Pur essendo la prima opera datata e
firmata, essa non rappresenta certo linizio di una carriera artistica, poiché il
pulpito in questione dimostra chiaramente una maturità già raggiunta del maestro.
Il carattere di questopera rivela laderenza allo stile
romanico nelle strutture, ma nei rilievi così aggettanti, plasticamente sentiti è indice
di una chiara contaminazione classica, in un momento in cui in Italia, ed in Toscana
lavvento dellarte gotica era già in atto.
Il pulpito consta di cinque bassorilievi di marmo fungendo anche da
parapetto; in loro sono rappresentati la vita di Cristo (Nativita, Adorazione dei
Magi, Presentazione al Tempio, Crocifissione, Giudizio Universale), questi pannelli sono,
in un certo senso, la testimonianza di rimandi stilistici delle precedenti civiltà
figurative, dimostrando così di ignorare le rinnovatrici contaminazioni gotiche. Nel
pannello della Natività, infatti, lidea estetica greco-romana s'impone soprattutto
nellimmagine della Madonna sdraiata sul triclinio, come una matrona romana, come
fosse scaturita da una narrazione mitologica. Poi si susseguono ricordi ellenistici nella
scena dei pastori in primo piano, e limpronta schiettamente romanica appare dal
movimento concitato di S.Giuseppe e lAngelo annunciatore. Questo dimostra quanto,
Nicola Pisano, avesse radicato la sua formazione nel mondo romanico, ma con spiccate
tendenze classiche.
Tali sentimenti classici possono derivare dalla sua origine meridionale
al contatto col mondo ellenico-romano e dalla stessa Pisa, dove tali opere abbondavano.
E' ben inteso che larte di Nicola è frutto di una personalissima
rielaborazione dove la sostanza dei contenuti rimane del tutto romanico.
Quanto sopra affermato non può essere detto per il Pulpito che dal
1265 al 68 Nicola attese per il Duomo di Siena, per la cui esecuzione si servì
della collaborazione degli allievi Arnolfo di Cambio e del figlio Giovanni. La prima
giusta impressione di questopera è il senso decorativo, la perdita di quella
plasticità impressa nel Pulpito precedente. Il parapetto continuativamente scolpito è
collegato nelle sue parti da statuette nel posto dei fasci di colonnine di quello pisano.
Così le immagini meno scandite nello spazio, appaiono più concitate e più frastagliate
che a Pisa, dove queste assumono una sofferta umanità. "Lumanizzazione dei
sentimenti dà alle immagini del pulpito senese espressioni più affettuosamente dolci,
temperando lastratto classicismo di quelle pisane e sostituendo con una vivacità
d'atteggiamenti più naturale, con una liricità più aperta, con un senso della vita più
fresco e più sereno."
Si può dedurre che, da qui in avanti Nicola, sarà contaminato
fortemente dal gotico che già coinvolgevano i suoi discepoli Arnolfo di Cambio e il
figlio Giovanni.
Fra i discepoli minori di Nicola Pisano, vanno ricordati Fra Guglielmo
(autore del pulpito in San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia) e Lapo che parteciparono con
Arnolfo alla realizzazione dellArca di San Domenico nellomonima chiesa di
Bologna.