NICOLA PISANO

(circa 1220-1278?)
 PULPITO DEL BATTISTERO A PISA

Pur essendo la prima opera datata e firmata, essa non rappresenta certo l’inizio di una carriera artistica, poiché il pulpito in questione dimostra chiaramente una maturità già raggiunta del maestro.

Il carattere di quest’opera rivela l’aderenza allo stile romanico nelle strutture, ma nei rilievi così aggettanti, plasticamente sentiti è indice di una chiara contaminazione classica, in un momento in cui in Italia, ed in Toscana l’avvento dell’arte gotica era già in atto.

Il pulpito consta di cinque bassorilievi di marmo fungendo anche da parapetto; in loro sono rappresentati la vita di Cristo (Nativita’, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Crocifissione, Giudizio Universale), questi pannelli sono, in un certo senso, la testimonianza di rimandi stilistici delle precedenti civiltà figurative, dimostrando così di ignorare le rinnovatrici contaminazioni gotiche. Nel pannello della Natività, infatti, l’idea estetica greco-romana s'impone soprattutto nell’immagine della Madonna sdraiata sul triclinio, come una matrona romana, come fosse scaturita da una narrazione mitologica. Poi si susseguono ricordi ellenistici nella scena dei pastori in primo piano, e l’impronta schiettamente romanica appare dal movimento concitato di S.Giuseppe e l’Angelo annunciatore. Questo dimostra quanto, Nicola Pisano, avesse radicato la sua formazione nel mondo romanico, ma con spiccate tendenze classiche.

Tali sentimenti classici possono derivare dalla sua origine meridionale al contatto col mondo ellenico-romano e dalla stessa Pisa, dove tali opere abbondavano.   E' ben inteso che l’arte di Nicola è frutto di una personalissima rielaborazione dove la sostanza dei contenuti rimane del tutto romanico.

Quanto sopra affermato non può essere detto per il Pulpito che dal 1265 al ’68 Nicola attese per il Duomo di Siena, per la cui esecuzione si servì della collaborazione degli allievi Arnolfo di Cambio e del figlio Giovanni. La prima giusta impressione di quest’opera è il senso decorativo, la perdita di quella plasticità impressa nel Pulpito precedente. Il parapetto continuativamente scolpito è collegato nelle sue parti da statuette nel posto dei fasci di colonnine di quello pisano. Così le immagini meno scandite nello spazio, appaiono più concitate e più frastagliate che a Pisa, dove queste assumono una sofferta umanità. "L’umanizzazione dei sentimenti dà alle immagini del pulpito senese espressioni più affettuosamente dolci, temperando l’astratto classicismo di quelle pisane e sostituendo con una vivacità d'atteggiamenti più naturale, con una liricità più aperta, con un senso della vita più fresco e più sereno."

Si può dedurre che, da qui in avanti Nicola, sarà contaminato fortemente dal gotico che già coinvolgevano i suoi discepoli Arnolfo di Cambio e il figlio Giovanni.

Fra i discepoli minori di Nicola Pisano, vanno ricordati Fra Guglielmo (autore del pulpito in San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia) e Lapo che parteciparono con Arnolfo alla realizzazione dell’Arca di San Domenico nell’omonima chiesa di Bologna.


 

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