E uno di quei
personaggi geniali, che rappresentano pietre miliari, punti darrivo e di partenze
per nuovi percorsi storici, fondamentali per i rinnovamenti che determinarono le grandi
trasformazioni depoche: Giotto chiude le porte al medioevo ed apre quelle che
porteranno sulla strada che, cento anni dopo, realizzerà il Rinascimento Classico.
E lui il grande inventore della pittura italiana e non solo: rappresenta in arte le
nuove aspirazioni teologiche, esistenziali per un mondo più libero, dove la borghesia fa
sentire in maniera più forte il suo peso sul piano politico, economico ed artistico.
Giotto raccoglie il messaggio di S.Francesco, S. Tommaso dAquino,
lo traduce in pittura: " Dio si rallegra di tutte le cose perché ognuna è in
armonia con il Suo Essere". Cosi, lImmagine Divina filtra attraverso la natura,
diviene più vicina agli uomini, più comprensibile, visibile attraverso le Sue creature;
scende Dio da quellinaccessibile piedistallo, da quel catino dellabside del
Duomo di Monreale come pantocratore, e si traduce in alberi, montagne, animali, in uomini
sofferenti, in Christus patiens. I fondi dorati lasciano lo spazio a metafisici paesaggi,
ma le rappresentazioni, le narrazioni sono composte di figure plastiche,
pietrigne, colme
dumana drammaticità. Così la Maestà dOgnissanti siede sul trono con nuove
sembianze, anchessa più terrena: le vesti avvolgono il corpo con forte chiaroscuro,
dove i seni aggettano con un chiaro riferimento alla madre e con un volto addolcito da un
lieve "strabismo di Venere". Il valore mistico-naturalistico è rafforzato dalla
profondità prospettica assolutamente nuova che lega saldamente il gruppo alla realtà
terrena. La nuovissima composizione, si rinnova dallidea astratta
delliconografia tradizionale, legata allastratto mondo bizantino.
Giotto sta allarte figurativa come Dante alla letteratura; in
altre parole: il primo è il padre dellarte italiana ed il secondo della lingua. Non
a caso entrambi coevi vivono il clima culturale di Firenze, la città più delle altre
italiane, ma anche toscane, che ebbe sempre latente il ricordo del mondo classico antico,
che non dimenticò mai leterno senso di sobrietà, derivato dalla lezione
greco-ellenistica e latino-romana. Non a caso, quindi, il Rinascimento ebbe i suoi natali
a Firenze e solo lì poteva nascere: il risultato di quella logica conseguenza
dellUmanesimo concepita già con lopera di Giotto. Questo non vuol affermare
che il maestro del Mugello sia già fuori totalmente dal medioevo (i suoi sono paesaggi
ancora metafisici), significa che da lui non uscirono solo intuizioni, ma concrete idee
che porteranno inequivocabilmente allopera di Masaccio.
Da dove deriva il sentimento plastico di Giotto, così in contrasto con
lavvento del gotico che andava rapidamente divulgandosi in Italia? Sicuramente dalle
tradizioni fiorentine precedentemente citate, dallimpronta del maestro Cimabue
anchegli tendente alla ricerca della profondità, ma soprattutto dai maestri romani,
ed in particolar modo dal Cavallini, ma più determinante il suo chiaroscuro
pietrigno,
del primo periodo, è da accostare al concittadino Arnolfo di Cambio.
Nellopera di Giotto si consolidano le figure con forti tratti, dove lumana
espressività rappresenta, nel mondo figurativo di quel tempo, unassoluta novità.
Esclusa Siena, Firenze e Roma rappresentano in quel periodo
unoasi isolata dal mondo gotico: centri appunto dove trovò fertile il terreno,
lavvento del Rinascimento.
Balza agli occhi quanto rinnovamento apportò Giotto alla pittura, sia
nellaspetto formale, sia nei contenuti; basti mettere a confronto le Maestà di
S.Trinita ed il Crocifisso di S.Croce di Cimabue, con la Maestà dOgnissanti e il
Crocifisso di Santa Maria Novella di Giotto. Limpianto ancora fortemente bizantino
di Cimabue fa sentire forti gli agganci culturali con quella civiltà, mentre in Giotto
tutto sembra aver rimosso e i modellati plastici, morbidi, fanno vedere la rinascita
di un sentimento estetico ricco di quellumanità che segnerà la strada verso le
conquiste del Rinascimento.