Tino da Camaino  (notizie dal 1312-1337)

 

              Nell’ambito dell’arte gotica a Siena, insieme agli artisti che dettero grandi valori di contenuti anche stilistici, scaturiti dai messaggi di Giovanni Pisano e di conseguenza da Duccio di Boninsegna, Simone Martini e quindi Pietro e Ambrogio Lorenzetti, segue nella gran tradizione gotica senese, Tino di Camaino, del quale ci giungono notizie dal 1312 fino al 1337.

Attento osservatore di quanto succedeva a Siena, Tino apprese i rudimenti e contenuti dagli insegnamenti, anche formali, da Giovanni Pisano. Ma ben presto egli saprà esprimere con spiccata personalità linee e superfici sentitamente gotiche, ma con chiari rimandi a certe veemenze di Giovanni, alle larghe superfici d'Ambrogio Lorenzetti, come emerge dal gruppo della Madonna col Bambino al Museo Nazionale di Firenze. La sua opera non si limitò alla sola Siena, ma anche a Pisa, Firenze ed a Napoli dove diffuse quel modo d’intendere l’arte tutta realisticamente toscana. 

       Il gotico a Siena trova la sua massima espressione rispetto alle altre località toscane e quindi le opere prodotte o derivanti da questo centro trovano  realizzazioni fra le più originali in Italia. A tale proposito ricordiamo l’architetto e scultore senese LORENZO MAITANI nell’esecuzione del DUOMO D'ORVIETO (1309). A questa fabbrica egli iniziò il suo intervento quando già l’edificio era stato costruito nelle sue navate dalle quali si evidenziano aspetti romanico-gotici. Infatti, proveniente dai paesi d’oltralpe il senese Ramo di Paganello attribuì all’edificio un aspetto più marcatamente gotico rispetto alle altre fabbriche coeve allora presenti nei territori a sud delle Alpi.

Certamente è che il merito spetta assolutamente al Maitani se il complesso architettonico riesce a sprigionare un'inequivocabile novità stilistica rispetto alla consuetudine gotica in Italia, ma anche fuori. Scaturisce anche qui, come nel resto dell’Italia, la volontà di arrestare prima le estreme spinte verticali. Notiamo quindi nella facciata due tensioni diverse e contrarie: la prima impressa dai quattro piloni polìstili molto slanciati in un quasi estremo verticalismo, l’altra dettata dall’ampiezza della facciata nella parte bassa che n'accentua la longitudinalità ampliata dalle linee e dall’intricato complesso decorativo, soprattutto nel loggiato dalla lunga galleria pensile. Il grandioso rosone attenua anch’egli lo slancio così chiuso dentro l'articolatissima cornice quadrangolare.

Tutto è lineare e totalmente ignorata è la terza dimensione, e, come si diceva, l’articolazione decorativa complessa nel suo svolgersi tutto in superficie, oltre al valore decorativo, sostiene anche quello strutturale sull’insieme architettonico.


 

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