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- Chiesa e Convento di San Domenico
Il convento di san Domenico è il complesso
monumentale che per localizzazione e funzioni riveste la maggiore importanza nel centro
storico di Prato.
L'edificio primitivo venne eretto probabilmente a partire dal 1282 e la sua costruzione si
protrasse, con varie vicissitudini, sino forse al 1325, sotto la direzione e la
sovrintendenza del Domenicano Fra Mazzetto, attivo tra il 1300 e il 1310. La torre
campanaria si data al 1313.
La facciata medievale della chiesa fu rivestita solo nella parte inferiore in alberese e verde di Prato,
mentre la parte superiore è in semplice cotto, con un contrasto cromatico di indubbia
efficacia; sulla fiancata si affaccia un grande portale che da un'affermazione del Vasari
si fa risalire a Giovanni Pisano.
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Sopra i portali della chiesa sono visibili due
stemmi sormontati dal galero cardinalizio, ad indicare la fondamentale opera di
committenza del cardinale Niccolò Albertini, grazie al lascito testamentario del quale la
chiesa fu costruita.
In contrasto con l'esterno medievale è la struttura interna
seicentesca, in cui l'ampia navata è scandita da dieci grandi altari a edicola inquadrati
da nicchie con volta a botte. Notevoli sono la cantoria barocca in legno laccato e dorato
e la soprastante mostra dell'organo, con grandi angeli dorati.
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Con l'espansione dei sobborghi fuori della
seconda cerchia muraria, fu necessario provvedere a nuove fortificazioni, costruendo il
primo tratto di mura che si estendeva per tutta la lunghezza del Mercatale.Il secondo
tratto di mura, terminato nel 1332, si estendeva sino a porta Gualdimare. Probabilmente la
costruzione era proceduta indipendentemente dalle due estremità delle mura sul Bisenzio
(lato settentrionale sino a porta Gualdimare e lato orientale sino alla Rocca Nuova).
Fra il 1338 e il 1351 furono costruite le mura fra porta Gualdimare,
porta S. Trinita e una rocca nel punto in cui si attesta il cosiddetto ¨cassero¨.
Dopo la peste del 1348 il Comune di Prato interruppe la costruzione del tratto di mura
mancante che fu ripresa 1382 per esplicito ordine del comune di Firenze a cui Prato era
sottomessa.
In origine ¨Corridore del Cassero¨ (cioè corridoio del Castello), fu
voluto dai fiorentini subito dopo l'assoggettamento del Comune di Prato per collegare la
piccola fortezza da loro costruita a ridosso delle mura con la porta orientale del
Castello. L'alto muro merlato mostra una lunga serie di finestre a lunetta alternate a
piccoli finestrini rettangolari che danno luce al passaggio, coperto con volta a botte,
realizzato nel muraglione. Un altro camminamento scoperto corre al disopra.
L'organizzazione dello spazio all'interno delle mura
era anche a Prato definito originariamente dalle principali aperture della cerchia che
circondava la città. Le otto porte (porta S. Giovanni, porta Tiezi , porta Capo di Ponte,
porta Corte, porta S. Trinita , porta Fuia, porta Gualdimare e porta al Travaglio)
dividevano la terra in otto circoscrizioni omonime nelle quali era divisa la città.
Questa suddivisione in ¨ottavi¨ rappresenta nel panorama urbano della Toscana dell'epoca
una nota originale. Infatti la partizione avveniva solitamente per terzieri (Siena,
Volterra e Pisa), per sestieri (Firenze dal XII secolo sino al 1343) oppure per quartieri
( Pistoia e Arezzo). Tuttavia, per facilitare la vita amministrativa locale fu deciso dal
Comune di riunire le otto porte a due a due. |
Gli ¨ottavi¨, divenuti quindi ¨quartieri¨, erano i seguenti:
- Porta S. Giovanni e Porta al Travaglio (quartiere di S. Stefano); lo stemma era
costituito da un leone giallo in campo rosso;
- Porta Gualdimare e Porta Fuia (quartiere di S.Maria); lo stemma era costituito da un
orso nero in campo giallo;
- Porta S. Trinita e porta a Corte (quartiere di S. Trinita); lo stemma era costituito da
un'aquila rossa in campo bianco;
- Porta Capo di Ponte e Porta Tiezi (quartiere di S. Marco); lo stemma era formato da un
drago verde in campo rosso.
- Le Case Torri
Direttamente legata allo sviluppo delle cinte murarie di Prato è l'ubicazione delle
case-torri edificate tra l'XI e il XIII secolo, che costituiscono un aspetto caratteristico
della Prato medievale.
Le torri, costruite dalla nobiltà feudale per motivi di prestigio e
per essere usate come strumenti di difesa e di offesa nelle faide che coinvolgevano le
varie famiglie nobili inurbatesi in città, sono state distrutte o trasformate.
Tracce di alcune delle torri costruite all'interno della prima cerchia
muraria (antecedentemente al XII sec.) sono ancora visibili all'angolo tra via Mazzoni e
via dell'Accademia; gli edifici di fronte a via dei Lanaioli, oggi ristrutturati, erano
antiche torri; la torre del vicolo dei Bardi accanto alla casa-torre di Piazza S.Antonino
è un altro cimelio dell'XI-XII sec..
Ci sono poi torri edificate nella seconda cerchia di mura: la torre in angolo fra via
Garibaldi e il vicolo Buonconti, la torre dei Giudei detta della Buca; la torre degli
Ammannati e altre.
Le famiglie più abbienti, sopravvissute alla peste del 1348 che aveva
ridotto del 70% circa la popolazione pratese, ebbero la possibilità di costruire ex-novo
dei palazzi e di riuscire a fondere in un unico corpo fabbricati già esistenti
nell'ambito del centro cittadino. Inoltre la crisi demografica ed edilizia offrì al
Comune la possibilità di dare un più ampio respiro all'agglomerato urbano mediante
l'allargamento di piazze e strade. Piazza del Duomo, piazza del Comune e piazza S.
Francesco sono infatti il risultato di demolizioni effettuate in gran parte nel periodo
rinascimentale. |
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Il Castello dell'Imperatore è la testimonianza più significativa nell'Italia
centro-settentrionale della scuola architettonica che si sviluppò attorno alla
personalità affascinante di Federico II (1194-1250), Imperatore del Sacro Romano Impero,
della famiglia Hohenstaufen di Svevia. |
Si presume che l'edificio sia stato innalzato durante gli anni 1242-1248. L'architetto
Riccardo da Lentini, già famoso per aver curato la realizzazione di alcuni castelli in
Sicilia, collaborò con Federico d'Antiochia (figlio di Federico II) alla sua costruzione.
La struttura è impostata su quattro torrioni principali a forma quadrata i cui vertici
estremi indicano i punti cardinali. La morte di Federico II e il declino della politica
imperiale in Toscana impedirono il completamente degli interni del Castello che solo in
epoca successiva vennero adattati alle diverse esigenze (caserma e quindi carcere
militare).
Negli anni Trenta di questo secolo venne parzialmente restaurato.
Nell'uso dei materiali (il calcare alberese, con toni che variano dal
bianco al grigio e il serpentino o verde di Prato
adotta un voluto richiamo alla tipica bicromia toscana romano-gotica, in uso anche negli
edifici ecclesiastici. Un'apertura sulla parte orientale collegava il Castello tramite un
camminamento sopraelevato (Cassero) alla cerchia difensiva di porta Fiorentina. Una scala
a chiocciola in alberese dà accesso ai camminamenti dai quali si gode una ampia veduta
sul territorio verso Firenze e il Montalbano.
Dal 1975 il castello dell'Imperatore è aperto ai visitatori e ospita pubbliche
manifestazioni nel vasto cortile interno.
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Il Palazzo Pretorio, imponente edificio medievale, è uno dei palazzi
pubblici più belli dell'Italia centrale.
La sua struttura, composta in parte da mattoni rossi d'impronta duecentesca e in parte da
bianca pietra alberese di epoca tardo-gotica, decorata da eleganti bifore, testimonia
numerosi ampliamenti in epoche diverse. Nella seconda metà del Trecento fu probabilmente
rialzata la parte in cotto portandola a livello del palazzo e realizzando nell'angolo un
torrione, ora scomparso; una scala esterna (rifatta nel Cinquecento) e un orologio
completavano l'edificio che ospitava le magistrature forestiere.
Al pari dei palazzi pubblici di altri comuni medievali dell'Italia
centro-settentrionale, anche il Palazzo Pretorio fu adornato da stemmi familiari di
podestà e vicari, per lo più in pietra, ma anche in marmo e terracotta, disposti lungo
le pareti esterne prospicienti la piazza.
Di realizzazione cinquecentesca è il piccolo campanile a vela assieme
al coronamento merlato sul prospetto settentrionale. Il portale a piano terreno immette in
vasti locali in parte affrescati (Bettino di Corsino, 1307; Pietro e Antonio di Miniato,
1425), mentre la scala esterna conduce al primo piano.
Dal 1912 ospita il Museo Civico , attualmente
chiuso per lavori di restauro. |
Il Palazzo Datini fu l'abitazione del celebre mercante Francesco di Marco
Datini (Prato 1335-1410).
Il primo nucleo del palazzo fu una casa acquistata dal Datini nel 1354 e immediatamente
sottoposta a grandi lavori di ristrutturazione. Intorno al 1390 fu affidata al pittore
Niccolò di Piero Gerini e alla sua bottega la realizzazione di gran parte della
decorazione pittorica ad affresco degli interni. A questo artista dobbiamo il San
Cristoforo (1394) e il ciclo di affreschi dipinti nella corte. Nello stesso periodo le
sale vennero decorate da artisti come Agnolo Gaddi, Niccolò Gerini, Bartolomeo di
Bertozzo e Tommaso del Mazza.
Il prospetto principale è lungo via Ser Lapo Mazzei e dal portone si
accede a un corridoio che introduce nella sala delle udienze. Sul fondo si trova il
cortile con pozzo e un portico a due navate.
Il secondo portale su via Ser Lapo Mazzei dà accesso all'Archivio di Stato dove sono
conservati degli importanti fondi archivistici e l'intero Archivio Datini,
il più ricco e completo di corrispondenza e di registri mercantili esistente al mondo,
fonte basilare della storia economica del tardo Medioevo.
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Duomo - Cattedrale di Santo Stefano
L'opera di ampliamento e ristrutturazione della pieve (probabilmente
già del V secolo), iniziata intorno alla metà del XII secolo, trasformò la modesta
costruzione delle origini in una delle chiese romanico-gotiche più notevoli del
territorio toscano.
Alla seconda metà del XII secolo risale anche il bel chiostro
romanico parzialmente modificato nel XV secolo.
Il campanile, realizzato probabilmente su progetto di Guidetto da Como
agli inizi del Duecento, fu completato con la cella a trifore nel 1356-57. Nel 1386, in
contemporanea con la costruzione della cappella della Sacra Cintola, s'iniziò l'attuale
facciata tardo-gotica di Lorenzo di Filippo, con basamento in alberese e parte superiore a
fasce di alberese e serpentino
verde alternate, completata però solamente alla metà del secolo successivo, periodo
cui risalgono anche il grande portale, con la lunetta
decorata da una terracotta invetriata di Andrea della Robbia, e il pulpito
esterno di Donatello (l'originale del parapetto è attualmente conservato nel Museo
dell'Opera del Duomo).
Nonostante i numerosi interventi succedutisi nei secoli l'edificio
conserva una certa unità stilistica: all'interno si
inserisce bene, nell'impianto a tre navate con terminazione absidata, suddivise da sei
arcate per lato, che risale all'inizio del Duecento, il transetto (1317-1368) attribuito a
Giovanni Pisano; mentre il pulpito a calice (XV secolo), di Mino da Fiesole e Antonio
Rossellino, richiama quello di Donatello.
Tra le opere d'arte più belle e interessanti conservate nel Duomo
figurano famosi cicli di affreschi: le Storie dei Santi Stefano e Giovanni Battista, (tra
cui spicca Il Banchetto di Erode, con la Salomé danzante), eseguiti da Filippo Lippi e
collaboratori (1452-65), che decorano la cappella
Maggiore; le Storie della Vergine e della Sacra Cintola (1392-95) di Agnolo Gaddi e
bottega nella cappella
della Sacra Cintola, e le Storie della Vergine e di Santo Stefano concordemente
assegnate a Paolo Uccello (1397-1475), nella cappella
dell'Assunta.
Da ricordare sono anche preziose opere scultoree come il Tabernacolo
della Madonna dell'Ulivo, (1480) dei fratelli Giuliano, Giovanni e Benedetto da
Maiano; la Madonna
con Bambino di Giovanni Pisano, il bel crocifisso bronzeo sull'altare (1653) di
Ferdinando Tacca.
Tra le opere d'arte conservate un
Crocifisso del XIV secolo, un'Annunciazione di Matteo Rosselli (1578-1650), uno dei
maggiori artisti alla corte del Granduca, e le decorazioni delle cappelle.
Al pieno Quattrocento risale l'ampliamento dell'annesso convento con la
costruzione (1478-80) del bel chiostro rinascimentale, caratterizzato da eleganti colonne
ioniche con le armi del Datini che comprovano l'intervento finanziario dell'istituzione
del Ceppo.
Nel lato est del chiostro, accanto alla chiesa, la Sagrestia risulta la più antica come
fondazione, per la presenza di un affresco trecentesco tuttora conservato che mostra un
crocifisso con ai piedi San Ludovico di Tolosa e il cardinale N. Albertini orante.
Ai primi del Quattrocento risale invece la Sala del Capitolo, decorata da affreschi coevi
con le Storie di San Domenico. A sud erano situate tutte le officine, Infermeria compresa.
Dal chiostro si accede al Museo di Pittura Murale, oggi dedicato alla
mostra permanente dei Tesori
della città
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Dopo il primo insediamento
cittadino formato da Borgo al Cornio e da Borgo al Prato, che poi si riunirono per formare la
città di Prato, fu necessaria la costruzione di una cinta muraria che difendesse questo nuovo
borgo diventato importante per il commercio della lana.
La cerchia muraria (iniziata intorno al 1175 e terminata nel 1196) era
costituita da blocchi squadrati di pietra alberese, provvista di torri e bertesche e
comprendeva otto porte: porta S. Giovanni, situata di fronte alla via S. Stefano; porta Tiezi
in via Garibaldi; porta Capo di ponte in via Cairoli; Porta Corte in via S .Jacopo; porta S.
Trinita in via S. Trinita; porta Fuia in via del Pellegrino; porta Gualdimare in via cesare
Guasti; porta Travaglio in via S. Michele. In prossimità delle porte maggiori ponti levatoi
gettati sul fossato assicuravano il transito per e dalla città. |
L'andamento della prima cinta muraria
aveva una forma quadrangolare. Dapprima, secondo una tecnica assai comune nel medioevo,
furono edificate le porte lungo i fossati dove venivano posati i ponti levatoi e poi
vennero erette le mura che univano tutte le porte già costruite.
La cerchia muraria del XIV
sec. |
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Chiesa di San Francesco
Nel 1228 il Comune di Prato donò ai Frati Minori un terreno dove
sorsero una piccola chiesa e il convento a destra dell'attuale chiesa, edificata a partire
dal 1281, primo importante edificio religioso pratese costruito quasi interamente in
cotto, forse principalmente per la sua economicità rispetto all'alberese, comunque
adoperato assieme al verde di Prato
per il basamento e per il rivestimento della facciata romanico - gotica, completata con
elementi rinascimentali, come la riquadratura dell'occhio e il grande timpano triangolare
da alcuni attribuito a Giuliano da Sangallo.
All'interno la lunga navata che si prolunga nel coro ha copertura a
capriate lignee, ridecorate agli inizi del '900. Sul pavimento, davanti all'altare
maggiore è la lastra tombale di Francesco di Marco Datini, realizzata nel 1411-12 da
Niccolò di Pietro Lamberti (il Pela), scultore e architetto fiorentino, dopo l'altare vi
è il bel pulpito Quattrocentesco.
Dall'edificio a destra della chiesa si accede al chiostro, tra i primi
esempi di architettura rinascimentale in territorio pratese; sul lato orientale si apre la
trecentesca Cappella
Migliorati o del Capitolo, con le pareti affrescate da Niccolò Gerini (1368-1415)
probabilmente agli inizi del Quattrocento, con storie di San Matteo Apostolo, Sant'Antonio
Abate e una Crocifissione.
Sul lato meridionale del chiostro si ha invece l'entrata al convento che, sebbene
ristrutturato, conserva al primo piano alcune belle sale del primo Trecento.
Santuario di Santa Maria del Soccorso
La costruzione del Santuario fu deliberata a seguito di alcuni eventi prodigiosi avvenuti
intorno al tabernacolo allora posto lungo la strada per Galciana (attuale via Roncioni),
raffigurante ad affresco una Madonna che allatta il Bambino, dipinta da Pietro e Antonio
di Miniato nel 1418.
Sull'altare è posto un bel dipinto di Santi di Tito (1580) che
incornicia l'affresco miracoloso.
Basilica di Santa Maria delle Carceri
La costruzione del Santuario mariano fu decisa in seguito a eventi
prodigiosi che si manifestarono sul finire del XV secolo attorno ad una immagine di
Madonna con Bambino, dipinta all'esterno del carcere delle Stinche, che provocò
un'immediata devozione popolare.
Il progetto fu affidato in principio a Giuliano da Maiano ma, in
seguito, Lorenzo de' Medici interruppe i lavori affidando l'incarico per il nuovo progetto
a Giuliano da Sangallo, che realizzò un capolavoro di simmetria.
I lavori iniziati nel 1486 furono portati a termine nel 1495, lasciando
però incompiuto il rivestimento esterno, che adotta la tradizionale bicromia (verde di Prato
ed alberese) in forme originali che trovano riscontro in opere fiorentine (Santa Maria
Novella, San Miniato e il Battistero): con fasce di serpentino che suddividono gli spazi
secondo armoniche proporzioni e sottolineano anche le eleganti porte sormontate da
timpani.
All'interno la struttura della basilica, a croce greca con cupola
centrale, mostra evidenti riferimenti all'architettura dell'Alberti e del Brunelleschi.
La trabeazione è decorata da un fregio in terracotta invetriata di
Andrea Della Robbia (1491), che eseguì anche i quattro tondi con figure degli Evangelisti
posti nei pennacchi della cupola.
Le belle vetrate visibili nelle testate dei quatto bracci della chiesa,
che raffigurano l'Annunciazione, La Natività, l'Assunta, la Visitazione, furono eseguite
su disegno di Domenico Ghirlandaio.
Nell'altare maggiore si conserva, incorniciato da una tela del pittore
pratese Antonio Marini (1788-1861), l'affresco miracoloso della Madonna con Bambino fra i
Santi Leonardo e Stefano che si fa risalire alla prima metà del Trecento.
Affreschi
di Filippo Lippi e Paolo Uccello
Cappella Maggiore
L'altare al centro, in marmo bianco e pannelli in
marmi policromi, realizzato nel Seicento dai fratelli Cennini, è sormontato dal
Crocifisso bronzeo di Ferdinando Tacca.
Gli splendidi affreschi eseguiti da Filippo Lippi e collaboratori con
fra' Diamante da Terranuova), mostrano una concezione monumentale delle figure e una
composizione delle scene di ispirazione classica, con elementi prospettici subordinati
all'effetto scenografico.
Nella parte inferiore della parete destra sono riunite in unica scena
ed un unico ambiente: la Danza di Salomè, la Decollazione del Battista e la Presentazione
della sua testa a Erodiade.
La vetrata, sembra eseguita su disegno di Filippo Lippi, raffigura
nella lunetta la Madonna che dà la cintola a San Tommaso. |
Cappella dell'Assunta
Le pareti sono decorate
con un'importante ciclo di affreschi eseguiti per la famiglia Bocchineri intorno al
1433-34 da Paolo Uccello, che mostra in questi dipinti una notevole fantasia e un
originale senso del colore, e completati intorno al 1435 da Andrea di Giusto. Le volte
mostrano figure di Virtù (Fede, Carità, Speranza e Fortezza).
Sulla parete sinistra si possono vedere Storie di Santo Stefano. Sulla
parete destra sono gli affreschi con Storie della Vergine. |
Palazzo degli Spedalinghi
Sul lato occidentale della Piazza dell'Ospedale della Misericordia
(XII-XVII secolo) si erge austero il Palazzo degli Spedalinghi, costruito nella prima
metà del Cinquecento su una precedente struttura.
Sulla destra vi si appoggia un edificio secentesco, più modesto, dal
quale si accede alla Farmacia con tre belle sale a volta, probabilmente più antiche della
struttura soprastante.
Da un edificio più basso di struttura due-trecentesca, a sinistra della facciata, si
entra nella corte del pozzo che consente l'accesso al palazzo.
A sinistra dell'ingresso è l'antica chiesa di S.Barnaba, costruita nel 1218, contenente
resti di importanti affreschi databili alla metà del Duecento, attribuiti al Maestro di
Sant'Agata.
All'interno del palazzo nel salone degli Spedalinghi sul quale si
aprono quattro portali in pietra cinquecenteschi, ornato da un bel soffitto ligneo a
cassettoni del XVI secolo, si conservano frammenti di affreschi staccati con scene di un Giudizio
Universale di Bonaccorso di Cino (metà del Trecento circa).
Dall'attuale ingresso all'Ospedale si può accedere alla Sala
Garibaldi, l'antico ¨Pellegrinaio¨ trecentesco.; nella zona sud-orientale del complesso
si trovano altri ambienti di un certo interesse: la Sala delle Colonne, probabilmente sul
luogo dello Spedale vecchio, a tre navate coperte con volte a crociera, sorrette da snelle
colonne tuscaniche in pietra, forse del primo Seicento; l'attuale cappella di san Barnaba
di struttura cinquecentesca, dalla quale attraverso un corridoio si sbocca nel grande
cortile porticato a pianta quadrangolare, dove è conservato un raffinato stemma mediceo
tardo manierista, in pietra serena.
Il Palazzo ha ora una destinazione culturale e assistenziale.
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