre ci trasciniamo letteralmente verso il minibus, ma nonostante tutto siamo molto eccitati perché sappiamo che tra poco assisteremo a uno spettacolo naturale che non vediamo tutti i giorni. Partenza: mi siedo davanti, vicino al babbo, proprio accanto all’autista. All’inizio del viaggio la strada è buona, fino a che non cominciano le buche e le salite. Guardo preoccupata l’autista, che a ogni curva sembra volersi buttare direttamente nel burrone, per poi girare bruscamente. Il tragitto sembra non terminare mai, e più si sale più il nostro conducente sembra avere sonno e la sua guida diventa spericolata; io stringo forte il braccio al babbo, sperando sempre di vedere una luce che indichi il nostro arrivo alla cima del Nemerut. Finalmente raggiunta la meta, salutiamo il nostro autista e ci mettiamo d’accordo per l’ora in cui ci rincontreremo, al nostro ritorno, e ci incamminiamo per delle ripide scale, che dopo circa venti minuti ci portano nel punto in cui sono disposte delle grandi teste, che un tempo facevano parte di grandi statue che decoravano la tomba del re Antioco, e ne manifestavano la potenza. Sono le 4.30 del mattino ed è ancora buio, ma si intravedono le prime luci dell’alba, soffuse in una lunga e sottile striscia di cielo, che variano dell’arancione al giallo al bianco. Fa molto freddo….ci mettiamo i k-way e cerchiamo un punto riparato in attesa dell’alba. Circa un’ora dopo finalmente sorge il sole: è uno spettacolo davvero suggestivo. La luce prima pallida poi sempre più intensa in un certo senso si rispecchia sulle grandi teste della facciata orientale, e ho l’impressione che prendano vita. La luce si espande in tutto il cielo, è di un caldo giallo splendente e illumina la vasta pianura sottostante, costituita solo da colline e colline, interrotte ad un certo punto dal fiume Eufrate: sembra di vivere in un sogno. Più tardi visitiamo anche la parte occidentale, che è molto simile a quella orientale, per poi tornare su quest’ultima. Scattiamo un sacco di foto. Andiamo via verso le 6.30. Ops, mi sono fatta prendere la mano e ho scritto praticamente un poema su questa avventura al Monte Nemerut, ma devo dire che mi è proprio piaciuta tantissimo,e mi ha emozionata a tal punto che mi è venuto in mente un piccolo sonetto. “Dolce e debole come una rosa che sboccia il sole dapprima pallido esce dal suo nascondiglio, cantando l’arrivo di un nuovo giorno. Gioca con questo monte Gioca con l’infinita Pianura Di mille ricordi sfuocati Gioca con le teste di pietra Che lentamente Aprono gli occhi” Martina.
Lasciamo il Nemerut: dopo aver assistito alla nascita del sole sulla Mesopotamia, ci addentriamo nella valle dell’Eufrate, culla delle antiche civiltà. I paesi ai piedi del Nemerut sembrano appartenere ad un’altro secolo:gli abitanti della zona, per la maggior parte, non posseggono automobili: viaggiano sui somari
Attraversiamo l’Eufrate con il traghetto: è un posto magico, dove le rocce alte si tuffano nel grande fiume azzurro.
Sanliurfa, (il luogo dove nacque Abramo, che poi distrusse le divinità pagane, e venne lanciato nel vuoto salvandosi su un letto di rose) è una città speciale , dalla luce intensa e le costruzioni arabeggianti. Incontriamo subito Omar, un ragazzino che ci accompagna al parcheggio polveroso della cittadella. Si offe di farci da guida per la visita alla città, insieme al suo amico Farouk.
Iniziamo dal quartiere di Golbasi, dove c’è un meraviglioso giardino (come un’oasi in cui si cerca riparo dalla calura), con le sue fontane , i suoi canali e le vasche delle carpe sante. Accanto c’è la moschea, fantastica, arabeggiante, davanti alla quale diversi uomini e ragazzi ci fermano per chiederci da dove veniamo e i nostri nomi. Uno ci segue a distanza per molto tempo. Arriviamo al bazar, bellissimo e più tranquillo rispetto a quello di Istanbul, facciamo i nostri acquisti (teiere per il çai, frutta). Michele compra il turbante color lilla e così continua il giro nella città.
Omar e Farouk sono degli ottimi accompagnatori: fanno da mediatori, controllano che nessuno ci infastidisca, vogliono perfino portare i nostri pacchetti. Ogni tanto si fermano a bere da contenitori di acqua, in bicchieri comuni dove tutti bevono. Saliamo poi alla cittadella, dove possiamo vedere tutta Sanliurfa dall’alto.
Un altro ragazzo curdo che parla inglese ci spiega che la città è divisa in tre parti: quella curda, quella turca e quella araba. Diamo ai nostri accompagnatori 5.000.000 TL ciascuno, ma Omar e Farouk,eccezionali, rimangono con noi fino a quando saliamo sul camper per fuggire alla calura di questa zona. Ma come fanno qui le donne a portare i vestiti di velluto pesante o, addirittura il cappotto con una temperatura di 50°?
19 agosto: verso la Cappadocia.
Lasciamo a malincuore il sud-est , che è stato la parte più affascinante del nostro viaggio. Vorremmo approfondire la visita a questa zona, ma il caldo è davvero insostenibile. Lasciata la zona di Adana la temperatura torna a livelli stupendi : cielo azzurro e arietta fresca. Siamo a Derinkuyu alle 15,30, giusto il tempo di visitare la città sotterranea. Non facciamo in tempo a scendere dal camper, quando siamo presi d’assalto da bambini e donne che ci chiedono di comprare le loro bamboline. Promettiamo di fermarci dopo. Per vedere città di sette piani sottoterra, prendiamo una guida, che rende la visita indubbiamente più interessante. Vaghiamo fra gli stretti cunicoli sotterranei per più di un’ora
e, quando usciamo alla luce del sole, veniamo nuovamente assaltati dai bambini. Compriamo cinque bamboline, ma loro sono tanti , ci chiedono maglie, scarpe. Vorrei avere con me più cose per poter accontentare tutti. Distribuiamo poi manciate di caramelle. Sono bambini bellissimi, ma non dimenticherò mai i loro sguardi tristi e le mani protese. A Uchisar, girata la curva, ci troviamo davanti ad uno spettacolo meraviglioso: da una parte il castello, attorniato dai caratteristici pinnacoli, dall’altra le chiare formazioni rocciose ondulate, che con la luce del tramonto rendono il paesaggio simile a quello di un sogno. C’è perfino il cammello, su cui si può fare una breve passeggiata: i ragazzi ne approfittano subito.
Continuando ammirati verso l’incredibile panorama arriviamo a Goreme, fino al Kaya camping.
20 agosto: Goreme e dintorni.
Oggi ce la prendiamo con calma: visitiamo il museo all’aperto di Goreme (un gruppo di chiese, cappelle e monasteri scavati nella roccia), poi facciamo un tuffo nella piscina del campeggio e, dopo il riposino pomeridiano ci dirigiamo verso “i camini delle fate” di Zelve , Urgup.
A Mustafapasha, un paese molto bello con le sue antiche costruzioni ottomane, un gruppo di ragazzi festeggia ballando la fine del servizio militare e Martina si unisce a loro nel ballo (poi anche Silvia anche se si vergogna un po’).
Uno dei lati positivi della Cappadocia è che la notte la temperatura si abbassa e si dorme proprio bene.
21 agosto- la valle delle rose.
Partendo da dietro il Kaia camping c’è il sentiero che porta alla valle delle rose. Camminiamo per quasi tre ore in uno scenario bellissimo e surreale. A volte sembra di essere dentro una enorme torta di panna montata.
Alle 12,30 Marco non vuole più camminare, le ragazze sono stanche (e anche noi), anche perché abbiamo scalato percorsi ripidi ed il sole batte a picco sulle nostre teste. Fermiamo un pulmino che ci riporta al camping per 11.000.000 di TL, evitandoci un’ora e mezza di cammino in salita. Possiamo fare il bagno nell’acqua fresca della piscina ed una bella doccia. Nel pomeriggio visitiamo Avanos (dove Martina prova a fare un vaso di ceramica), che comunque, a parte gli artigiani che vi lavorano, non è molto interessante, anche perché il centro storico è in decadimento. Dopo una puntata a Uchisar (altro giro in cammello per Marco), al tramonto, ci dirigiamo verso Ihlara. Dormiamo in un distributore lungo la strada; nottata fresca e tranquilla.
22 agosto – valle di Ihlara e Sultanhani.
Altra passeggiata di quasi tre ore nella valle di Ihlara (Martina e Silvia oggi rinunciano e ci aspettano nel camper, in compenso ci preparano un bel piatto di spaghetti), situata tra due scoscese pareti, in cui sono state scavate numerose chiese nella roccia. Il verde e l’acqua del torrente che scorre rendono la camminata molto rilassante. Vediamo vari tipi di uccelli e due aquile.
Arriviamo nel pomeriggio a Sultanhani, per la visita al caravanserraglio del 1229 e perfettamente conservato.
In tutti i luoghi che visitiamo c’è comunque una quasi totale assenza di turisti. Pochissimi i camper. Passiamo attraverso il traffico di Konya senza fermarci, per accelerare il nostro arrivo al mare: rimandiamo la visita ad un futuro viaggio in Turchia. La nostra prossima tappa è invece Beysehir, sull’omonimo lago, e ci fermiamo a dormire nel parcheggio di un ristorante in collina dopo Konya, dove questa sera il proprietario apre il locale solo per noi, cucinando costolette di agnello e pollo alla griglia. L’ospitalità e la gentilezza dei turchi non ha pari.
23 agosto da Beysehir a Side
Giornata decisamente storta. Arriviamo a Beysehir di buon’ora sperando di trovare un posto rilassante sul lago per riposarci una giornata (ripensandoci mi ci viene da ridere). - 1° inconveniente: non c’è possibilità di parcheggiare vicino al lago, il quale non è decisamente invitante, non ha spiaggia, ha acqua un po’ stagnante. - 2° inconveniente Beysehir, descritta dalla guida Lonely Planet come “un’incantevole località lacustre…dove le case moderne si mescolano armoniosamente a quelle tradizionali” (dove sono?), non corrisponde esattamente a ciò che ci aspettavamo. Unici lati positivi: temperatura gradevole, non è cara, non ci sono turisti, gli abitanti sono gentilissimi, così come scopriremo nel corso degli inconvenienti successivi. - 3° inconveniente: Egidio prova a ritirare lire turche dallo sportello automatico con la carta di credito. Non è possibile effettuare l’operazione. Prova col bancomat, il quale viene risucchiato e trattenuto dallo sportello automatico. Per l’appunto è sabato, la banca è chiusa. Un poliziotto ci viene in soccorso, provando a rintracciare gli impiegati della banca. Nulla da fare. Bancomat perso. - 4° inconveniente: torniamo al camper dove,dopo aver controllato il gas, Michele si accorge che si sono rotti i supporti che reggono il bombolone. Perdiamo circa due ore per creare un sostegno di fortuna. Anche qui un signore cerca di darci una mano, si sdraia sotto al camper per capire i problema; non può aiutarci, ma apprezziamo il gesto. Nel frattempo compriamo frutta per il valore di 2.500.000 TL (circa 2,00€),e ci viene offerto il çai dall’amico turco-tedesco del fruttivendolo. Contraccambiamo con un vasetto di marmellata di fichi. - 5° inconveniente: ci incamminiamo un po’ stanchi e assonnati alle 14,00 con l’intento di raggiungere presto il mare per fare il bagno (ah! ah!), dopotutto dobbiamo percorrere solo 160 km! Crediamo di imboccare subito la direzione giusta seguendo le indicazioni per Akseki. Ma non dimentichiamo che oggi è la giornata storta! Non so come, non so perché ( modestamente, per più di 4000 km, sono stata una brava navigatrice), ma la strada non è quella giusta. Ci ritroviamo in uno sterrato pieno di curve e chiediamo indicazioni ad un camionista. Procedendo la strada è asfaltata, ma stretta e piena di grosse buche. Dove siamo? Sulla cartina non troviamo nessuna traccia del paese in cui capitiamo. Chiediamo ad un ragazzo seduto al bar, e subito una dozzina di persone cercano di studiare sulla nostra cartina la direzione giusta per noi. Ci dicono di proseguire, la strada è gusel (buona). Avremo capito bene? La strada non è precisamente “gusel”, ma appare adatta per portare le pecore al pascolo! Comunque fino a Ibradi non abbiamo grossi problemi, e, in fondo, pare che manchino soltanto una cinquantina di chilometri. Ad un certo punto c’è un bivio: chiediamo ad un passante che ci fa capire (ma siamo sicuri?) che entrambe le direzioni sono giuste e che la strada è gusel. Ci fidiamo. Ma dove sono i laghetti che dovremmo costeggiare? Perché ci sono tante curve e la salita è così ripida? Dove siamo? Chiediamo ai pochi autisti di passaggio. La risposta è sempre la stessa: gusel! Ci rendiamo conto di aver preso una deviazione sbagliata della strada sbagliata. Raggiungiamo quota di altitudine 1900 m., per poi arrivare a quota 0 m. (al mare) alle ore 20,00. Cerchiamo il campeggio ma troviamo due militari. Noi, sfiniti, chiediamo: “Camping?”. Loro, ridacchiando,:”Italiani? Gazzetta dello Sport!”. Noi: “Veramente cerchiamo un camping!”. Loro, sempre molto divertiti:”Juventus!, Milan!, Inter!, Emrè”. Disperati ce ne andiamo e parcheggiamo nella spiaggia di Side. 6° inconveniente: il posto è davvero brutto! C’è un caldo da allucinazioni, l’acqua del mare è bollente, la spiaggia sporca! Ci sentiamo la famiglia Fantozzi della situazione! Pazienza. Domattina di buonora riprenderemo il nostro viaggio.
24 agosto: Antalya: gli inconvenienti continuano.
Pare che il nostro periodo nero non sia ancora finito! 1° inconveniente: l’incidente. Appena partiti (ore 6,30 del mattino), forse a causa del sonno, o della mancanza di segnali adeguati, o forse della jella, imbocchiamo la corsia sbagliata mentre un taksi, a tutta velocità si sta dirigendo verso di noi. Il tassista, anche lui assonnato, ci vede all’ultimo secondo (eppure il camper è grosso!), ma riesce a schivarci, terminando la sua corsa addosso al cordolo. Nessuno si è fatto male, tranne il taksi, che rompe la gomma e i sostegni delle ruote. Accorrono i tassisti, solidali col collega. Noi ammettiamo la colpa e vogliamo fare la denuncia all’assicurazione. Non si fidano, non accettano, vogliono 300,00€ in contanti. Noi fermiamo la polizia che sta passando casualmente, ma dopo aver farfugliato qualcosa, i poliziotti se ne vanno! E pensare che eravamo disposti a prenderci una multa, pur di fare le cose in regola! Inizia un tira e molla di due ore, in cui intervengono decine di persone. Alla fine, dalla disperazione, concordiamo: diamo 150,00 € al tassista e ce ne andiamo.
Ci fermiamo a Kunsurlu Selasesi, un bel parco con laghetti e cascate che sembra un’oasi sullo stile del film “Paradise”.
- 2° inconveniente: a proposito di polli: ne compriamo due per pranzo, che sembrano suole da scarpe rinsecchite. Usciamo da Antalya per cercare un luogo tranquillo per riposare. Ci fermiamo in un campeggio che sicuramente non consiglieremo a nessuno. Bagno nel mare caldo ma limpido. La spiaggia è più pulita di quella di Side. -3° inconveniente: la cena! Mangiamo nel ristorante del campeggio, con la promessa del pesce. Non c’è menu con i prezzi, non c’è scelta: o pesce alla griglia o agnello. L’agnello è grasso, duro e finisce in buona parte in bocca al cane da guardia del campeggio (dobbiamo tenercelo buono, pare sia “leggermente” irritabile). Le patatine sono amare, unte e bruciate! Il pesce ha un odore che a me personalmente dà la nausea. Il conto peggiora la situazione (85,00 € compreso il campeggio). Si conferma la teoria che per loro siamo polli da spennare (per non parlare dei negozi del “paese”, che in realtà è un centro turistico per vacanzieri russi). Questa non è la Turchia di cui mi ero innamorata, ma è un posto da cui scappare. Voglio la Cappadocia!!!!!!!!(e pensare che oggi è il nostro 18° anno di matrimonio) In questo momento sono le 0,41 del 25 agosto. Sto scrivendo questo diario per evitare la tortura di provare a dormire con il rumore assordante di due discoteche, di cui una, quella del campeggio, posta accanto al nostro camper.
25 agosto - Phaselis
Finalmente una giornata tranquilla. Phashelis è una città antica posta su tre belle baie, in mezzo ai pini secolari. L’acqua è bella e calda, con tantissimi pesci. L’ombra dei pini aiuta a sopportare il caldo.
Incontriamo la famiglia di Bologna che avevamo trovato a Hattusa e a Goreme. Noi vorremmo dormire qui, ma alle 19,00 il guardiano del sito ci manda via. Passiamo la notte nella spiaggia di Cirali, dove si dormirebbe bene se non fosse per il galletto molto insistente a cui avremmo volentieri tirato il collo.
26 agosto – Cirali e la Chimera
Altra giornata di relax nella grande e bella spiaggia di Cirali, protetta, in quanto vi si riproducono le tartarughe. Accanto a noi, come a Phaselis, fanno il bagno giovani donne, completamente vestite, dalla testa ai piedi (letteralmente parlando) nonostante il caldo.
Lo troviamo: un piazzale lungo la strada in cui dormiamo in compagnia di camionisti e di due turchi con l’auto in panne. Non c’è confusione, l’aria è fresca e si dormirebbe bene se non fosse per l’ennesimo gallo molto insistente a cui avremmo doppiamente volentieri tirato il collo (è una persecuzione?)
27 agosto- Isola Kekova e costa da Finike a Patara.
Questo tratto di costa è molto bello e panoramico. Le rocce vanno a picco nel mare e vediamo piccole spiagge deserte molto invitanti. A Myra, dove c’è il sito archeologico delle tombe licie scavate sulla montagna, il giovane parcheggiatore ci fa sapere che suo padre, con una barca, per la cifra di € 40,00 in tutto (7 persone) può portarci all’isola di Kekova per vedere la città sommersa. Accettiamo. Il proprietario della barca, una persona molto gentile e simpatica, ci fa strada col suo motorino fino al porto. Qui saliamo su una piccola bagnarola a motore che apparentemente è anche carina, ma ci guardiamo tutti preoccupati quando il nostro accompagnatore, in mezzo al mare, cede il timone a noi perché lui deve pompare acqua fuori dalla barca.
La gita finisce alle 13,00, dopo altri tuffi nel mare limpido e caldo. Ci spostiamo lungo la costa, piuttosto bella ma troppo calda. Vorremmo fare un bagno a Patara, ma arriviamo alle 18,00, l’accesso alla spiaggia costa 10.000.000 di TL a testa e al tramonto chiude. Proviamo ad accedere al mare da un’altra strada a sterro, ma ci ritroviamo alla foce di un fiume piuttosto melmoso, quindi decidiamo di andarcene, diretti a Pamukkale. Termineremo la visita in questa bella costa turchese, in un’altra vacanza, possibilmente in un periodo dell’anno meno caldo. Dormiamo lungo la strada ad un distributore. La notte è fresca e finalmente non c’è il gallo insistente a cui vorremmo tirare il collo.
28 agosto- Pamukkale e Selçuk.
Viaggiando la mattina presto vediamo tante donne già chine sui campi -ma gli uomini dove sono?-, ci chiediamo. – E perché a sgobbare ci sono quasi esclusivamente donne o persone anziane, mentre seduti comodamente all’ombra dei bar si vedono solo uomini? Come mai alle 7,00 di mattina i bambini sono già alzati a guardare le pecore?. Nella guida ha letto che in alcune zone della Turchia vi è un alto tasso di suicidi tra le giovani donne. Credo che il popolo turco sia stupendo, ma questo maschilismo non lo digerisco! Mi avevano
parlato male di Pamukkale, quindi non mi aspettavo gran ché: sbagliavo. E’ vero che è in degrado, ma le formazioni di calcare bianchissimo sulla collina sono comunque un bello spettacolo.
Il caldo non ci abbandona durante lo spostamento verso Efeso. Trascorriamo circa un’ora nell’aria condizionata del MM Migros, con la scusa di fare la spesa. Ci fermiamo al Garden Camping di Selçuk dove il proprietario (molto simpatico e chiacchierone) e la moglie parlano bene l’italiano. Chiediamo se ci sono zanzare: la risposta è: “Qualche volta arrivano ma poi se ne vanno subito”. Ci confermano, come per il resto della Turchia, l’assenza di turisti. Lo riscontriamo anche nella passeggiata nel paese, molto carino e curato, ma con tutti i negozi chiusi , popolato solo dagli abitanti del luogo.
29 agosto: Efeso.
Le zanzare erano un vero esercito, stanotte. Non sappiamo da dove sono riuscite ad entrare, ma ci hanno dichiarato guerra. E guerra sia. Dopo una notte di insonnia collettiva siamo tutti arrabbiatissimi. All’alba , sterminio di zanzare con tutti i mezzi possibili, poi visita ad Efeso. Viaggiare in Turchia è come essere sulla macchina del tempo: puoi spaziare dalle antiche civiltà della Mesopotamia, al periodo degli ittiti (in alcuni luoghi,ancora oggi, il progresso non ha cambiato il modo in cui si poteva vivere centinaia o migliaia di anni fa: senza auto, né elettrodomestici, vivendo in case di fango, spostandosi in groppa agli asinelli o con il carretto trainato dai cavalli). Efeso ha la capacità di farti immaginare di essere un antico romano, che cammina nella via del porto o sotto il porticato in via dei Cureti, fra negozi, templi e fontane, e perfino riesci a “vedere” gli abitanti della città, seduti sulle latrine dei grandi bagni comuni, mentre conversano amabilmente, senza curarsi dell’odorino non proprio gradevole emanato dai propri “bisognini”.
Peccato per i biglietti d’ingresso troppo cari (pagano come adulti anche i bambini sopra i 6 anni!), che costringono una famiglia di cinque persone come la nostra a selezionare i siti archeologici, per vedere solo i più importanti. Peccato anche per il caldo, che davvero è opprimente. Ci spostiamo verso nord, passando per l’orrenda periferia di Izmir, facendo una sosta per un bagno a Candarli, un paese molto curato, in cui la spiaggia ha però un aspetto lacustre. Qui Michele fa amicizia con un simpatico signore turco-tedesco che lo porta a fare un giro turistico per Candarli con la sua auto. Sosta per la notte a Burhaniye, in cui troviamo un posticino ventilato e “tranquillo”, bisognosi di fare una bella dormita. Dopo aver cenato in uno dei ristoranti lungo il mare (a base di pesce, buono, per la cifra di 77.000.000 TL in cinque, compreso il cameriere gentile-giovane-bello-dal fascino orientale), ci apprestiamo a dormire. Fortunatamente non ci sono zanzare, né galletti, né caldo ma… alle 0,30 inizia il suono martellante di una discoteca che non avevamo visto. Decidiamo di spostarci e, nel farlo rimaniamo impantanati nella sabbia. Facendoci traianare dall’altro camper ne veniamo fuori, ma ormai il nostro riposo notturno è andato a farsi friggere.
30 agosto: ritorno in Grecia.
Giornata di viaggio passando da Canakkale, traghettando sullo stretto dei Dardanelli. Oggi siamo molto stanchi Usciamo dalla Turchia di sabato alle 17,00 (siamo arrivati di sabato alle 17,00). In Grecia la strada migliora. Dormiamo lungo la costa, per fortuna senza nessun inconveniente.
31 agosto: Sithonia
Arriviamo nel “dito” di mezzo della Calcidica, dopo varie peripezie per l’assenza di indicazioni stradali. Ci dirigiamo subito a Sarti, trovando posto sulla spiaggia del paese. Finalmente ci riposiamo. Marco e la Silvia trascorrono ore a giocare e fare il bagno in questo bel mare chiaro, caldo, calmo e limpido. E’ il posto ideale per il camper: vicino al paese, alla fontanella dell’acqua, esposto alla brezza del mare. Di fronte di vede benissimo il monte Athos.
1 settembre Porto Koufos.
Qualche giorno di dolce far-niente! Sithonia è veramente bella e offre panorami superbi nella parte sud. A porto Kouros, un paese molto piccolo in una bella baia col porticciolo troviamo un’altra sistemazione perfetta per il camper. in riva al mare col tendalino aperto; la temperatura è gradevole .
2-3 settembre 2003
Trascorriamo gli ultimi giorni in “panciolle”, tra sole, bagni, spiagge meravigliose, tramonti indimenticabili, ripensando alle moschee di Istanbul, all’alba sulla Mesopotamia, al colore azzurro dell’Eufrate, alla bellezza surreale della Cappadocia, agli occhi tristi dei bambini che vendono le bamboline.
4 settembre 2003
Anticipiamo il rientro a causa del brutto tempo arrivato all’improvviso. A Igoumenitza indovina chi incontriamo? Lucio, Greta, Riccardo e Federico. Scambiandoci le impressioni e i ricordi del viaggio,lasciamo la Grecia, attraversiamo il mare sulla “Penelope” e ci rendiamo conto che la vacanza è davvero finita.
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