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POPULONIA
Percorrendo la strada di Baratti, in un tipico paesaggio
mediterraneo, con pini ad ombrello, arbusti selvaggi e bassa vegetazione,
costeggiando la nota spiaggia del golfo omonimo, già in lontananza si
scorge Populonia. Il piccolo borgo, posto in cima al promontorio di
Piombino, sulla punta occidentale, a picco sul mare, con le poche case ed
un Castello medievale, è oggi meta di visitatori alla ricerca di scorci
di storia e suggestioni.
Il
Castello di Populonia, compreso tra le mura del borgo, costruite per
difendersi dalle minacce dei barbari, ebbe origine nella prima metà del
XV secolo, sotto Iacopo II Appiani e fu restaurato nel secolo scorso.
Durante l'epoca villanoviana, esistevano due nuclei che più' tardi
divennero una sola città:la parte alta, era riservata ai templi ed alle
residenze etrusche; mentre in basso, fuori dalle mura e a pochi passi dal
mare, dove si trova la necropoli, si estendeva la parte marittima e
industriale, compresa in tutta la baia di Baratti. La parte bassa si
difendeva con le mura che percorrevano tutto il Poggio della Guardiola,
fino a raggiungere la cinta dell'acropoli. Le scoperte archeologiche
costituiscono il prevalente richiamo per i visitatori.
Nel piccolo borgo, un museo accoglie alcuni reperti e, di ancora
maggiore importanza, un nuovo museo sarà inaugurato a breve fuori dalle
porte del paese.
Aggirandosi per la necropoli, tra le tombe oggi riportate in luce
dopo anni di ricerche e scavi, si ha l'impressione di vivere in una vera
città etrusca e ciò è confermato dalle scritture di vari storici
Elaborando infatti un'analisi complessiva, gli etruschi risultano a molti
come un popolo che della morte aveva fatto ragione di vita, tanto che in
definitiva essi dedicavano tanta premura alla costruzione del mondo dei
morti, quanta non ne mettevano in quella della vita di tutti i giorni.
Prima di iniziare la storia di Populonia, dalla sua alba etrusca
fino alle nostre gite alle porte del duemila, è giusto soffermarsi
sull'etimologia del nome, considerando alcune interpretazioni
attribuitegli.
Nel XVIII secolo Giampaolo Murra di Cagliari considerò Populonia
come una parola tirrenica con un significato inerente a metalli o miniere
e che in Sardegna un altro luogo portasse lo stesso nome.
Alessio Linimaco Mazzocchi analizzò il nome dividendolo in due
parti:populus Oenae; cioè popolo(colonia)di Volterra.
Carlo Battisti in epoche più' recenti analizzerà la parola
modificandone il significato nella prima parte e quindi facendola
discendere dall'etrusco Jupluna che indicherebbe il possesso di un popolo
come aggregato supertribale e quindi Populonia indicherebbe la città, il
porto, il promontorio, oggi di Piombino ed il territorio adiacente,
comprese anche le Aquae Populoniae (di Caldana, a Venturina).
Decisamente screditata è la possibile derivazione del nome
Populonia dalla dea Populonia ricordata da Sant'Agostino tra le divinità
pagane a cui erano devoti i romani.
La teoria secondo la quale Populonia sia collegata a Fufluns,
divinità etrusca corrispondente al greco Bacco o Dioniso, trova concordi
molti studiosi. E' probabile che il popolo etrusco, per quanto pensoso,
meditativo e molto concentrato sull'aldilà, essendo prima di tutto popolo
coltivatore di messi e viti, si fosse dedicato al culto di una divinità
agreste esuberante e allegra e questa abbia dato il nome al villaggio e
poi alla città, o viceversa.
Questa etimologia fu esposta per la prima volta da Gerhardt nel 1843
, svolta successivamente da Milano Ceci e seguita da quasi tutti gli
studiosi di Etruscologia e Toponomastica di questo secolo.
La città di Populonia, secondo le testimonianze classiche di cui
disponiamo, risulta con probabilità, o fondata dai corsi e poi
conquistata dai volterrani; oppure costituitasi inizialmente come colonia
di Volterra e successivamente presa dai corsi, finché tornò indipendente
con l'aiuto dei volterrani.
L'ipotesi che sia stata Volterra a fondare Populonia, è comunque più'
dubbia in quanto le tombe volterrane sono più' recenti e non somigliano a
quelle di Populonia per corredi funebri ed altri particolari.
Populonia è l'unica città etrusca che abbia utilizzato per il
commercio un sistema di monetazione antico ed è la sola città etrusca
posta sul mare; ma non il solo porto. Fu sfruttata prima per
l'agricoltura, poi per la navigazione e per l'industria del rame e in
seguito più' consistentemente per la produzione di ferro, iniziata
quest'ultima probabilmente nel 400 a.c.
Sia il rame che il ferro, si ottenevano dalla lavorazione dei
minerali provenienti dalla zona di Campiglia e dell'Isola d'Elba.
Inizialmente il minerale di ferro veniva trattato all'Isola d'Elba e
successivamente venne organizzata a Populonia una valida struttura
composta da numerosi forni. Una notevole massa di scorie di ferro,
conseguenti alla lavorazione, hanno ricoperto e conservato le tombe, ma le
hanno purtroppo anche compresse e danneggiate nella parte superiore , ne
hanno fuso i corredi e favorito gli interventi dei predoni.
Nel 1914, la carenza di ferro da sfruttare a fini militari, durante
la guerra, indusse ad utilizzare proprio tali scorie ferrose che avevano
sepolto la necropoli e quindi a riportare alla luce questo patrimonio
archeologico.
La floridezza di Populonia, durata circa un secolo e mezzo, fu di
fatto determinata dalla sua posizione nel golfo, ben riparato da scogliere
e non lontano dalle isole tirreniche. Come ubicazione era compresa nei
percorsi della navigazione tirrenica e costituiva punto di appoggio di
quella orientale.
I greci, intenzionati a creare colonie nell'alto tirreno,
procedettero per mare fino a questa zona dove furono osteggiati dagli
etruschi alleati ai cartaginesi.
Un altro conflitto si svolse nelle acque sarde tra frocesi, contro
etruschi e cartaginesi. I focesi ebbero la meglio, ma dovettero
abbandonare la Corsica in cui si erano insediati.
A causa di contrasti con i focesi, i rapporti commerciali nei loro
confronti da parte degli etruschi si interruppero e così anche quelli con
greci e siracusani.
I siracusani si fecero avanti nel 474 a.c. a Cuma, riuscendo a
conquistare la Campania e di qui si espansero nel Tirreno settentrionale
ed infierirono sulle coste etrusche nel 454-453 a.c.; finché, nel 384
a.c. Dioniso I raggiunse i porti etruschi assicurandosi la Corsica e
l'Isola d'Elba.
Le descrizioni della città degli scrittori classici, si riferiscono
ad un momento di decadenza della sua fortuna e quindi al suo aggravarsi
nel corso del tempo.
Populonia nel 282 a.c. fu assediata , durante la guerra tra Galli e
Romani e poi nell'ottanta a.c., con la guerra tra Mario e Silla. Con la
vittoria di Silla, i siliani irruppero in Populonia, distruggendo le
famiglie e deturpando la città; successivamente invasero Volterra che fu
sconfitta dalla fame.
Nel 412 d.c., Alarico, capo dei visigoti, dopo l'invasione di Roma
si occupò della devastazione delle zone settentrionali verso la Gallia,
travolgendo anche il territorio etrusco.
Populonia si risollevò poco tempo dopo grazie a Teodorico, re degli
ostrogoti, che permise il recupero delle attività dei porti, delle
miniere e del commercio.
Esisteva nella città, in questo periodo, il Vescovato. Da questo
contesto emerge, secondo lo storico senese Tizio, il nome di un Papa
chiamato San Giovanni I.
Il vescovo di Populonia, Asello, sottoscrisse gli atti del Sinodo
indetto a Roma da Papa Gelasio I nel 495d. c.e poi quelli del Sinodo
indetto nel 501d. c.da Papa Simmaco.
Nel 546d. c.Populonia fu invasa e saccheggiata da Totila, capo dei
Goti e nel 570d. c.subì l'intervento del longobardo Gummaruth.
Carlo Magno concesse la città a papa Adriano nel 772d. c.La
completa devastazione della città fu provocata dai pirati, probabilmente
greci o mori, che sbarcarono con dodici navi, nell'anno 809d. c.
I pochi abitanti rimasti a Populonia vennero supportati dal vescovo
di Roselle che mandò un prete e due diaconi. Il vescovo di Populonia era
proprietario di terre, prima feudali, poi semplicemente come possesso,
fino a qualche secolo fa.
Nel 1044 compare la chiesa di San Quirico, che poi divenne monastero
nella prima parte del XI secolo, in occasione del trasferimento della
diocesi a Massa Marittima, nella quale erano comprese la Maremma Toscana e
le isole dell'arcipelago.
Dopo la comparsa del monastero, iniziarono le donazioni in cui si
misero in evidenza le famiglie Della Gherardesca e degli Aldobrandeschi.
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