Lungarno Galilei
(Chiesa di S. Sepolcro)
Costruita nel XII secolo per i Templari, su disegno di pianta
ottagonale di Diotisalvi, architetto del Battistero. Fino agli anni 1850, la chiesta era
circondata da un porticato. (da un'acquaforte di B. Polloni 1833). Nell'opera di restauro
intrapresa in quegli anni, fu completamente abbattuto il porticato.
Lungarno Gambacorti (Logge di Banchi)
Costruite nel 1602-1605 da Cosimo Pugliani su progetto di Bernardo
Buontalenti, per il mercato della seta e della lana. La parte superiore è stata
rimaneggiata nell'ottocento. Il frontone triangolare sostituì l'originale a volute.
Lungarno Gambacorti (Palazzo Ganbacorti)
Sede del municipio pisano solo a partire dal 1689, questo palazzo, che
si affaccia sul lungarno, a due passi dal Ponte di Mezzo, fu, nella seconda metà del sec.
XIV residenza della potente famiglia Gambacorti. La facciata del palazzo (lato Lungarno)
è un bellissimo esempio di gotico, a strisce bianche e scure, con un doppio ordine di
eleganti bifore. La facciata lato via Toselli è della seconda metà del sec. XVII, su
disegno dei Francavilla. Imponente il portone di accesso, fiancheggiato da grandi colonne
di marmo e sormontato da un grosso stemma mediceo di marmo. All'interno dell'edificio
troviamo alcuni saloni di particolare interesse. La SALA ROSSA, notevole per l'affesco del
soffitto "Pisa che rende omaggio a San Ranieri" (il patrono della città) dovuto
a Giuseppe e Francesco Melani. La SALA DELLE BALEARI, così chiamata dal soggetto di uno
dei tre affreschi che l'adornano, con soffitto a cassettoni dipinti, dove si riunisce il
Consiglio Comunale, ma che svolge anche funzioni di rappresentanza in occasione di
ricevimenti o comunque occasioni solenni. Entrando dalla contigua Sala rossa, sulla
sinistra, è l'affresco riproducente la conquista delle Baleari ad opera dei Pisani,
lavoro del napoletano Giacomo Fardelli (1663). L'affresco di fronte, del medesimo autore,
descrive, in chiave allegorica, l'impresa di Sardegna. Il terzo affresco, di fronte alle
grandi finestre della sala è del fiorentino Cesare Dandini (1595-1658) e si riferisce
alla espugnazione di Gerusalemme ad opera dei pisani (1099). I tre affreschi della sala
sono perfettamente amalgamati con la circostante riquadratura pittorica del fiorentino
Luca Bocci. La SALA DEGLI STEMMI, così chiamata perchè qui sono dipinti gli stemmi dei
Sindaci e dei podestà dal tempo dell'unità d'Italia in poi, unitamente alla simbologia
araldica della città, assunta nelle varie epoche. In pratica questa sala è chiamata dei
MATRIMONI perchè qui abitualmente si celebrano quelli col rito civile. Dal soffitto pende
una singolare riproduzione lignea, su scala minore, della celebre lampada bronzea del
Duomo, che è credenza popolare fosse servita a Galilei per scoprire la legge
dell'isocronismo. La sala infine conserva un caratteristico cimelio, la poltrona, che ebbe
ad occupare Antonio Pacinotti, il celebre fisico pisano, negli anni in cui rivestì la
carica di consigliere comunale.
Lungarno Gambacorti (Chiesa di S.Cristina)
E' la più antica chiesa di cui si abbia documentazione scritta. La
chiesa è stata fondata sin dal IX secolo con il nome di S.Bartolomeo Oltr'Arno e attorno
ad essa sorse l'insediamento più antico della città nella parte sud (G. Martinelli - Il
quartiere di Pisa - S. Antonio). La chiesa cambiò nome nel 1028 quando vi furono
collocate le reliquie di S. Cristina. Nei lavori di ampliamento del Lungarno nel secolo
scorso la chiesa fu ristrutturata in senso ortogonale al fiume, la canonica fu demolita.
All'interno dipinti in tavole del XIV secolo - Madonna con bambino all'altare di sinistra,
all'altare maggiore dipinto di Domenico Passignano (sec. XVI - XVII).
Lungarno Gambacorti (Chiesa della Spina)
Nacque come oratorio a tutela del ponte che collegava via Santa Maria a
via Sant'Antonio con il nome di Santa Maria del ponte novo. Il suo nome, Santa Maria della
Spina, risale al XIV Secolo, quando vi viene custodita, seconda la tradizione, una spina
della corona di Cristo, portata nel 1300 a Pisa da un mercante pisano; conservata nel
tabernacolo di Stagio Stagi (1534) fu in seguito spostata nella chesa di Santa Chiara in
via Roma. Edificata sulle sponde dell'Arno, al momento del consolidamento degli argini
delle spallette del fiume, nell'anno 1871, fu smontata e ricostruita, con alcune
modifiche. Lo stile della chiesa è gotico, con alcune caratteristiche locali, come la
dicromia a fasce alterne bianche e nere. La pianta è rettangolare, l'interno è diviso in
due parti: il coro e la navata. Il soffitto ligneo a capriate fu dipinto da Nicola
Torricini. All'interno si può ammirare la Madonna della rosa, attribuita a Nino Pisano o
frutto della collaborazione tra Andrea e Nino Pisano e due grandi statue, una raffigurante
San Pietro di Nino Pisano a destra nel coro ed una raffigurante San Giovanni a sinistra,
di Nino o Tommaso Pisano. Altre sculture e pitture che adornavano la chiesa sono ora
esposte al Museo di San Matteo, fra queste: Madonna del latte, di Nino Pisano; Madonna
lignea dei cacciatori, attribuita a Nino Pisano; Madonna col Bambino; tela del Sodoma;
rosone marmoreo un tempo sul lato meridionale della chiesa; pannelli marmorei ornamento
del coro, di Andrea Guardi. (F.Bozzi e P.Pelosini - "Chiesa della spina" -
Tipografia comunale 1988) Altre opere di rilevante interesse come le statue di marmo di
Stoldo Lorenzi di Settignano e il reliquario in metallo contenente la "spina"
sono conservate presso la chiesa di Santa Chiara, inoltre varie tele di artisti pisani
come Francesco Traballesi, Ranieri Borghetti, Alessandro Cominotti, Domenico Salvi ed
altri, sono conservate presso l'ospedale dei Trovatelli di via Santa Maria. (F.Bozzi e
P.Pelosini - "Chiesa della spina" - tipografia comunale, 1988).
Lungarno Sonnino (Ex Convento delle Benedettine)
Una caratteristica facciata con cornici in cotto del 1850, ad opera di
Domenico Santini, mentre la costruzione risale al 1393.
Ora è sede della "cassa di Risparmio di Pisa" e del
"centro Studi economico-finanziari della Provincia di Pisa".
Lungarno Sonnino (Chiesa di S.Paolo a Ripa d'Arno)
La costruzione iniziale risale all'805, fu poi ricostruita nello stesso
periodo al duomo nel 1050 circa, infatti se ne nota la somiglianza sia dal punto di vista
architettonico che decorativo e dall'uso di pietre diverse con conseguenti effetti di
policromia, la facciata, a loggette, ne denota ulteriormente la similitudine.
L'interno, a tre navate, abside e transetto, colonne laterali con
capitelli del XIII secolo.
L'ingresso al presbiterio è segnato da una arco trionfale ogivale. Si
trovano resti visibili di ricchissime decorazioni pittoriche a fresco, attribuite a
Buonamico Buffalmacco (1330-40).
Lungarno Sonnino (Porta a Mare)
La porta è fiancheggiata da una caratteristica edicola e a lato di
questa si trovano i resti, con decorazioni di pietra del XVII secolo, della Chiusa del
canale dei navicelli, che anticamente collegava Pisa a Livorno.
Largo Stampace
Nella cinta muraria è stato inserito da parte di Cosimo de Medici il
bastione Stampace, che servì da fortificazione durante l'occupazione medicea; attorno ad
esso si svolse una delle più combattute battaglie fra pisani e fiorentini prima della
caduta definitiva della città nel 1509. ("Pisa in tasca" - editrice Tacchi
1990).
La città si veste di tradizione
Il Gioco del Ponte è una manifestazione storico rievocativa che si
articola in due momenti distinti ma altrettanto significativi: il Corteo Storico sui
Lungarni, una sorta di parata militare assai imponente, e la Battaglia, ambientata sul
Ponte di Mezzo, ove le squadre dei quartieri appartenenti alle due fazioni cittadine
rivali danno prova della rispettiva potenza fisica, in unatmosfera agonisticamente
avvincente. Alcune fonti vogliono far risalire le origini del Gioco allantichità
classica. Non risultando certe tali ipotesi, si ritiene che abbia avuto origine dalla
trasformazione locale del Gioco del Mazzascudo, che, dal XI al XIII secolo, veniva
giocato, come una battaglia simulata, nellantica piazza degli Anziani, oggi dei
Cavalieri. Il Mazzascudo si effettuava tra singoli giocatori, equipaggiati con corazze,
mazze e scudi. Nel giorno finale gli scontri individuali lasciavano posto ad una battaglia
generale con i combattenti suddivisi in due schiere del "Gallo" e della
"Gazza". Il Mazzascudo termina nel 1406 quando Pisa, conquistata dai fiorentini,
perde la sua libertà.
Il giorno della sfida
Dopo una lunga interruzione il Gioco riprende, per volontà di Cosimo I
granduca mediceo, nel 1568: il luogo scenico diventa il Ponte di Mezzo, si costituiscono
le squadre delle due parti, Mezzogiorno e Tramontana, il combattimento si svolge in un
unico giorno.
I protagonisti della lotta, basata sullo scontro fisico diretto, erano
equipaggiati con armatura, elmetto detto "morione" e targone, una sorta di scudo
in legno di tiglio o di pioppo - lungo oltre un metro e pesante più di due chili e mezzo
- oblungo ed asimmetrico, con le estremità arrotondate, adoperato alquanto impropriamente
anche come arma doffesa.
La violenza della lotta ha costituito una caratteristica costante di
questi scontri. Il desiderio di autonomia dalla dominazione fiorentina, e
lesasperarsi dellagonismo sul Ponte, resero il Gioco poco gradito a Pietro
Leopoldo, tanto che, dopo ledizione del 1785, non concesse più il permesso di
effettuare la Battaglia, che conoscerà così un periodo di interruzione fino al 1807,
unica edizione nel XIX secolo.
Cavalieri, costumi e corazze
Dopo unaltra interruzione di quasi 130 anni, il Gioco rivive
nellera moderna, nel 1935, con le stesse modalità delle edizioni storiche. Nel
dopoguerra, per evitare lo scontro diretto, fu ideato un mezzo meccanico, un
"carrello" scorrevole su rotaia, sul quale viene esercitata la spinta dei
combattenti.
La manifestazione si svolge per consuetudine lultima domenica di
giugno e prevede, prima del combattimento, il Corteo Storico con i suoi oltre 700
figuranti. Le truppe di Tramontana e di Mezzogiorno sfilano, in ordine separato ma
contemporaneamente, sui quattro Lungarni contigui al Ponte di Mezzo, in senso antiorario;
è presente anche un terzo corteo, quello dei Giudici, di 81 elementi. Notevole è
leffetto scenico dei costumi di foggia spagnola tardo cinquecentesca indossati dai
figuranti, realizzati in occasione delledizione 1935, sulla base dei bozzetti
disegnati dal critico darte Fortunato Bellonzi, ispiratosi a stampe depoca
medicea.
Che il migliore trionfi
Lintensità dello sforzo profuso dai venti componenti di ogni
squadra, tutti di eccezionale stazza fisica, è impressionante. Vale ancora lantico
principio che assegna la vittoria alla squadra che rimane padrona del Ponte, spingendo
carrello ed avversari allestremità opposta della rotaia di scorrimento.
Durante il combattimento savvicendano le squadre di Tramontana,
rappresentanti le rispettive Magistrature (S. Maria, S. Francesco, S.Michele, Mattaccini,
Calci e Satiri) con quelle di Mezzogiorno
(S. Antonio, S. Martino, S. Marco, Leoni, Dragoni e Delfini). Prevale
la Parte che si aggiudica più vittorie parziali. In caso di parità (tre vittorie
parziali per Parte) fino al 1996 si procedeva ad uno scontro decisivo fra due selezioni
dei migliori combattenti dei due schieramenti.
Dalledizione del 1997 è stato riconosciuto il risultato di
parità, abolendo così lo spareggio