FIRENZE                                                         

breve percorso fiorentino curato dal Dott. Claudio Carpini
( l'articolo ci e' stato gentilmente concesso dall associazione "in Chianti" )

IL PERCORSO PREVEDE IL SEGUENTE ITINERARIO:

1 – Piazzale Michelangelo, San Miniato e Cimitero Monumentale

2 – Palazzo Pitti e Giardino di Boboli

Passando da Ponte Vecchio e Piazza della Signoria si arriva fino al

3 – Museo dell’Opera del Duomo

4 – Museo dell’Opificio delle Pietre Dure

5 – Orto Botanico “Giardino dei Semplici”

 

1. SAN MINIATO E CIMITERO  MONUMENTALE

E’, insieme al Battistero di San Giovanni, il capolavoro romanico della città.
Eretto tra il 1018 ed il 1207. La facciata è in marmo bianco e verde con cinque arcate a tutto sesto.
L’interno è a tre navate su colonne ed il presbiterio è molto alto rispetto alla cripta.
Gli affreschi della parete destra risalgono al XIII-XV secolo, mentre nella navata sinistra,
la cappella del Cardinale di Portogallo è di stile rinascimentale;  tra tutte le meraviglie di San Miniato, quella certamente più esaltante è il mosaico del XIII secolo risalente a Cristo
benedicente tra Maria e S. Miniato.
Il cimitero monumentale, detto delle Porte Sante, risale alla seconda metà dell’Ottocento; in esso riposano alcune delle personalità che hanno dato più lustro all’Italia ed a Firenze nel corso degli ultimi centocinquanta anni.

 

2. GIARDINO DI BOBOLI


E’ uno degli esempi più grandiosi ed eleganti di giardino all’italiana.
Si estende su 45 mila metri quadrati della collina di Boboli, tra Palazzo Pitti, Forte Belvedere e porta Romana. Fu progettato nel 1550 e vi lavorò Niccolò Tribolo.
I rifacimenti del Settecento e dell’Ottocento ne modificarono l’assetto originale, portandolo all’attuale aspetto.
Le vedute panoramiche, gli ampi viali, le statue e le fontane sono tra gli scorci più interessanti e suggestivi che Firenze può offrire.
I luoghi più celebri sono la Grotta del Buonatalenti (1588); la Fontana del Carciofo, il vivaio di Nettuno, con la bellissima statua di Nettuno risalente al 1565.

 

  3. OPIFICIO DELLE PIETRE   DURE


Scrigno di tesori preziosi, il Museo dell'Opificio custodisce i capolavori di pietre dure appartenuti ai Granduchi di Firenze.
Nelle sale da poco rinnovate, si possono ammirare gli splendidi materiali e la tecnica stupefacente degli intagli, dei mosaici e dei variati arredi di pietre dure, creati dal 1588 alla fine dell'Ottocento dalla manifattura creata a questo scopo dai Medici.
E di quella antica manifattura il Museo presenta anche le riserve di pietre, gli strumenti da lavoro e i segreti tecnici da cui nascevano queste magiche creazioni.

MUSEO DELL'OPIFICIO DELLE PIETRE DURE
Via degli Alfani, 78
50100 FIRENZE
Tel. +39 55 294115 - Fax +39 55 287123

Orario di apertura:
Dal Lunedì al Sabato, ore 9-14. Domenica e festivi chiuso.

Biglietto d'ingresso:
Lit. 4.000. L'accesso è gratuito, per i cittadini italiani e stranieri dei paesi convenzionati, inferiori ai 18 anni e superiori ai 60 anni di età. Accesso gratuito anche per gruppi di studenti e relativi accompagnatori, muniti di lettera di presentazione dell'Istituto di appartenenza.

Servizi:
Il Museo è interamente percorribile dai disabili.
Su prenotazione, è possibile usufruire di visite guidate per gruppi.
Tutti gli ambienti e le opere sono corredati da esaurienti didascalie in Italiano; è in corso di realizzazione la traduzione in Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Giapponese.


MUSEO OPERA DEL DUOMO

L'Opera di S. Maria del Fiore è una istituzione privata avente personalità giuridica e un proprio statuto, denominata "fabbriceria" e fu istituita dalla Repubblica Fiorentina per provvedere alla costruzione della nuova Cattedrale di S. Maria del Fiore, di cui la prima pietra fu posata l' 8 Settembre 1296.

 

Nel corso dei secoli l'ingegno di molti artisti ha contribuito ad abbellire il complesso monumentale di
S. Maria del Fiore:

Arnolfo di Cambio
fu il primo architetto dell'Opera, a lui successero
Giotto (dal 1334 al 1337),
Andrea Pisano (dal 1337 al 1349)
Francesco Talenti
a cui si deve il progetto definitivo della Cattedrale che fu consacrata il 25 marzo 1436
allorchè fu terminata anche l'impresa della costruzione della Cupola ad opera di
Filippo Brunelleschi.

Oltre a quelli già citati, molti altri insigni artisti operarono nel complesso di S. Maria del Fiore, fra i più importanti:

Nanni di Bacco,
Donatello,
Michelozzo,
Lorenzo Ghiberti,
Paolo Uccello,
Andrea del Castagno,
Luca della Robbia,
Antonello del Pollaiolo,
Andrea Sansovino,
Baccio Bandinelli,
Giorgio Vasari
e Federico Zuccari.

 

Nel Museo dell'Opera (Piazza del Duomo n.9) è conservata la Pietà che Michelangelo aveva destinato alla propria tomba. Va ricordato che Michelangelo scolpì il suo David proprio nei laboratori dell'Opera (dove ora ha sede il Museo) utilizzando un enorme blocco di marmo di proprietà dell'Opera. Nello stesso museo sono conservate tutte opere d'arte provenienti dal complesso monumentale di Santa Maria del Fiore come: la Maddalena di Donatello e le Cantorie di Donatello e di Luca della Robbia; quattro bassorilievi già restaurati facenti parete della porta del Paradiso del Giberti del Battistero

Compito istituzionale dell'Opera

Il compito istituzionale dell'Opera, dopo l'edificazione della Cattedrale, è sempre stato quello di conservare e restaurare il complesso monumentale di S. Maria del Fiore (cattedrale, campanile di Giotto e battistero di S. Govanni).
Nel 1887 è stata realizzata la facciata neogotica della Cattedrale su progetto di Emilio De Fabris e nel 1891 fu inaugurato l'attuale Museo, dove sono state collocate tutte quelle opere d'arte che non potevano più restare esposte all'aperto e che sono state , via via sostituite da copie.

La gestione dell'Opera

è stata affidata ad un Consiglio di Amministrazione, il cui attuale Presidente è il Dr.ssa Anna Mitrano, nominato dal Ministero degli Interni, sentito l'Ordinario Diocesano. Attualmente i dipendenti dell'Opera sono 68, di cui 19 maestranze tecniche coordinate dal geometra Paolo Bianchini. Dei 19 operai, 10 sono scalpellini restauratori ed il loro capo operaio è il maestro scalpellino Marcello Del Colle.

Ad essi è affidato l'incarico di provvedere a tutti i lavori di conservazione e restauro dei marmi (bianchi di Carrara, verdi di Prato e rossi di Maremma) che si rendono continuamente necessari, operando sia direttamente sui monumenti, sia nei laboratori (ogni anno, mediamente, il 20-30% delle parti interessate al restauro vengono sostituite). A detti lavori, l'Opera provvede con fondi propri ricavati dai proventi degli accessi ai monumenti, senza alcun contributo pubblico o privato.

OPERA DI S. MARIA DEL FIORE DI FIRENZE
Via della Canonica, 1
50122 FIRENZE
Tel. +39 55 2302885 - Fax +39 55 2302898


 
GIARDINO DEI SEMPLICI

Il "Giardino dei Semplici" di Firenze è il terzo Orto Botanico del mondo per antichità. La sua origine si può far risalire al 1 Dicembre 1545, quando Cosimo I dei Medici prese in affitto dalle suore domenicane il terreno su cui doveva sorgere l'Orto. Circa due anni prima lo stesso Cosimo aveva fondato, su consiglio di Luca Ghini, il Giardino Botanico di Pisa che rappresentò il primo esempio"ufficiale" di Orto Botanico Universitario.

L'Orto Botanico di Firenze, denominato"Giardino dei Semplici" perché nato come orto di piante medicinali, fu disegnato da Niccolò detto"Il Tribolo" che aveva già realizzato in quel periodo, nei pressi di Firenze, altri progetti di parchi privati come quello della Villa medicea di Castello. Una delle più antiche testimonianze di quello che doveva essere il primitivo volto dell'Orto Botanico ce l'ha tramandata, nel 1684, Leopoldo del Migliore che descrive minuziosamente la ripartizione delle aiuole, la disposizione dei viali, la grande vasca centrale ottagonale, oggi scomparsa insieme alla maggior parte degli arredi del tempo. A tutt'oggi nell'Orto restano solo, a testimonianza di quell'epoca, un cancello"storico" che reca ancora lo stemma e una epigrafe originaria dei Medici ed un busto in pietra di Esculapio, attribuibile ad Antonio Gino Lorenzi da Settignano.

Tutti i lavori inerenti alla costruzione furono diretti da Luca Ghini che si preoccupò anche di incrementare le nuove collezioni di piante conferendo subito all'Orto grande prestigio. Dopo la morte del Ghini, avvenuta a Bologna nel 1556, la direzione fu per molti anni affidata a persone meno esperte ed appassionate che portarono il Giardino ad una veloce decadenza ma subito dopo ebbe inizio il periodo migliore nella storia dell'Orto; infatti nel 1718, per volontà di Cosimo III dei Medici, venne affidato alle cure della Società Botanica Fiorentina ed ebbe come Direttore il grande Pier Antonio Micheli, fondatore della Società stessa.

Gli anni trascorsi sotto la guida dell'illustre botanico videro il Giardino incrementare in modo continuo le sue collezioni che si arricchirono di piante, non solo medicinali, così da renderlo famoso in tutto il mondo e dargli una importantissima impronta di modernità, iniziando a diversificare lo studio della Botanica dallo studio della Medicina, discipline ancora allora strettamente legate l'una all'altra. Alla morte del Micheli (1737) la direzione del Giardino passò a Giovanni targioni Tozzetti ed in seguito (nel 1746) a Saverio Manetti che rimase in carica fino al 1782. Al Manetti va il grande merito di aver per primo studiato e pubblicato un indice dei semi provenienti dalle piante dell'Orto con lo scopo precipuo di favorirne lo scambio con gli altri Orti Botanici, italiani e stranieri.

Nel 1783, in seguito alla fusione della Società Botanica Fiorentina con l'Accademia dei Georgofili, il Giardino passò alle dipendenze dell'Accademia cambiando la propria denominazione in"Orto Sperimentale Agrario dell'Accademia dei Georgofili" e cambiando notevolmente la propria struttura interna che fu semplificata e razionalizzata per far posto alle colture di piante agrarie e da frutto. Nel 1801 la direzione del Giardino passò ad Ottaviano Targioni Tozzetti, a cui successe, nel 1829, il figlio Antonio. Sotto la sua direzione l'Orto per Decreto granducale (26 Marzo 1847) riacquistò l'antico nome di"Giardino dei Semplici", mente veniva ripresa intensamente sia la coltivazione di piante medicinali, sia la coltura di specie di interesse scientifico.

Nel 1865 venne incaricato della direzione dell'Orto il grande botanico Teodoro Caruel che divenne direttore ufficiale nel 1880, anno in cui l'Orto, dopo lunghe e difficoltose trattative, veniva assegnato al Regio Istituto degli Studi Superiori Pratici con il nome di"Orto Botanico dell'Istituto di Studi Superiori". Fu Teodoro Caruel che favorì la costruzione delle grandi serre ancora oggi in uso nè va dimenticato che fu solo grazie al suo continuo interessamento per le sorti dell'Orto che questo sfuggì al destino di essere soppresso dall'Amministrazione del regio istituto degli Studi Superiori che non poteva più sostenerne le spese di mantenimento.

Ormai l'Orto era diventato una istituzione di alto livello culturale tanto che, negli anni seguenti, grazie all'impegno dei due direttori che succedettero al Caruel, Oreste Mattirolo (1897-1900) e Pasquale Baccarini (1900-1919), fu realizzato il progetto di riunire l'Istituto Botanico, fondato da Filippo Parlatore nel Museo di via Romana, al Giardino dei Semplici. Nell'Ottobre del 1905 si conclusero le operazioni di trasferimento di tutte le più importanti istituzioni botaniche (Biblioteca, Erbario ecc.) nei locali prospicienti al Giardino dei Semplici e si costituì così l'Istituto e Orto Botanico con annesso Museo Botanico comprendente il sempre più famoso"Herbarium Centrale Italicum".

Intorno al 1925, sotto la direzione di Giovanni Negri, per rendere visibile il Giardino al pubblico, furono demoliti gli alti muri che lo circondavano dalla parte sia di via La Pira che di via Gino Capponi. Insieme ai muri, furono eliminate anche tre serrette calde e un piccolo bosco di bambù. Durante la seconda guerra mondiale, quando Firenze era attraversata dal fronte, nel 1944, alcune aiuole dell'Orto furono adibite alla sepoltura dei morti che furono riesumati solo dieci anni più tardi, trascorsi gli anni di legge. Nel 1949 la direzione dell'Istituto e Orto Botanico fu affidata ad Alberto Chiarugi al quale toccò il compito di riordinare e riorganizzare il Giardino sconvolto dalla guerra. Tra le molte opere che il Chiarugi realizzò, va ricordato il riassetto di una vecchia aula in disuso posta all'interno dell'Orto, alla quale assegnò la funzione di "Ostensio simplicium".

Nel 1960, alla morte del Chiarugi, la direzione passò ad Eleonora Francini Corti che la tenne fino al 1974. Durante questi anni furono realizzate notevoli migliorie che permisero di rendere più efficienti le operazioni di cura e manutenzione del Giardino. Anche le collezioni furono incrementate con l'aggiunta di esemplari raccolti durante le spedizioni scientifiche svolte in Italia e all'estero, soprattutto grazie all'opera di Luciano Giugnolini. Nel 1974 la direzione fu affidata a Guido Moggi che dovette affrontare il grave problema della carenza dei giardinieri, che cercò di risolvere con grande impegno. Negli anni della sua direzione, fra l'altro sono state promosse con particolare attenzione le attività didattico-divulgative.

Dal 1981 la direzione è affidata a Fernando Fabbri.

  Le collezioni

  Il Giardino dei Semplici, nella sua struttura attuale, occupa una superficie di 23.892 mq ed è suddiviso, in piena aria, in 21 quadri e 29 aiuole. Notevole per estensione (ca. 1690 mq) e cubatura è il complesso delle grandi serre, costruite negli anni 1890, che si susseguono lungo Via Micheli per un fronte di 162 m; esse sono costituite dalle "serre calde", che ospitano piante tropicali, e dalle "serre fredde" dove trovano posto piante che esigono temperature meno elevate. Il Giardino dei Semplici dispone anche di sei serrette di più recente costruzione.

Attualmente l'Orto Botanico possiede diverse collezioni di elevato valore, sia storico sia scientifico. Nella serra fredda è sistemata la collezione delle Cicadee, costituita da 138 esemplari; il corpo maggiore della collezione è rappresentato da quanto rimane della donazione fatta ai primi del '900 dal Comm. Ernesto Modigliani, che a sua volta l'aveva acquistata da un amatore di Trento, il Dr. G. Garbari. In tempi più recenti la collezione è stata incrementata sia con le raccolte del Sig. Luciano Giugnolini in Sud-America sia con donazioni private sia con semi provenienti dal Sud-Africa e dall'Australia.

Sempre nella serra fredda sono collocate:

  1. la collezione di agrumi, il cui nucleo storico risale ai Lorena;
  2. la nuova collezione di piante carnivore, di grande interesse soprattutto didattico;
  3. la collezione delle palme, costituita da un centinaio di esemplari, alcuni particolarmente vetusti;
  4. alcuni esemplari di piante succulente appartenenti alle famiglie delle Cactaceae, Euphorbiaceae, Asclepiadaceae, ecc.

Nella serra calda trovano posto fra l'altro, diverse piante alimentari, numerose piante medicinali di provenienza esotica, due splendidi Dioon spinulosum e un esemplare di Pachira alba , nato nel Giardino della Specola da un seme raccolto in Brasile nel 1818 da Giuseppe Raddi e trasferito nel 1887 nella sistemazione attuale.

Nei cassoni freddi situati davanti alle grandi serre è sistemata una buona collezione di piante succulente, in gran parte di recente accessione.

Nelle serrette sono coltivate le collezioni:

1.      delle Pteridophyta, arricchita recentemente con esemplari provenienti da missioni in India, Nepal, Uganda e Sumatra;

2.      delle Orchidaceae, costituita per la maggior parte da esemplari assai vecchi e da altri di più recente acquisizione;

3.      delle Bromeliaceae, recentemente rivista e ristrutturata;

4.      delle Araceae, nella quale fa spicco l'Amorphophallus titanum, raccolto a Sumatra nel 1994.

All'aperto si possono ammirare la vasta collezione di piante officinali, di recente ordinate sistematicamente, una ricostruzione ambientale di un giardino storico all'italiana, un'aiuola didattica di piante alimentari con le specie"originarie" da cui sono derivati gli attuali cultivar ed infine i grandi alberi"storici" tra cui spiccano il Tasso del Micheli del 1720 e una grande Quercus suber del 1805.

 

Dott. Claudio Carpini

inchianti@leonet.it 



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