Appassionati del mondo islamico,
io Francesco il capo equipaggio (maschilista), mia moglie
Luciana, mia figlia Valentina e mio nipote Christian,
viaggiatori e non vacanzieri, irriducibili e instancabili
camperisti dalla nascita, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti,
di culture diverse, di nuovi amici, finalmente nel 1995
partiamo per la mitica Petra.
L’idea era nata
in Tunisia, insieme a degli amici di Trento, raggiungere la
mitica Petra tramite un avventuroso fantastico viaggio
attraverso la Turchia, la Siria e la Giordania, novelli emuli
di Burckardt (colui che nei primi del 1800, camuffandosi da
beduino, riapri’ agli occhi occidentali la capitale dei
Nabatei). Burckardt spinto dall’amore per la conoscenza,
dalla voglia della scoperta tra i suoi numerosi viaggi
riusci’ a penetrare nei segreti e nelle ritrosie dei gelosi
pastori beduini. Annotò pazientemente tutto nei suoi diari
che pubblicati servirono alla riscoperta di questa regione.
Noi abbiamo fatto
finta di ignorare che giornalmente aerei di tutto il mondo
fanno la spola scaricando carovane, moderne, di turisti
frettolosi che, seguendo la moda dei
fast food, piantano la loro bandierina solo per dire
“ci sono stato”. Ci siamo immaginati un viaggio vero, un
itinerario non da turisti, una conoscenza, veloce certo, ma
vera con le popolazioni del luogo. Col senno di poi possiamo
dire: non ci siamo sbagliati.
Prenotato il
traghetto per Kusadasi tramite la compagnia Marlines con la
motonave “Countess” gia’ da febbraio, preparati
minuziosamente con cartine, libri, guide, articoli e creato
un logo tutto nostro “CLUB DEI GIRELLONI “, fatto stampare su magliette, cappellini e impermiabilini,
finalmente a fine luglio, gasatissimi, si parte.
29 Luglio 95
Ci troviamo con
gli altri due equipaggi di Trento, Roberto, Daniela e la
figlia Martina, Tony, Carol e il figlio Luca ad Ancona alle
12.00. E’ sabato, la partenza e’ prevista per le 18.00 e
siamo in fila in una coda interminabile di mezzi, auto e
camper. I primi contatti e ci accorgiamo che vanno tutti in
Turchia, solo un paio di motociclisti sembrano intenzionati a
un giro piu’ lungo direzione Siria, Giordania, Egitto,
Libia, Tunisia e rientro. Il nostro traghetto comincia subito
a dare segnali preoccupanti, e’ in ritardo, e sembra che sia
la norma. Noi abbiamo prenotato cabine interne a 4 letti.
Speriamo bene.
Finalmente, a
tarda ora, la nostra motonave arriva. Non e’ molto grande, né
sembra uscita di recente dai cantieri di costruzione. Dopo un
arrembaggio all’ultimo mezzo, saliamo a bordo. Ci assegnano
la nostra cabina, che e’ identica a quella dei nostri amici,
e sembra un pertugio per emigranti. Per entrare dobbiamo fare
a turno. In piu’ la mia brandina presenta uno sfondamento al
centro, sembra un amaca semirigida. Speriamo bene. E
finalmente si parte con un buon ritardo. Cominciano i primi
brontolii da parte di tutti i passeggeri.
30/31 Luglio 1995
Due giornate in
mare con la nostra nave che dimostra tutti i suoi anni e
dimostra che il ritardo ad Ancona non e’ casuale, ma la
norma. Viene quindi ribattezzata “Vecchia Ciabatta”. A
bordo nel piccolo spazio a disposizione troviamo anche una
piccola piscina (eufemismo) che e’ presa d’assalto, specie
dai ragazzi. Dovremo arrivare domani alle 12.00. Continuiamo a
fare progetti mentre comincia a serpeggiare un po’ di noia,
ma e’ il viaggio di andata e lo stimolo di arrivare e’
piu’ forte della lunghezza della traversata.
01 Agosto 95
E finalmente
terra, terra. Con il previsto ritardo siamo arrivati a
Kusadasi. E’ dall’89 che non ritorno in Turchia, ma ho
subito l’impressione che sia cominciata una cementificazione
selvaggia. Facciamo frontiera, e grazie alla nostre Luciana e
Carol riusciamo a scavalcare tutta la fila. Siamo in Turchia e
ci accorgiamo che qui la svalutazione e’ stata
“leggermente superiore alla nostra”. Un dollaro uguale a
44.500 lire turche. Una pieno di gasolio 780.000 lire turche.
Le nostre lire turche dell’89 non sono piu’ in corso. Via,
partiamo, direzione Siria. La Turchia e’ comunque sempre
splendida.
02 Agosto 95
Giornata di
trasferimento. Dopo un rapido consulto decidiamo di
attraversare la Turchia a sud tramite la strada costiera.
Strada bellissima per il paesaggio. Va su e giu’ con
splendidi panorami sul mare, ma non adatta per il transito
veloce. Infinite calette che ci proponiamo di rivedere in un
prossimo viaggio only Turchia. Ci fermiamo per la notte in una
baietta che all’imbrunire ci invita ad un bagno
rinfrescante. Tutti in acqua anche con pile sub. Ci
accorgeremo solo domani, alla partenza che e’ una specie di
discarica. Sich!!!!! Con tutti i bellissimi posti che abbiamo
attraversato!!!
03 Agosto 95
Ci avviciniamo
alla frontiera siriana attraversando un immenso sito
industriale. Siamo abituati alle frontiere arabe, e alla loro
lentezza, ma in questo viaggio raggiungeremo il massimo. Siamo
praticamente gli unici turisti occidentali. Passata la zona
turca ci mettiamo in fila per quella siriana, e scopriamo
subito che la fila non vale. I doganieri siriani, con estrema
calma, ci dicono che prima passano tutti i siriani, poi i
turisti. Scopriamo “con piacere” che gli uffici doganali sono
dislocati in ordine sparso, uno a destra, uno a sinistra, uno
dietro , uno al primo piano etc e devono essere fatti a
sequenza. Anche qui esiste il solito maneggione che si offre
per sbrigare le pratiche.
Uno di questi
maneggioni ci affianca e non ce ne liberiamo. Le nostre
esperte Carol, Luciana e Daniela cominciano i vari giri. Da
una parte la timbratura del passaporto, da un’altra
l’assicurazione, da un’altra il pagamento dei diritti
doganali, da un’altra il nulla osta dei finanzieri locali,
da un’altra la tassa diesel e via. La tassa diesel e’
studiata proprio per i turisti, dato che il gasolio costa due
lire tutti i mezzi alimentati con questo carburante pagano una
tassa proporzionale al tempo di soggiorno, cosi’ si azzera
il beneficio. Dopo quattro ore e il pagamento di 170 dollari
riusciamo ad entrare in Siria.
Entrati in Siria
ci troviamo con un altro paesaggio e con un altro ambiente
umano e sociale. Paesaggio arido , semidesertico, avvertiamo
quasi subito il tenore di vita diverso rispetto alla Turchia,
estremamente basso, e il tipo di organizzazione statalista. Si
incontrano mezzi con enormi poster di Assad, il presidente
siriano, oppure con quelli che raffigurano il figlio di Assad.
Ci dirigiamo verso San Simeone (Qalah Siman) il luogo dove il
santo, nel 400 d.c., visse in una celletta sulla sommita’ di
una colonna.
Arriviamo di sera e la zona archeologica, il
monastero, sta per chiudere e decidiamo di dormire nel
parcheggio del luogo. Facciamo conoscenza con il custode che
ci prende subito in simpatia, ci invita a bere una birra e
facciamo quattro chiacchiere, con molta fatica per la
verita’. Lui parla solo arabo, ma si fa capire. Cominciamo a
conoscere l’ospitalita’ del popolo siriano. Sappiamo, per
esperienza, che nel mondo islamico l’ospite e’ sacro, ma
dato che siamo in medio oriente e che esiste tensione tra le
varie popolazioni e il conflitto con Israele, abbiamo un po’
di perplessita’ per l’accoglienza dovuta a turisti fuori
dalle rotte normali.
04 agosto 95
 Ci
svegliamo alle 7, le donne dormono, e visitiamo il monastero
in un atmosfera irreale. Giro da solo, non sara’ l’unica
volta in questo viaggio, tra i ruderi abbastanza ben
conservati lasciando la mente fantasticare sul misticismo
cristiano dell’epoca. Il monastero e’ costruito intorno
alla colonna (stele) del santo, da qui la denominazione santi
stiliti dato che, all’epoca, non era un’eccezione la vita
di eremiti su colonne. Poco piu’ tardi gli unici visitatori:
un gruppo di studentesse arabe vestite tutte nell’identico
modo con fazzolettino e tunicone. Il nostro amico custode ieri
sera ci aveva fatto capire che lui e’ dipendente statale e
che i controlli governativi sono rigidi. Però si dimentica di
darci la ricevuta dell’ingresso!!
Partenza.
Direzione Aleppo. Cominciamo ad incrociare traffico locale,
degli strani mezzi simbiotici, mezze api e mezzi trattori che
fanno un fumo terribile, adorni di strani pendagli. Non si
vedono industrie, né agricoltura in essere. Attraversiamo un
piccolo paese con il suo souk (mercato) ed arriviamo ad
Aleppo. Una delle pochissime citta’ siriane. Troviamo e ci
installiamo nell’unico campeggio (non ne troveremo altri)
alla periferia della citta’.
Noleggiamo un taxi pulmino che ci
porta in centro. Avevamo gia’ intravisto questi mezzi
all’arrivo e ci sembravano guidati con molta allegria, ma
adesso che ci siamo dentro ci accorgiamo che sembrano un
videogame. La velocita’ e’ sempre sostenuta, le sterzate
vengono effettuate solo in extremis e il clacson e’ sempre
in funzione. Le donne cominciano ad urlare prevedendo che
faremo una strage di passanti e mezzi. Non sappiamo come, ma
riusciamo ad arrivare integri al centro, dopo che il nostro
autista ha fatto imbestialire e mandato a quel paese numerosi
passanti che non ci stavano ad essere investiti.
Visitiamo Aleppo. Entriamo nella Cittadella, di
origine intorno al mille, che ci impressiona molto di piu’
all’esterno che non internamente. Scarsa la manutenzione e
la pulizia. Ci ristoriamo gli occhi nella Grande Moschea dove
ci fanno entrare solo dopo una vestizione in nero assoluto,
comprensivo di cappuccio e non intendo quello del bar.
Infine
cerchiamo il famoso souk che e’ un’attrattiva per tutto il
medio oriente. Girovaghiamo in numerose stradine dove per la
guida c’e’ e si svolge il gran bazar di compravendite ed
esposizioni di merci, ma non ne troviamo traccia, finche’
scopriamo di aver beccato il giorno di riposo settimanale.
Peccato.
Rientriamo con il solito taxi-pulmino al campeggio
dove ci ristoriamo e facciamo il nostro primo cambio “nero”,
conveniente, ma nulla di trascendentale. Comunque un cambio vero
e non una truffa come ci e’ successo a suo tempo in Ungheria,
dove ci hanno propinato dinari iugoslavi, valore zero, al posto
di fiorini. Consulto strategico per la tappa successiva e
decidiamo di raggiungere Palmira, la patria della bellissima
Zenobia, tramite la strada del deserto che costeggia l’Iraq e
il fiume Eufrate.
05 Agosto 95
 Partiamo
di buon ora. Turisti occidentali zero e avendo scelto una strada
al confine con l’Iraq ne prevediamo ancor meno. L’itinerario
che costeggia l’Iraq ci fa scoprire una realta’ antica per i
nostri occhi e per la nostra cultura. Ci fermiamo ad osservare
contadini che separano il grano o l’orzo tramite il lancio in
aria, il vento
pensa a separare gli elementi in caduta. Altri che utilizzano il
cavallo legato ad un palo e girando incessantemente schiaccia il
frumento. Le donne siriane, anche per fare questi lavori, sono
sempre vestite con abiti dai colori sgargianti e bellissimi.
Il
nostro amico Roberto, denominato inviato speciale, si butta a
capofitto con telecamera e fotocamera. Io ho un po’ di
ritrosia conoscendo gli usi e costumi arabi e la loro ritrosia
per le riprese e foto. Ma qui invece siamo accolti con calore
e simpatia. Addirittura si mettono in posa. Cominciamo ad
avvertire l’ospitalita’ e la generosita’ di questa gente.
Mano a mano che
ci allontaniamo da Aleppo muta il paesaggio facendosi sempre
piu’ arido e il caldo si fa sentire. Partendo dall’Italia a
chi indicavo la Siria e la Giordania come la nostra meta delle
vacanze mi sentivo rivolgere l’appellativo di incosciente. Le
critiche piu’ ripetute erano che andavamo in posti dove vi
erano popoli pericolosi e un clima dal caldo impossibile. Salvo
due eccezioni per il clima, qui nel deserto ai confini con
l’Iraq e Aqaba sul mar Rosso, avremmo smentito tutte queste
cassandre.
Dopo molti chilometri di deserto e qualche sparsa
tenda beduina, incontriamo un gruppetto di case. Roberto, il
nostro inviato speciale, parte all’attacco e noi dietro.
Scopriamo un mondo che ci porta, con un salto temporale, al
tempo biblico. Casette fatiscenti, niente elettricita’, una
mucca, un asinello e nulla piu’. Vediamo dei bambini, che non
sono né petulanti né accattoni, a cui regaliamo alcuni
giocattoli che abbiamo appositamente portato dall’Italia. In
un attimo tutto il villaggio e’ con noi e con dignita’ ci
ringrazia, ci invita al solito
a scattare foto mettendoci a disposizione asinelli,
mettendosi in posa con noi, anche le donne si fanno belle e si
mettono in mostra.
Stranamente
arriva dopo poco una macchina della polizia e ci redarguisce per
la fermata in un paesetto senza prima aver avvertito le
autorita’. Dicono che siamo liberi di fermarci dove vogliamo,
ma prima dobbiamo chiedere il permesso. Sara’ comunque la
prima ed unica volta che ci fanno un’osservazione del genere e
in seguito nessuno ci impedira’ nulla.
Proseguiamo e
cominciamo a seguire il corso del fiume Eufrate . Reminiscenze
storiche: il Tigri e l’Eufrate, come e’ lontano
l’occidente e il XX secolo, traffico zero, modernita’ zero,
industria zero, miseria, sebbene dignitosa, tanta. Arriviamo ad
un paesetto vero. Adocchiamo un pertugio in una casa dove si
assiepano alcune persone. Si, e’ un forno, e abbiamo
necessita’ di pane. Ci fermiamo.
Il pane arabo
e’ particolare. E’ una specie di piadina romagnola, piu’
grande e fatta senza lievito, quindi azzima. Per le necessita’
ce ne vogliono piu’ di uno a testa e noi siamo tre equipaggi.
Luciana scende e vede che ce ne sono in vendita anche al bordo
della strada. Però la nostra “piadina” e’ stesa in terra
senza nulla sotto. Prosegue e cerca di trovare il forno
“pertugio”. Lo trova, fa la fila e ne chiede una bella
quantita’. E’ fumante, appena sfornato. Chiede il prezzo per
pagare e sorpresa: gli fanno capire che siamo turisti e quindi
tutto gratis!!!!! Non sara’ la prima volta. Ringraziamo e
proseguiamo.
Arriviamo al
confine con l’Iraq. Non avvertiamo nessuna particolare
tensione. Non abbiamo provato, ma penso che avremmo potuto fare
un escursione nel paese famoso per la guerra del Golfo. Dopo
aver pranzato e aver “subito” l’ennesima gentilezza, un
signore ci ha portati al distributore che stavamo cercando;
proseguiamo per Palmira, la nostra meta odierna.
 L’avvicinamento
a Palmira e’ tramite il deserto vero, sabbia , dune, caldo.
Fortuna che la strada e’ ben asfaltata e non ci crea problemi.
Solo, ed e’ una delle due eccezioni, abbiamo la cabina del
camper che arriva a 45 gradi e la nostra aria condizionata non
funziona. Pazienza. Riviviamo i racconti dei beduini che
stremati dal passaggio nel deserto arrivavano a Palmira (oasi di
palme , il palmeto), che appariva come un miraggio con i suoi
lussureggianti palmeti e le sue sorgenti di acqua sulfurea e
tonificante.
Palmira e Zenobia la bellissima regina nera che osò
confrontarsi con Roma. La leggenda ci tramanda la cattura e la
deportazione con catene d’oro. Arriviamo in serata e
finalmente intravediamo un camper solitario che come noi ha
scelto questa meta affascinante e intrigante. Siamo in una larga
spianata dove i reperti storici, quasi tutti romani simili ad
una Pompei orientale, sono aperti e agibili a tutti. Non esiste
recinzione né tantomeno biglietto d’ingresso, forse per la
vastita’ del sito. Su una collina sorge minaccioso un vecchio
castello arabo.
Decidiamo di
andare subito a visitare il castello. Ci inerpichiamo per una
stradina stretta e ripidissima. Sara’ una costante per il
medio oriente. Salite incredibili e discese vertiginose.
Arriviamo all’entrata del castello ma e’ chiuso, vi e’
pericolo per i visitatori, forse anche qui per la mancanza di
manutenzione. Anche questo e’ una costante del mondo arabo,
non esiste la mentalita’ della riparazione o manutenzione.
Spesso abbiamo incontrato strutture moderne, recenti, in
decadimento appunto per la mancanza di manutenzione.
Torniamo a valle
e tramite una pista ci inoltriamo nella zona archeologica e ci
fermiamo in uno spiazzo ai limiti di una via colonnata, in
ottimo stato di conservazione. Siamo solo noi, scende la notte e
dal buio piu’ assoluto vediamo muoversi delle luci e delle
ombre. Che siano i fantasmi del posto? No, sono solo dei ragazzi
locali che sopra a dei cammelli (dromedari ma noi continuiamo a
chiamarli cammelli) percorrono le viuzze del sito. Sembra di
essere in un film d’epoca, no e’ la realta e ci facciamo
coinvolgere in questa passeggiata nel tempo. Andiamo a letto
nelle nostre cuccette del camper. In che epoca ci risveglieremo
domani?
06 Agosto 95
Eh
no, ci siamo svegliati e con rammarico siamo nel XX secolo.
Utilizziamo la mattina per la visita della zona romana, ci siamo
dentro con il camper, del tempio di Baal e delle tombe sparse
nei dintorni. Il santuario di Baal ricorda i tempi egiziani, sia
per la mole, sia per le divinita’ babilonesi che vi vengono
raffigurate, ed una di queste e’ proprio Baal. Ritorniamo ai
mezzi e con questi giriamo nelle campagne visitando varie tombe
nella distesa di sabbia rossiccia. Infine ci infiliamo in un
Hotel che ha monopolizzato una delle sorgenti sulfuree del tempo
e ci buttiamo nella piscina ricavata da questa sorgente.
Infine decidiamo
di partire alla volta del Krak dei Cavalieri, facendo un salto
temporale storico, dal tempo dei Romani, della regina Zenobia,
dei Babilonesi alle crociate, al medioevo. Ci lasciamo alle
spalle il deserto e dirigiamo verso Homs, una delle pochissime
cittadine dall’aspetto modernizzante che danno un impressione
strana nel contesto di questa regione. Ma la cittadina, quasi
schiva e timorosa del turbamento che può produrre, rimane
confinata in se stessa e bastano pochi chilometri per rientrare
nell’atmosfera mediorientale.
Il clima e’
stupendo, caldo ma con un venticello delizioso che non ci fa
rimpiangere né la lontananza del mare né il clima europeo. In
certi posti troviamo addirittura gli alberi piegati che ci fanno
intuire la costante ventosa di queste zone. Arriviamo sotto la
fortezza con la solita stradina con forte pendenza. La fortezza
di origine araba prende il nome probabilmente dalla storpiatura
araba Hisn-al-Akrad (fortezza dei curdi) e dai cavalieri di
Malta, “Krak dei Cavalieri”, dopo che, dalla conquista del
principe Tancredi nel 1100, e vari passaggi fu consegnato a
loro.
L’imponenza del
castello, siamo a 650 metri circa e poco a sud il Libano con la
Palestina e Gerusalemme, danno subito idea dell’importanza del
Krak. A riprova della zona altamente strategica numerosi aeri da
guerra sfrecciano sopra le nostre teste. Siamo, come gia’
detto, al confine con il Libano e la conflittualita’ in queste
zone e’ sempre alta. La fortezza immensa sembra ricordare, a
tutti, tempi di guerra passati e odierni. Torniamo al nostro
viaggio di scoperta e con disappunto ci accorgiamo che e’
giorno di chiusura, così non possiamo visitare l’interno
della roccaforte. Pazienza, facciamo un giro perimetrale, che ci
impegna data l’imponenza della fortezza e ripartiamo direzione
Damasco.
Scesi a valle ci accorgiamo che si e’ fatto tardi e
decidiamo di fare sosta e dormire in una piazzola della
superstrada che ci riconduce a Homs. Siamo a pochi chilometri
dal territorio libanese, ma nonostante gli aerei continuino a
passare allegramente sulle nostre teste, noi non avvertiamo
nessun timore e trascorriamo una piacevole notte.
07 Agosto 95
Ripartiamo
di buon ora, con le rimostranze di mia moglie che non gradisce
le levatacce, direzione frontiera con la Giordania, passando
prima da Bosra e Damasco. Bosra antichissima, se ne hanno
notizie dall’epoca degli antichi egizi, importante crocevia
mercantile dei nabatei, seconda solo a Petra, conquistata dai
Romani onnipresenti, sede di profezie islamiche, conserva
reperti ben conservati. Notevole l’anfiteatro romano, 35000
posti a sedere, che visitiamo, al solito, da isolati turisti o
quasi, e la parte araba che
trascuriamo per problemi di tempo.
Lasciata Bosra,
velocemente arriviamo a Damasco, l’unica vera citta’ siriana
che, nonostante la sua modernizzazione, non perde il proprio
stile orientale. Lasciamo i mezzi in un grande parcheggio vicino
al grandioso souk e ci avventuriamo fra la babele delle stradine
dei mercanti. Cerchiamo invano le preziose stoffe damascate, ci
contentiamo di girare e curiosare tra le numerose bancarelle
degli ambulanti e dei negozi. Nei souk e in genere nel mondo
arabo nelle zone commerciali si assiste a zone tematiche, in una
zona tutti gli orafi, nell’altra i ciabattini, nell’altra i
sarti, gli speziali e cosi’ via. Ciò permette un confronto
immediato e una scelta tra le varie proposte o professioni.
Non abbiamo
indugiato molto nel mercato, anche perché la nostra meta e’ e
rimane la mitica Petra, ed anche perché la contrattazione con i
mercanti arabi ha tutto un rituale che impegna ore e ore
l’acquirente e il venditore. Di regola si parte da una
richiesta che e’ come minimo tre volte il valore di realizzo,
per passare all’immancabile the’ e alla storia di tutta la
famiglia, sempre assai numerosa.
Lasciato il souk
passiamo a visitare la Grande Moschea, che non potevamo ignorare
data la sua importanza.
Infatti oltre alla consueta bellezza della moschea qui si trova
il luogo ove si dice conservata la testa di san Giovanni
Battista. Venerato anche dagli islamici quale uno dei profeti,
al pari di Gesu’ prima della venuta di Maometto. Solito
rituale della vestizione, ingresso nella grande ala aperta ove
si trova la fontana dell’abluzione. Gli islamici eseguono il
rito del lavarsi i piedi e mani prima di entrare nella moschea.
Entriamo infine a visitare questo luogo sacro che ci affascina
per la convergenza di culto passato dalla prima chiesa cristiana
a quella islamica sempre a base con il Battista.
Lasciamo Damasco
e arriviamo alla frontiera Giordana. Cambiamo i nostri dollari
(cambio 1 dinaro giordano uguale
a 2350 lirette), paghiamo i soliti balzelli doganali e
con relativa velocita’ (solo tre ore, le nostre guide Luciana,
Carol e Daniela si sono fatte esperte nella solita confusione di
uffici e balzelli) siamo fuori frontiera. La nuova nazione ci
appare sicuramente piu’ avanti, sia dal punto di vista sociale
che per l’organizzazione e ce ne accorgeremo in seguito per
una piccola disavventura a Jerasa. E’ tardi e dormiamo lungo
l’autostrada per Amman.
08 Agosto 95
Solita sveglia mattutina ( ore 7 )
e con una buona superstrada giungiamo ad Amman, la capitale
Giordana, siamo nell’unica citta’ vera del regno Hashemita,
piu’ di un milione di abitanti con negozi, hotel e
supermercati all’avanguardia. Ma anche qui si avverte il
rispetto e la cortesia verso lo straniero e il turista.
Parcheggiamo i camper e subito veniamo raggiunti da alcune
persone che ci offrono bibite per tutti. Contraccambio regalando
i nostri berrettini con il logo del club dei girelloni.
Facciamo un
piccolo giro e ci accorgiamo che la grande citta’ ha perso la
propria origine millenaria, dalle origini lontanissime ricordate
nella Bibbia (Rabbath Ammon), la citta’ degli Ammoniti, centro
vitale nelle vie carovaniere al tempo dei nabatei e dei romani,
conserva oggi poche testimonianze storiche se si esclude la
cittadella e l’anfiteatro romano. Ciò nonostante il sapore
antico e la tradizione si ritrova nel souk che vede insieme
uomini d’affari e beduini .
Ad Amman ci
informiamo sulla possibilita’ di una escursione ad Israele,
consapevoli comunque della difficolta’ e della cautela che
dovremo usare per non far lasciare traccia nei nostri passaporti
in quanto, in caso contrario, avremmo molte difficolta’ a
rientrare in Siria. Ci informiamo in diversi agenzie, ma tutte
tentano di farci pernottare a Gerusalemme per le difficolta’
di rientro alla frontiera. Decidiamo di soprassedere e di
verificare al ritorno l’effettiva possibilita’ di
organizzarsi da soli.
Per raggiungere
il mar Rosso da Amman vi sono, oggi, tre strade. Una e’ la
moderna autostrada percorsa da enormi camion che fanno la spola
tra Aqaba e l’Arabia Saudita. Un’altra e’ quella che
costeggia il mar Morto (Dead Sea) che percorreremo al ritorno.
L’ultima e’ invece la vecchia carovaniera, la strada dei re,
percorsa dai mercanti , dai romani, dai nabatei e dal club dei
girelloni , all’andata con qualche piccola deviazione.
La prima
deviazione la facciamo lasciando la capitale con direzione Zarqa
Main. Questo posto e’ una stazione termale, enormi cascate di
acqua calda (50-70°C) che alimentano i bagni e le piscine di
una grazioso hotel, ma che sono anche allo stato naturale lungo
un uadi (fiume) riscaldato proprio da queste sorgenti.
L’avvicinamento
alla zona ripropone l’avventura di strade costruite con
pendenze incredibili, penso che si avvicinino al 25%-27%. La
guida deve essere molto prudente e accorta per preservare le
parti frenanti. A paragone le nostre strade alpine sono
falsipiani. E proprio in questa zona troviamo una piccolo gruppo
di camper ( in tutto il mese ne avremo incontrati al massimo 15)
guidati dal simpatico dott. Barbato che finalmente conosco di
persona dopo alcune volte che ci siamo sentiti per telefono e
per fax. Anche loro hanno programmato grosso modo il nostro
giro.
Ci conosciamo a
meta’ discesa mentre sono fermi perché un loro mezzo ha
il liquido dei freni in ebollizione e tentano di farlo raffreddare. Penso
seriamente con preoccupazione che anche la risalita non sara’
agevole sia per la strettezza della carreggiata sia per la
pesantezza dei nostri mezzi. Arriviamo con un certo patema
d’animo al fondo della valle e parcheggiamo in un clima di
calda umidita’.
Ci attrezziamo
con i costumi e dopo una piccola passeggiata avvistiamo le
cascate termali che imbiancano la zona ove scorrono. Sono dalla
parte opposta del fiume, rispetto a noi, e quindi siamo
costretti ad un guado che, data l’acqua caldissima, viene
effettuato allo stile del “camminare sui carboni ardenti”.
C’e’ chi non ce la fa e torna velocemente indietro. Noi
uomini duri passiamo, insieme ai ragazzi, e ci immergiamo sotto
la cascata. Ma dopo pochi minuti, vista la nostra pelle divenire
tipo bollito alla veneziana, siamo costretti ad uscire e
stravolti riprendere fiato.
Dopo le nostre
abluzioni riprendiamo la strada del ritorno, per tornare sulla
strada dei re, partendo a distanza di qualche minuto l’uno
dall’altro avendo paura di bloccarci in salita l’uno con
l’altro. Con il baracchino ci segnaliamo via libera e
risaliamo utilizzando anche il metodo del serpente (risalire
ondeggiando a destra e sinistra per spezzare la pendenza), senza
il quale, perlomeno con il mio mezzo, un camper Pilote 590 di
circa 7 metri, avrei avuto difficolta’ ad arrivare.
Dopo la fatica
della risalita troviamo uno spiazzo ove decidiamo di dormire.
Mentre prepariamo la cena e i ragazzi giocano, Valentina
richiama la nostra attenzione su uno scorpione che fa capolino
da sotto una pietra. Rapido consulto e preferiamo non correre
rischi eliminando il possibile pericolo, siamo in una zona dove
gli scorpioni sono velenosi, ripulendo il piu’ possibile la
zona . Comunque non cambiamo posto e ci ritiriamo a dormire dopo
un tentativo di intravedere all’orizzonte il mar morto.
09 Agosto 95
Solita
levataccia e via per la mitica strada dei Re. Non
possiamo però rinunciare alla deviazione che ci porta sul monte
Nebo. Dalla sommita’ del quale Mose’ vide la terra promessa
e mori’, non giungendovi mai. Qui si ritiene essere la sua
tomba e il ritrovamento di antichi siti avvalla tale ipotesi.
Sotto la tutela e la conduzione di frati Francescani oggi
osserviamo il sito archeologico, la chiesa, i suoi reperti e il
luogo dove la tradizione pone il decesso di Mose’. Il luogo
dovrebbe poter far ammirare la valle del giordano, il mar Morto
e fino a Gerusalemme. Di fatto la foschia impedisce tutto ciò.
Ma l’atmosfera ripaga quello che non vediamo, e solo
immaginiamo.
In questo viaggio
il tempo e’ sicuramente scorso a ritroso, sia per la
tradizionale societa’ e cultura araba, sia per i luoghi
storici, sia, essendo quasi sempre solitari viaggiatori, per la
sensazione di essere novelli Livingstone nello spazio temporale
che piu’ ci aggrada.
Lasciata l’ultima dimora di Mose’, con la segreta speranza di
riuscire ad arrivare oltre Aqaba, nella penisola del Sinai, nel
monastero di Santa Caterina dove si trova il roveto ardente,
altra tappa di Mose’, ci dirigiamo a sud verso Al-Karak dove
sostiamo per il pranzo e una rapida visita alla fortezza
costruita dai crociati.
Riprendiamo il cammino e seguiamo il
tuortoso saliscendi della
strada dei Re. Salite e discese, al solito, incredibili.
Un avvistamento maestoso ci impone una fermata. Un nibbio reale,
apertura alare di circa 3 metri, ci saluta nobilmente
dall’alto. Poco dopo per una sosta tecnica veniamo
forzatamente indotti a farci fotografare con un vecchio beduino
che vuole a tutti i costi una foto con noi. Ha al suo fianco un
bellissimo pugnale che ostenta orgoglioso quale segno della sua
virilita’. Ci saluta fraternamente e ci augura buon viaggio.
Il
paesaggio, di montagna e’ aspro e brullo, se non desertico
sassoso, e spesso incontriamo capre e pecore che non immaginiamo
dove possano trovare il pascolo. Sporadicamente tende beduine, e
ragazzini pastori che al nostro incontro si ritraggono timorosi.
Ci fermiamo in un posto sperduto presso una tenda solitaria. Non
c’e’ niente nei dintorni, non si vedono mezzi di
sostentamento e allora capiamo o forse pensiamo di capire perché
quel vecchio, ci sembra assai vecchio, e’ sotto la tenda e
fuma asceticamente un po’ d’erba. E’ l’unica cosa che
ha.
Petra
– Tomba degli obelischi
|
|
E’
sera e arriviamo a Petra. Finalmente. E’ sicuramente
l’unico, o uno dei poche obbiettivi turistici della Giordania.
Troviamo numerosi hotel, attrezzature turistiche,. baracchini,
ma comunque non molti turisti. Petra, l’antica Petra, e’
comunque ancora distante e si raggiunge solo a piedi o a
cavallo. Cerchiamo un posto per fermarci e lo troviamo proprio
all’ingresso della zona archeologica, accanto alla locale
stazione di polizia che gentilmente ci permette la sosta.
10 Agosto 95
L’itinerario
che ci ha portato a Petra, sebbene non si sia trattato di una
pista desertica, ma di strade asfaltate non ci ha comunque tolto
il fascino di un viaggio nella storia e nel tempo, facendoci
conoscere ed apprezzare popolazioni (siriani, giordani,
palestinesi) che ci hanno accolto ovunque con gioia e rispetto,
dividendo con noi quel poco che hanno. E’ difficile capire
l’atavico conflitto che hanno con gli ebrei.
Petra ha origini
antichissime, se ne hanno tracce fin dal XIII secolo a.c., ha
una storia che va dagli antichi Edomiti, ai nabatei, ai soliti
romani. E’ comunque fondamentalmente ricordata per essere
stata la capitale e centro carovaniero ai tempi dei Nabatei.
Crocevia dei traffici commerciali tra l’Egitto, l’Arabia e
l’occidente, luogo meraviglioso per l’opera umana e quella
naturale, e’
certamente unica al mondo.
Per arrivare
all’ingresso dell’antica citta’ e’ necessario, dopo aver
pagato un biglietto di ingresso diversificato per i turisti
stranieri rispetto ai nativi (per noi assai salato), percorrere
un paio di chilometri dell’uadi Musa. Questo percorso può
essere fatto a cavallo pagando un modesto importo ad uno dei
molti beduini che si sono organizzati al riguardo, o a piedi. Ne
noleggiamo alcuni per i ragazzi, noi invece proseguiamo a piedi.
E’ mattino
presto, non siamo soli, come eravamo ormai abituati, ma non
c’e’ neppure un grosso afflusso. Dopo la nostra prima
scarpinata, e solo dopo essere arrivati a pochi metri,
intravediamo l’ingresso di uno stretto passaggio in una parete
di alte rocce che hanno per tanto tempo protetto e dato
protezione a questi luoghi e ai suoi abitanti.
 Immaginiamo
il nostro Johann Ludwig Burckhardt che travestito da beduino si
inoltra in questo stretto passaggio alla riscoperta della
capitale nabatea. Ci inoltriamo in questo canyon (Siq) che e’
lungo anch’esso circa due chilometri, ed e’ “largo” da
5/10 metri ad appena 2 con altezze di circa 80/100 metri. Dopo
una miriade di tuortose giravolte, di riflessi colorati, di
mutamenti rocciosi, in fondo
al Siq appare maestoso il Khazneh (Tesoro), il tempio denominato
il Tesoro del Faraone perché vi sarebbe stato nascosto
dell’oro.
L’immenso tempio
(40 metri di altezza per 30 di larghezza), che fa da
preludio all’ingresso vero e proprio nella conca della
citta’ antica, non e’ che l’inizio di una fantastica
giornata in giro per vestigia antiche e ricordi storici. Ci
perdiamo tra mille palazzi, tombe, strade e anfiteatro romano.
Il sito e’ vastissimo e non basterebbe una settimana per una
seppur breve visita. Noi dobbiamo accontentarci di molto meno.
Ciò nonostante riusciamo a visitare un buon numero di posti.
Al
culmine della giornata decidiamo di visitare il monastero (il
tempio di Ad-Dayr). Si raggiunge dopo una scarpinata di 45 minuti salendo per circa
400 metri. Noleggiamo alcuni asini per i ragazzi. Ci inoltriamo
per una salita ripida e scoscesa, piena di dirupi che visti
dalla soma dell’asino non ispirano gran che. I ragazzi beduini
che guidano gli asini, probabilmente abituati, cominciano a far
correre le bestie, quasi una gara tra questi meandri, causando
un bello spavento ai nostri ragazzi. Dopo una bella sgridata
rimettiamo le cose a posto e ci incamminiamo.
Dopo un’oretta,
stremati, distrutti arriviamo in cima alla montagna e da una
caverna “bar”, ammiriamo il monumento imponente (40 di
altezza e 50 di larghezza) che solitario torreggia sulla
vallata. Alcuni turisti, tra cui anche i nostri amici trentini
esperti in roccia, si inerpicano sulla sua sommita’, dalla
quale la guida annota una splendida veduta fino all’Arabia. Io
mi limito a fotografare e filmare dal basso.
La
magia del luogo mi affascina e nel mio intimo segno questo
posto, e lo pongo come preferenze accanto al fascinoso Capo
Nord, meta del nostro primo viaggio in camper, al Marocco primo
viaggio nel mondo islamico, e a Parigi citta’ universale.
Rientriamo a tarda sera ai camper, non si può pernottare
nell’area archeologica, e non contento della giornata
estenuante faccio una passeggiata al vicino paese. Ne risentirò
pesantemente l’indomani quando i miei amici Roberto e Tony
torneranno per delle foto mattutine ed io invece li aspetterò a
bordo del mezzo.
11 Agosto 95
Come gia’ detto
io mi riposo mentre gli amici si rifanno 5 chilometri per delle
foto mattutine. Appena rientrano, dopo aver fatto acqua dalla
postazione di polizia, dopo uno scambio di bottiglie di vino,
partiamo verso Aqaba (mar Rosso). Ancora un pezzo di strada dei
re e poi, tramite una moderna superstrada, giu’ verso il mare.
Aqaba, praticamente confina con Israele (Elat), e’ una
cittadina di mare, non presenta comunque nulla di caotico né di
affollato. Alla periferia direzione Arabia Saudita, vicino ad un
centro sub, ci fermiamo su una spiaggia attrezzata di ombrelloni
fissi. Siamo al solito soli soletti, salvo qualche locale.
Tutti
si accorgono che siamo sulle rive del mar Rosso e sulla barriera
corallina che giunge fino alla spiaggia. Via con i costumi, i
locali cominciano a guardare le nostre signore che per loro
sicuramente hanno dei costumi estremamente provocanti, ma
null’altro che delle fugaci occhiate.
L’assalto all’acqua e’ all’ultimo sangue,
sangue vero. Tutti dentro. Io mi sono attardato per preparare
l’attrezzatura di ripresa subacquea. Dopo il primo
tuffo, vedo tutti riuscire precipitosamente e con aspetto
dolorante. Si sono tuffati nel mezzo della barriera corallina
piena di ricci di mare enormi e corallo tagliente. Sono tutti
pieni di spine e taglietti dolorosi. Il secondo tuffo viene
effettuato con maggiore cautela.
Il mar rosso
mantiene tutte le sue promesse ed aspettative, flora e fauna
sono un regno multicolore incredibile, spariamo foto a raffica e
tento anche di filmare nonostante un po’ di corrente che ci fa
ondeggiare. Pesci di ogni colore e forma. Ricci e
corallo, rocce colorate. Strabiliante. Naturalmente
pensiamo che sia tutto sotto protezione e non asportiamo nulla.
Ci
riposiamo sotto gli ombrelloni enormi piantati sulla sabbia .
Unica nota stonata, ma forse c’era da aspettarselo, alcune
costruzioni in essere vicino alla battigia, ma per il momento
non vi e’ nessuno. Continuiamo a tuffarci e nel frattempo
decidiamo di andare a dormire nel deserto (Wadi Rum), anche su
consiglio di Barbato (ricordate l’abbiamo incontrato vicino
alle terme delle sorgenti calde) che ci indicava il deserto
quale zona per poter dormire al fresco, qui ad Aqaba non si
respira dal caldo, neanche sulla riva del mare.
Prima di
spostarci però intravediamo dei locali che su degli zatteroni
improvvisati, polistirolo, rientrano a riva con delle cernie
nere stupende; le hanno pescate con un semplice filo!!!!. Ci
avviciniamo e chiediamo se ne
ce possono vendere alcune. La trattativa ha il suo esito
positivo e ci vendono 4 cernie giganti. Per noi il prezzo e’
irrisorio, ma sospettiamo che cosi’ non sia per loro, tanto
e’ che ce le preparano pulite di tutto punto contenti di
averle vendute.
Ci trasferiamo sul deserto che data la sua posizione
su un altopiano che si estende fino all’Arabia Saudita e’
ideale per una buona dormita. Ceniamo con le nostre cernie, dopo
una buona cottura tramite i barbecue portati da casa e con
l’unico rammarico di averne comprate poche. Dopo cena ci
accorgiamo che e’ arrivato anche il gruppo Barbato. Siamo nel
deserto Wadi Rum. Attentamente presidiato essendo zona di
confine e di facile contrabbando. Il luogo che richiama le gesta
di Lawrence d’Arabia. Domani faremo un escursione con dei
fuoristrada.
12
Agosto 95
 Noleggiamo 3 fuoristrada scarrettate e partiamo per
la nostra escursione.Si parte subito con una velocita’
tremenda. Sembra che gli autisti dei mezzi vogliano fare a gara
tra loro. Scopriremo invece che l’alta velocita’ e’
necessaria per non rimanere insabbiati dato che hanno le gomme
delle ruote cosi’ vecchie da essere quasi lisce e quindi non
fanno molta presa.
Andiamo in giro
gustandoci il deserto, le dune , le rocce, fino ad una piccola
sosta dove ci sono incisioni rupestri. Incontriamo anche le
guardie giordane del deserto che con il cammello presidiano la
frontiere. Hanno dei vestiti stupendi e volentieri posano per
noi. Ci fermiamo anche presso una tenda di beduini dove, senza
nulla chiedere in cambio, ci offrono il tradizionale te’.
Questa zona e’ stata teatro delle riprese di alcuni film, tra
cui Lawrence d’Arabia, cosi’ come Petra e’ stata oggetto
di parte del film di Indiana Jones.
Nel pomeriggio
torniamo ad Aqaba per riassaporare ancora il mar rosso. Ci
informiamo anche sulla possibilita’ di passare in Egitto,
tramite Israele. Qui i tre stati sono proprio a due passi. Di
fronte ad Aqaba di vede la penisola del Sinai. La frontiera però
e’ aperta solo alcune ore, e per passare in Egitto e’
necessaria una fideiussione o un deposito cauzionale in
relazione al valore del nostro mezzo. Con grande dispiacere
rinunciamo. Decidiamo di dormire ad Aqaba per proseguire
l’indomani tramite la strada che costeggia il mar Morto.
La
nostra decisione di dormire ad Aqaba, sulla spiaggetta isolata,
dimentichi delle raccomandazioni di Barbato, ci fa trascorrere,
per la seconda volta, l’unico periodo di caldo, veramente
caldo (l’altra era nel deserto ai confini con l’Iraq). Non
riusciamo a chiudere occhio nonostante i finestrini tutti
aperti. Non ci muoviamo eppure anche a notte fonda siamo pieni
di sudore. La notte non passa mai.
13 Agosto 95
Siamo nella fase
di ritorno e ci incamminiamo sulla strada che costeggia il mar
morto. Questa e’ una strada di frontiera, a vista si vedono le
postazioni militari di Israele che controllano. In questa ottica
siamo protagonisti di un piccolo evento. Siamo in possesso di
radio CB (baracchini), come molti camperisti, e al contrario di
altri posti né alla frontiera Turca, né a quella Siriana, né
a quella Giordana nessuno, finora, ci ha detto nulla e noi li
abbiamo utilizzati normalmente.
Durante questo
tragitto, invece, siamo, prima, seguiti da un mezzo militare, e
poi fermati per spiegazioni su trasmissioni non autorizzate dai
nostri camper. In prima battuta ce la vediamo brutta, pensiamo
che sospettino spionaggio e non sarebbe gradevole aspettare
spiegazioni e aiuti in un carcere giordano. Tra l’altro i
ragazzi ed io abbiamo in dotazione anche binocoli e bussole.
Tony, l’altro amico di Trento, fa sparire tutta la “merce”
sospetta che utilizza il figlio.
Comincia un
estenuante dialogo. Noi gli spieghiamo che sono radio cittadine,
a corto raggio, ma i militari sono sempre dubbiosi. Scendono
anche le nostre mogli e alla vista di un abbigliamento, per loro
succinto, si passa a dialoghi confidenziali. Noi comunque siamo
sempre un po’ tesi, anche perché non vedono spesso turisti e
tantomeno con i nostri autocaravan. Finalmente indichiamo che i
baracchini trasmettono solo ed esclusivamente sui 27 Mega Hertz
(banda cittadina) ed allora da tecnici capiscono la portata
della radio e il clima si stempera. Troviamo le istruzioni dei
CB e con questa documentazione, che trattengono ci fanno
proseguire.
Siamo sul mar
Morto, una depressione che arriva fino a 400 metri sotto il
livello del mare, si avverte una sensazione di oppressione e di
umidità’. Il mar Morto e’ una strana formazione, unica al
mondo, che presenta una salinita’ 4 volte quella dei mari
normali ed e’ ricca di sali minerali sfruttati a fini
dermatologici e non solo. La giornata volge al termine ed allora
facciamo una deviazione tornando a 700 s.l.m. per dormire in
direzione di Al Karak.
Troviamo in periferia di un paesettino uno spiazzo
interno che si rivela il cortile delle scuole. Poco dopo
assistiamo all’arrivo degli abitanti dell’intero
paese, che per nulla disturbati, ci portano una grossa anguria
per darci il benvenuto. La solita squisita ospitalita’.
Roberto gli offre una scatola di spaghetti italiani, non
sappiamo se sanno come cucinarli ed una bottiglia di vino. Dopo
numerosi convenevoli e tentativi di colloquio convertiti in
gesti internazionali, salutiamo e ci ritiriamo nelle nostre
“stanze”.
14 Agosto 95
Torniamo sulla
strada che costeggia il Dead Sea alla ricerca di un centro dove
si possa provare l’ebbrezza di tuffarsi e l’acquisto dei
sali. Verso nord, troviamo ciò che cerchiamo. Troviamo una
piccola spiaggia attrezzata, con bar ristorante e negozietto. Al
solito poca gente. Ci tuffiamo e osserviamo con stupore che
effettivamente galleggiamo con il busto e la testa fuori
dell’acqua, nemmeno volendo ci immergiamo. Si può davvero
leggere il giornale seduti sull’acqua. Come inconveniente però
la presenza massiccia di sali irrita tutti e specialmente chi ha
dei piccoli taglietti, o qualche infiammazione, deve correre
sotto la doccia.
In un angolo
della spiaggia, a pagamento, si può essere spalmati di fango,
che dovrebbe avere effetti benefici al pari dei famosi sali.
Quasi tutti lo provano e le foto che ritraggono questi turisti
divenuti neri neri si sprecano. Al bar vengono acquistate
numerose confezioni di sali; dopo l’acquisto ci accorgiamo
che, stranamente, le indicazioni sono scritte in inglese e
“italiano”. Che siano confezionate da una nostra ditta? O
e’ la richiesta di mercato?
Ripartiamo nel
pomeriggio con la prospettiva di riuscire ad indagare sulla
possibilita’ di ingresso in Israele. Riusciamo ad arrivare in
frontiera dove ci informano che la frontiera ha una apertura
piu’ ampia di quello che le agenzie turistiche ci volevano far
intendere e che quindi una escursione e’ fattibile, ma
l’ingresso e’ consentito solo ad un pullman che fa la spola
avanti e dietro. Si passa la frontiera a piedi e poi ci si deve
servire di mezzi israeliani.
Cerchiamo un
posto per dormire. Lo troviamo vicino a Salt, nelle vicinanze
della capitale, in un parco dove ci sono anche delle giostre. Il
proprietario del bar si propone di organizzare l’escursione
del giorno dopo. Noi, io Luciana e i ragazzi rinunciamo, sia
perché siamo un po’ in debito di ossigeno, sia perché una
escursione scappa e fuggi in Israele non ci attira piu’ di
tanto. Decidiamo quindi di aspettare gli altri in questo
parcheggio.
15 Agosto 95
I nostri amici
sono in escursione e noi in attesa del loro ritorno decidiamo di
fare un giretto ad Amman. Facciamo un giro al solito souk,
troviamo tra l’altro l’uva che costa 400 lire al chilo,
facciamo la spesa scoprendo anche un supermercato alla francese.
Pranziamo sulla cittadella godendo dello spettacolo del souk e
dell’anfiteatro romano. Nel pomeriggio rientriamo al
parcheggio aspettando il ritorno degli altri.
Nel tardo
pomeriggio ritornano i nostri amici entusiasti della seppur
breve visita, ci raccontano i particolari evidenziando anche la
furbizia degli ebrei che chiedono una certa somma in dollari per
entrare nel loro territorio e un’altra piu’ elevata per uscire ed
e’ giocoforza pagare. Partiamo direzione Gerasa.
Arriviamo a Jarash (Gerasa) e cerchiamo di trovare un
posto per dormire. Vedo dalle guide che vi e’ un parcheggio
ampio all’ingresso delle rovine. Faccio da battistrada, ma mi
accorgo di averle sorpassate ed allora al primo bivio faccio una
inversione e ritorno indietro. Poco dopo dal CB sento urlare di
un incidente che vede coinvolto il nostro amico Roberto.
Velocemente lo raggiungiamo e ci accorgiamo che effettivamente
c’e’ stato un piccolo incidente.
Il
nostro amico Roberto nel tentativo di inversione si e’ toccato
con un pick-up locale. Abbiamo visto che questi mezzi vanno ad
una velocita’ impressionante e il mezzo che e’ stato toccato
da Roberto sicuramente andava come un missile. Probabilmente si
e’ accorto troppo tardi della manovra e non ha potuto né
frenare né sterzare. Tutto ciò e’ convalidato dal fatto che
si e’ fermato a 300 metri dall’incidente. Velocemente e
furbescamente fa marcia indietro e si posiziona vicinissimo al
camper. Nel frattempo arriva la polizia che comincia a scrivere
il verbale.
Tentiamo in tutti
i modi di far capire la dinamica dell’incidente ed in
particolare l’eccessiva velocita’ del giordano, ma il nostro
poliziotto non ci capisce e scrive scrive. Ci invita ad andare
al posto di polizia dove veniamo tutti ospitati. Qui, nonostante
il loro dovere professionale da compiere veniamo trattati con il
solito trattamento da graditi ospiti. Ci mettono a disposizione
una sala con poltrone e cercano di trovare un interprete
italiano. Lo trovano e veniamo a sapere che per la legge
Giordana Roberto dovra’ essere per forza processato.
Tra un po’ di
patema d’animo e un po’ di sdrammatizzazione, gli elenchiamo
le pene islamiche (taglio della mano, scudisciate, e cosi’
via), veniamo a sapere che il processo si fara’ l’indomani
presto (la stessa rapidita’ come in Italia!!!!). Ci accordiamo
con l’interprete e ci ritiriamo nei camper. Ci aspetta
l’indomani un giorno in pretura!!!!
16 Agosto 95
Stamani sono il solo a svegliarmi presto e ne
approfitto per visitare le rovine. Esse occupano una vasta area
che da’ un’idea dell’antica Gerasa, importante città
romana risalente al I a.c.. Restano numerose testimonianze ben
conservate e ben
fruibili. Dall’ippodromo, al tempio, ai due teatri, alle
strade, alla cattedrale.
Rientro al camper
per fare colazione e mentre mangiamo due persone si affacciano
chiedendoci un piccolo favore. Sono due ebrei in visita alla
città e avendo visto i nostri mezzi, stranissimi e bellissimi
per loro, ci chiedono il permesso di fare delle foto. Con
piacere li facciamo salire a fotografare.
E’
l’ora e dobbiamo andare in Tribunale. Partiamo in massa e con
l’aiuto dell’interprete raggiungiamo il foro di Gerasa.
Entriamo notando una piccola marea di persone, ahi si mette
male, chissà quando processeranno Roberto. Anche qui’ grande
accoglienza, trovano una stanza tutta per noi e ci offrono il
solito the’. Nonostante le nostre preoccupazioni, fanno
passare Roberto avanti a tutte le cause della mattina e lo
chiamano per il giudizio.
Noi non siamo
ammessi. Trepidiamo per lui. Poi, dopo non molto, ritorna molto
sollevato nello spirito raccontandoci tutto. Il giudice lo ha
giudicato colpevole infliggendogli una piccola multa, per i
danni c’e’ l’assicurazione. Ma il bello e’ stato che il
giudice si scusava in continuazione dicendo che nonostante il
giudizio non c’era conflitto tra i giordani e i turisti, che
doveva tornare, che era il benvenuto. Ci ricordava esattamente
la nostra giustizia italiana e i nostri tribunali.Sich!!!!!!!!!!!!!!!!
Passato lo
spavento ripartiamo direzione frontiera Siriana. Qui giungiamo
verso le 17.00. Ci sono in frontiera con noi altri 3 camper.
Nella lunga attesa ad un certo punto vediamo che le guardie di
frontiera hanno in mano un gruppo di passaporti e gridano che
quel gruppo non passerà in Siria perché sono stati in Israele.
Panico generale, poi capiamo
che non si rivolgono a noi ma all'altro gruppo.
Questi,
scioccamente, hanno lasciato dei tagliandi nei passaporti che
provano che sono stati in Israele. Ciò, è risaputo, non
permette di passare piu’ per certi paesi arabi, ed in
particolare per la Siria. In quel gruppo vi sono delle donne in
gravidanza e le vediamo piangere. Sapremo in seguito che
riproveranno a passare il giorno dopo, ma ormai schedati,
verranno rispediti indietro. E’ un dramma, non sappiamo come
faranno a venirne fuori. Passeranno per l’Iraq? E come? Per
l’Egitto? E il loro traghetto?
Tony, mesi dopo, riuscirà a contattarli e sapremo che
sono riusciti a tornare tramite il passaggio in Israele e
imbarco a Haifa, ma che spavento.
Dopo 8 (otto) ore
riusciamo a passare e troviamo un posto per la notte sulla
strada per Damasco.
17 Agosto 95
Oggi abbiamo come obbiettivo le Norie, enormi ruote
di legno, 20 metri di diametro, che da secoli permettono di
irrigare i campi ai lati del fiume Oronte. Come dei giganteschi
mulini sollevano l’acqua su appositi canali da dove arriva ai
posti di irrigazione. La nostra meta è quindi Hamah e il suo
fiume. Ma prima cerchiamo di vedere le case con i caratteristici
tetti a pan di zucchero (case termitaio).
La guida turistica non ci dà una indicazione precisa e
quindi vaghiamo a vista. Nel nostro girovagare, ma non è la
prima volta, incrociamo postazioni militari di missili, impianti
radar e camion militari. Da quello che vediamo non ci
meravigliamo che il piccolo stato di Israele abbia avuto buon
gioco nelle recenti guerre. Camion militari fatiscenti, ne
abbiamo visti alcuni che avevano una ruota bucata e nonostante
ciò proseguire con tre, camion radar dove il radar era una
vecchia antenna tipo le nostre di rai uno.
Casualmente poi,
e per errore, siamo entrati in una base militare. Naturalmente
non c’era nessuno all’ingresso, dopo un po’ si sono
accorti della nostra presenza e un militare su una motocicletta
schioppettante e antiquata, tipo quelle di “Roma città
aperta”, con grandi gesti ci ha fatto capire che era proibito
e ce ne siamo andati.
Con un po’ di
fatica riusciamo a fermarci in un gruppo di case con la tipicità
che cercavamo. Solito richiamo per tutto il paese, solito
gradevole invito in una poverissima abitazione con, questa
volta, offerta di caffe’. Solito invito a fare fotografie.
Spesso ci e’ capitato che ci hanno scritto il proprio
indirizzo (in arabo) per potergli inviare una copia delle foto
fatte. Visitiamo comunque le case termitaio che, sebbene
soppiantate da case in cemento, rimangono utilizzate per ovili o
come cucina.
In serata
rientriamo a Hamah e dopo una visita alle Norie cerchiamo un
posticino da dormire. Dormiamo vicino al cimitero.
18 Agosto 95
 Tappa
di trasferimento. Direzione Aleppo e frontiera siriana-turca a
nord. Una frontiera di regola utilizzata dai turchi orientali e
dai vicini turisti iraniani. Eh si, anche in Iran esistono
turisti, tanto e vero che li incontriamo in frontiera e ci
invitano a visitare il loro paese. Non era necessario il loro
invito, l’Iran rimane una nostra prossima meta. In frontiera,
questa volta, non perdiamo molto tempo, 3 o 4 ore, in compenso
scopriamo anche nella parte turca un tenore di vita molto basso,
tanto è che regaliamo penne ai doganieri che sono rimasti
senza.
Con tristezza
siamo sulla via del ritorno; arriviamo a Gaziantep, graziosa
cittadina turca e troviamo un bel parcheggio adiacente ad un
parco con tanto verde, panchine, acqua, piante. Veniamo notati
da un guardiano di un vicino deposito. Poco dopo comincia una
graziosa accoglienza. Questa persona, insieme ad altri, tra cui
addirittura un poliziotto, organizza con dei tavoloni una cena
per gli amici italiani. Compaiono numerosi cibi locali ed anche
dei beveraggi dall’alto contenuto alcolico.
Contraccambiamo offrendo i nostri cibi. Dopo la festa
tutti a letto salutando l’amico guardiano che farà il turno
di notte.
19 Agosto 95
Quando
ci svegliamo, con sorpresa, troviamo i nostri amici turchi
pronti per un altro giro. Incredibile il loro senso
dell’ospitalità. Ci hanno preparato nel solito tavolone
the’, caffe’, albicocche, ricotta, pomodori, olive e
quant’altro per loro significhi prima colazione. Quando saremo
in Italia ripenseremo a tutta questa ospitalità che ci ha
accompagnato per tutto il nostro viaggio e lo confronteremo con
la caccia ai camper di molti sindaci nostrani, alla caccia al
turista da spennare che si pratica in molte nostre zone, al
senso di generosita’ che ormai non si trova più nella nostra
bella civilta’ occidentale.
Lasciamo a
malincuore i nostri amici, e dirigiamo verso Kusadasi. Passiamo,
questa volta per l’interno della Turchia. Percorriamo alcuni
passi montani con relativa facilità, incrociamo delle
autostrade a quattro corsie in costruzione, e con facile
predizione immaginiamo l’evolversi della occidentalizzazione.
Nonostante le veloci strade non riusciamo ad arrivare a
destinazione ed allora ci dirigiamo in riva ad un lago presso
Tolca.
Vogliamo dormire
ai margini dell’acqua e perdiamo un po’ di tempo per
giungere in riva al lago. Ci piazziamo quasi al buio. Solo
allora ci accorgiamo che siamo in una zona infestata da zanzare.
Penso subito al pericolo malaria. Zanzare anofele, zona umida,
assenza di disinfestazioni, fuori dalle rotte turistiche
normali. Speriamo bene.
20 Agosto 95
Quando
ci svegliamo capiamo come mai le zanzare siano cosi’ numerose.
Siamo circondati da numerose mucche che hanno questa zona come
pascolo riservato. Anche loro ci osservano con stupore. Togliamo
velocemente il disturbo e torniamo nella strada principale.
Proseguiamo velocemente e in serata giungiamo a Kusadasi
dove ci infiliamo in campeggio in attesa della nostra carretta
traghetto in programma per il giorno 23.

21-22 Agosto 95
Anche gli uomini
duri si riposano e passiamo un paio di giorni nel dolce far
niente. Riusciamo a spendere 2.000.000 (duemilioni) di lire
turche per una cenetta. Sembra di essere ai tempi del
dopoguerra. Mare e sole .
23 Agosto 95
Con tristezza, io
non mi stanco mai delle vacanze, alle 14.00 ci imbarchiamo e
ritroviamo le nostri infime cabine cosi’ come le abbiamo
lasciate. Dormiro’ ancora sulla cuccetta scassata.
24-25 Agosto 95
Mare, mare e
mare. Se l’andata era stata sopportata con l’obbiettivo
dell’arrivo nella zona di vacanza, il ritorno invece pesa per
tutti i passeggeri. Si cominciano a fare i conti sui nodi di
velocità che tiene la nave. Si confrontano con quelli indicati
nei depliant, si comincia a dubitare dell’effettiva data di
costruzione. Si cominciano ad annotare le magagne delle nave e
dell’equipaggio. C’e’ chi annota l’estrusione diretta in
mare di rifiuti non consentiti, chi si lamenta del servizio, chi
del cambio e cosi’ via.
26 Agosto 95
Già dalla
mattina ci accorgiamo che siamo in enorme ritardo. Domandiamo
spiegazioni al comandante che è costretto a capitolare e ad
ammettere che i dati indicati non corrispondono al vero, che la
nave non può mantenere la velocità indicata e che se, come ci
succede in questo viaggio di ritorno, c’e’ mare mosso,
il ritardo sarà abissale.
La notizia si
diffonde e quando tutti si accorgono che non arriveremo prima di
pranzo, come da orario, scoppia quasi un ammutinamento. Incontri
e mediazioni, minacce di denunce, portano il comandante ad
offrire gratis il pranzo a tutti. Chiaramente ne approfittano
anche quelli che al ristorante non ci sono mai stati. Si riesce
a finire tutte le provviste di bordo. Il comandante ha evitato
una sommossa, e la compagnia, vera responsabile del cattivo
servizio, ha certamente perso centinaia di clienti.
Dopo un’attesa
in rada ad Ancona sbarchiamo alle ore 22.00 con otto ore di
ritardo. Assalto alla prima pizzeria, ultime reminiscenze del
viaggio appena trascorso, subito progetti futuri (Libia?) ed
infine salutoni con i nostri amici di Trento. Alla prossima.
Per contattarci e
ulteriori notizie fcitta@val.it
|