GIOTTO  (1266-1337)

      

 

E’ uno di quei personaggi geniali, che rappresentano pietre miliari, punti d’arrivo e di partenze per nuovi percorsi storici, fondamentali per i rinnovamenti che determinarono le grandi trasformazioni d’epoche: Giotto chiude le porte al medioevo ed apre quelle che porteranno sulla strada che, cento anni dopo, realizzerà il Rinascimento Classico. E’ lui il grande inventore della pittura italiana e non solo: rappresenta in arte le nuove aspirazioni teologiche, esistenziali per un mondo più libero, dove la borghesia fa sentire in maniera più forte il suo peso sul piano politico, economico ed artistico.

Giotto raccoglie il messaggio di S.Francesco, S. Tommaso d’Aquino, lo traduce in pittura: " Dio si rallegra di tutte le cose perché ognuna è in armonia con il Suo Essere". Cosi, l’Immagine Divina filtra attraverso la natura, diviene più vicina agli uomini, più comprensibile, visibile attraverso le Sue creature; scende Dio da quell’inaccessibile piedistallo, da quel catino dell’abside del Duomo di Monreale come pantocratore, e si traduce in alberi, montagne, animali, in uomini sofferenti, in Christus patiens. I fondi dorati lasciano lo spazio a metafisici paesaggi, ma le rappresentazioni, le narrazioni sono composte di figure plastiche, pietrigne, colme d’umana drammaticità. Così la Maestà d’Ognissanti siede sul trono con nuove sembianze, anch’essa più terrena: le vesti avvolgono il corpo con forte chiaroscuro, dove i seni aggettano con un chiaro riferimento alla madre e con un volto addolcito da un lieve "strabismo di Venere". Il valore mistico-naturalistico è rafforzato dalla profondità prospettica assolutamente nuova che lega saldamente il gruppo alla realtà terrena. La nuovissima composizione, si rinnova dall’idea astratta dell’iconografia tradizionale, legata all’astratto mondo bizantino.

Giotto sta all’arte figurativa come Dante alla letteratura; in altre parole: il primo è il padre dell’arte italiana ed il secondo della lingua. Non a caso entrambi coevi vivono il clima culturale di Firenze, la città più delle altre italiane, ma anche toscane, che ebbe sempre latente il ricordo del mondo classico antico, che non dimenticò mai l’eterno senso di sobrietà, derivato dalla lezione greco-ellenistica e latino-romana. Non a caso, quindi, il Rinascimento ebbe i suoi natali a Firenze e solo lì poteva nascere: il risultato di quella logica conseguenza dell’Umanesimo concepita già con l’opera di Giotto. Questo non vuol affermare che il maestro del Mugello sia già fuori totalmente dal medioevo (i suoi sono paesaggi ancora metafisici), significa che da lui non uscirono solo intuizioni, ma concrete idee che porteranno inequivocabilmente all’opera di Masaccio.

Da dove deriva il sentimento plastico di Giotto, così in contrasto con l’avvento del gotico che andava rapidamente divulgandosi in Italia? Sicuramente dalle tradizioni fiorentine precedentemente citate, dall’impronta del maestro Cimabue anch’egli tendente alla ricerca della profondità, ma soprattutto dai maestri romani, ed in particolar modo dal Cavallini, ma più determinante il suo chiaroscuro pietrigno, del primo periodo, è  da  accostare al concittadino Arnolfo di Cambio. Nell’opera di Giotto si consolidano le figure con forti tratti, dove l’umana espressività rappresenta, nel mondo figurativo di quel tempo, un’assoluta novità.

Esclusa Siena, Firenze e Roma rappresentano in quel periodo un’oasi isolata dal mondo gotico: centri appunto dove trovò fertile il terreno, l’avvento del Rinascimento.

Balza agli occhi quanto rinnovamento apportò Giotto alla pittura, sia nell’aspetto formale, sia nei contenuti; basti mettere a confronto le Maestà di S.Trinita ed il Crocifisso di S.Croce di Cimabue, con la Maestà d’Ognissanti e il Crocifisso di Santa Maria Novella di Giotto. L’impianto ancora fortemente bizantino di Cimabue fa sentire forti gli agganci culturali con quella civiltà, mentre in Giotto tutto sembra aver rimosso e i modellati plastici, morbidi, fanno  vedere la rinascita di un sentimento estetico ricco di quell’umanità che segnerà la strada verso le conquiste del Rinascimento.


 

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