SCANDINAVIA E CAPO NORD                                                                         INDICE DEI VIAGGI
" IL " Viaggio

Di Meozzi Alberto, Tesi Roberto, 
Gelli Manuela e Pancani Laura

16 Giugno - 13 Luglio dell’anno 2000

 

Da tantissimo tempo volevamo fare questo Viaggio che scrivo con la V maiuscola perché lo ritenevo veramente "IL" viaggio e spesso, in occasione di progetti turistici o vacanze, saltava fuori il discorso che portava il tema su Capo Nord e i Paesi Scandinavi.
La Scandinavia mi affascinava, soprattutto per il "sentito dire" e per ciò che potevo aver letto e veduto in immagini. Nei progetti era sempre stata una meta impossibile perché era nelle nostre intenzioni realizzarla completamente, cioè visitando i quattro Paesi che ne compongono la geografia con all’apice il raggiungimento di Capo Nord quale meta finale.
Il Sole che non tramonta, i fiordi norvegesi, i laghi sterminati disseminati lungo tutta la Finlandia, i fiumi vertiginosi che formano rapide e cascate inusitate, le grandi Capitali, gli animali e poi Il Circolo Polare Artico e Rovaniemi, il Paese di Santa Klaus (conosciuto come Babbo Natale), la neve in Estate e via dicendo.
Non sembrava realizzabile perché il tempo a disposizione per poter organizzare un tale viaggio non era abbastanza per uno che lavora e che non può usufruire di un periodo tanto lungo di ferie.
Bisognava saper attendere il pensionamento!
Il pensionamento è arrivato e di conseguenza bisognava trovare i compagni di viaggio e il mezzo adatto per farlo, prima che gli acciacchi dell’età avessero preso il sopravvento sul desiderio e sui progetti.
Cominciammo a parlarne in giro sondando la volontà di affrontare una tale esperienza presso coloro che ritenevamo idonei e, come noi, intenzionati ad affrontare "IL" viaggio a Capo Nord.
Qualcuno riteneva "facile" programmarlo; altri impossibile da realizzare; qualcuno pensava ad una cosa che deve essere programmata con anni di anticipo; qualcun altro, troppo improvvisatore, ha ritenuto superfluo pensarci troppo sopra. Forse tutti avevano ragione secondo le loro idee in merito e, a cose fatte, devo dire che in mezzo a tutte queste ipotesi, la più accreditata è quella che sta a metà strada di ognuna delle opinioni espresse al riguardo.
Trovammo la compagnia e il mezzo di trasporto in un tutt’uno :
Laura e Roberto , proprietari di un camper, esperti di viaggi in tutta Europa e in America , si dissero disposti a seguirci in questa nostra idea e cominciammo a parlarne . Noi pensionati, loro ancora a produrre ma in grado di assentarsi eccezionalmente per 30 giorni, tanto era il tempo preventivato.
Ci incontrammo più volte, muniti di guide, mappe, cartine geografiche e stradali, appunti di viaggi fatti da altri ecc. ecc. e iniziò a nascere questa "creatura".
Preventivammo un viaggio di circa 30 giorni che , dopo aver attraversato il Nord d’Italia e tutta la Germania fino ad Amburgo ed aver toccato una fetta di Austria, ci permettesse di traghettare per la Danimarca da dove avrebbe avuto inizio il viaggio vero e proprio nella regione Scandinava.
Fu programmato l’attraversamento della Norvegia per arrivare a Capo Nord per poi ridiscendere attraverso la Finlandia giù giù fino ad Helsinky e poi, traghettando per Stoccolma, riprendere la via del ritorno attraverso la Svezia e poi ancora la Danimarca e poi…… l’inverso verso casa.
Visto sulla carta e programmato con l’entusiasmo di chi ama viaggiare e vedere, sembrava tutto molto facile e di semplice realizzazione, in realtà le cose non sarebbero state poi così semplici anche se, diciamolo sinceramente, siamo stati assistiti "quasi" sempre dalla buona sorte, anche quando c’è stato qualche piccolo inghippo. Capita, percorrendo i chilometri che abbiamo percorso e le varie località visitate, di avere degli inconvenienti e quindi, considerando tutto, siamo stati tutelati dalla fortuna.

Si parte da Pistoia la sera, verso le 21, dopo una cenetta rapida. Saremmo dovuti partire da qualche ora ma per una serie di piccoli contrattempi, non fummo in grado di fare meglio. Era nostra intenzione andare avanti il più possibile in modo da trovarsi, all’indomani, un pezzo in su nell’Italia, possibilmente verso il confine e cioè al Brennero; ed al Brennero arrivammo verso mezzanotte e qualcosa del giorno 16 giugno.
Sperimentammo per la prima volta il dormire insieme, senza essere familiari stretti, all’interno del camper. Fu una cosa nuova che comportò una certa dose di adattamento da parte di tutti, a causa del fatto che noi, Manuela ed io, non avevamo mai fatto una simile esperienza.
La stanchezza dei preparativi, del viaggio e dei primi disagi fecero sì che il sonno prendesse presto il dominio della situazione.
Il piazzale che ospitò il nostro camper era immenso e faceva da accoglienza per centinaia di autotreni di tutte le nazioni europee che si trovavano a transitare da quelle parti nel corso della notte.
Ci svegliammo prestino, riposati e intenzionati a viaggiare tutto il giorno per tentare l’attraversamento della Germania, oltre al "pezzo" di Austria che comprende Innsbruck.
La sera di Sabato 17 Giugno riuscimmo nell’intento di attraversare tutta la Germania e pernottammo nei pressi di Amburgo, alle soglie del traghetto che l’indomani ci avrebbe portato in Danimarca.
Domenica 18 Giugno da Puttgarden traghettammo per la Danimarca.
Una spola ininterrotta di traghetti sposta ogni giorno migliaia di persone su auto, moto, autotreni, pullman, biciclette, a piedi e ogni eventuale altro mezzo da e per la Danimarca e l’operazione funge al posto di una strada che anziché per terra viaggia sull’acqua.
Dunque iniziava il viaggio in Scandinavia.

Essendo questa la base di partenza vera e propria decisi di dare un attributo particolare a tutte le soste che per varia esigenza avremmo dovuto fare e così le denominai nel modo seguente :
1 – Sosta Fame la fermata per rifocillarsi
2 – Sosta Sonno la fermata per dormire
3 – Sosta Fumo quando Roberto e Manuela dovevano dare sfogo al loro viziaccio
4 – Sosta Video quando la TV trasmetteva il Calcio Europeo
5 – Pipisosta quando scappava e si voleva farla all’aperto
6 – Camperdrink quando la spia del gasolio faceva l’occhiolino
7 – Sostalook per vedere gli stupendi panorami che spesso capitava di vedere
8 - Sosta foto per le foto e le riprese video

Giungemmo a Copenaghen, dopo un breve tragitto terrestre, la sera del 18 Giugno alle 21 circa e campeggiammo al "Bellahoj", uno schifosissimo e costosissimo camping che era formato da un banalissimo prato con dei servizi somiglianti più ad un porcile che ad un alloggio per curare l’igiene della persona. Restammo a Copenaghen due giorni (tre notti) in modo da poter visitare accuratamente la città, compreso il Parco Tivoli, e una gita in battello lungo i canali e in mare aperto.
Non mancammo di una visita alla celeberrima "Sirenetta".
Il quartiere lungo porto formato da splendide costruzioni molto somiglianti alle case di Amsterdam, coloratissime e di forme disuguali l’una dall’altra, offriva una veduta singolare.
I canali che facevano da parcheggio per barche a vela, zattere da turisti e barconi antichi della vecchia marineria Danese, davano al quadro un tocco di originale coreografia.
Al ritorno dalla gita in battello trovammo un posticino dove rinfrescarci; il caldo era torrido e già a Copenaghen si poteva cominciare a gustare il prolungamento delle ore di luce.
Ci godemmo quel panorama fino a tarda sera, ma col sole ancora alto. 
Il 21 Giugno, ultimo giorno di primavera, ripartimmo dalla capitale danese traghettando da Helsingor per Helsinborg, due località che sono i punti di traghettamento fra la Danimarca e la Svezia. Ad Helsingor visitammo il Castello di Amleto, il luogo in cui Shakespeare ambientò il suo "racconto" del famoso "To be or not to be": dalle statue erette al di fuori del Castello, raffiguranti Amleto ed Ofelia, si deduce con assoluta chiarezza che Amleto era gay.
Traghettammo per la Svezia che si raggiunse in poco più di mezz’ ora.
La veduta fu subito assai gradevole per una serie di costruzioni più o meno antiche, ma non antichissime, che nulla ha a che vedere con la nostra arte e con le nostre bellezze in generale.
All’andata attraversammo la Svezia molto fugacemente, perché l’avremmo ritrovata al ritorno e perché il nostro intento era quello di arrivare in fretta in Norvegia per iniziare a visitare tutte le bellezze che la caratterizzavano.
Transitammo per Goteborg senza fermarsi e a sera giungemmo ad Oslo.
Fu difficoltoso trovare il campeggio che avevamo programmato perché il medesimo si trovava nel centro collinare della città e, per una serie d’incomprensioni con la cartina topografica, ci arrivammo verso l’una di notte.
Per entrare a Oslo si deve pagare il pedaggio.!!!!
A quell’ora c’era ancora luce sufficiente.
Al mattino seguente, usando i mezzi pubblici, scendemmo dalla collina per visitare la capitale della Norvegia.
Non è il caso di dilungare
troppo la descrizione perché questa città non offre quasi nulla di bello, salvo il fatto che dimostra, a chi vi arriva dai paesi del sud dell’Europa, una grande attenzione per l’igiene, la pulizia, l’ordine, il rispetto per gli altri oltre ad una grande disponibilità verso lo straniero.

Come in tutti e quattro i Paesi Scandinavi, tutti parlavano l’inglese.
Siamo noi che non lo parlavamo, o lo parlavamo a stento e con accento palesemente Toscopistoiese, ma fra tutti e quattro, anzi tutti e cinque perché Jari è il più fresco di studi, siamo sempre riusciti a farci capire specialmente se incontravamo persone che parlavano l’Italiano. Rientrammo al camping "Ekeberg" per il secondo e ultimo pernottamento ad Oslo. Si riparte verso Nord la mattina del 23 Giugno diretti a Stavanger. Da lì inizia la parte più interessante per la visita ai Fiordi. Il camping, a Stavanger, si trovava sulle rive di un lago con tanto verde intorno e con una vegetazione multicolore. I camping da queste parti sono concepiti più come parcheggio-sosta che non camping vero e proprio. Quasi dappertutto c’era la disponibilità di bungalow , che ci permisero di dormire senza la compagnia dei "russatori". La mattina di sabato 24 Giugno si parte dal campeggio di Stavanger per raggiungere l’isola di Tau sulla quale è situata la roccia famosissima del Preikestolen che in Italia è conosciuta come "IL PULPITO". Breve traghettamento, diciamo circa un’oretta, e si giunge all’isola di Tau. Quando si parla di traghettamenti, in Norvegia, non si fa più troppo caso alla durata o alla quantità, perché percorrendo quelle strade siamo obbligati dalla natura a dover effettuare frequenti passaggi sull’acqua che sono l’unica soluzione per lo spostamento da una località all’altra di questo grande Paese. I fiordi ne sono la caratteristica fondamentale e per attraversarli non c’è altro modo che l’uso della nave.
I traghettamenti erano frequentissimi e ben organizzati, tali da permettere il passaggio sponda-sponda con attese sempre accettabili, anche se, in casi di percorrenze lunghe, talvolta siamo stati costretti ad attraversare le lingue di mare anche 5 o 6 volte in un giorno.

Dallo sbarco sull’isola di Tau, seguendo le indicazioni, viaggiammo circa un’ora prima di raggiungere il posto della nostra meta. Non sapevamo esattamente di che cosa si trattasse, anche se le foto in nostro possesso erano tali da invogliarci a voler vedere quel posto.
Un parcheggio a pagamento, a pagamento come tutte le cose che vengono frequentate dai turisti, ci accolse per la sosta-fame e per prepararci alla camminata verso quel posto. Giungendo a quella piazzola-parcheggio chiedemmo lumi circa l’ubicazione e la risposta che ricevemmo fu devastante . Per vedere il Preikestolen o Pulpito si doveva camminare due ore !!! Restammo di sasso, anche perché non sapevamo (da prima) di questa cosa e poi perché, essendo in Norvegia e sapendo benissimo che mai, nel corso dei prossimi anni saremmo tornati da quelle parti, era gioco forza affrontare quell’imprevisto. La stagione non ci stava assistendo; non era affatto caldo e per di più iniziava a piovigginare. Mangiammo in religioso silenzio non avendo nessuno il coraggio di affrontare l’argomento o discuterne la scelta. Quando terminammo, dopo aver scrutato il cielo, indossammo i K-way e decidemmo di partire… …ma non sapevamo che sarebbero state due ore di camminamento verticale con pendenze a volte scoraggianti. Jari e lo scrivente, il più giovane e il meno giovane della compagnia, partimmo di buona lena verso quella località che bisognava per forza che fosse bella ed interessante tanto quanto era il sacrificio che stavamo affrontando. All’inizio un viottolo assai ripido, con scalini artificiali fatti di tronchi d’albero, fece capire subito di quale pasta sarebbe stato il percorso da completare e in pochi minuti fummo subito ad un altezza già considerevole che permetteva di vedere lontanina la piazzola del parcheggio e il lago formato dalla fine del fiordo che avevamo costeggiato giungendo fino lì. Il resto del terzetto la prese con più calma. La pioggerellina ci accompagnava alternando brevi pause che servirono a non scoraggiarci troppo; se fosse piovuto fin dall’inizio forse non avremmo proseguito e ora non saremmo qui a descrivere quella "passeggiata". Il percorso fortunatamente concesse delle pause di terreno pianeggiante che attraversavano prati verdissimi e sentieri scogliosi , con il possibile uso di passerelle in legno che permettevano ai camminatori di non bagnarsi troppo le zampe posteriori. Poi la strada, se così si può chiamare, riprese a salire in un modo che difficilmente si può descrivere con un racconto. Un ammasso di rocce e sassi difformi, quasi perpendicolare, scivoloso a causa dello scrosciare dell’acqua proveniente da sorgenti sotterranee si presentava a chi lo doveva affrontare come un qualcosa di impossibile da "scalare". Gli scalini, che per natura formavano questo ammasso di rocce, potevano avere dislivelli di diverse decine di centimetri e mettevano a dura prova le gambe degli arrampicatori. La selezione avveniva per natura: chi non ce la faceva poteva tornare indietro ma nessuno, almeno per quanto potemmo vedere noi, si era ritirato dalla competizione che la natura ci metteva dinanzi. Il camminamento che, come detto, durava due ore offriva anche attraversamenti panoramici incredibili. Quando si cominciò ad arrivare ad una certa altezza, all’improvviso, si percorse un saliscendi di colline che avevano ai propri lati dei laghetti nei quali si specchiavano le montagne circostanti; poi ancora rocce e viottoli scoscesi e strettissimi che imponevano la regola del dare o ricevere la precedenza fra chi saliva e chi scendeva, tanto era angusto il passaggio obbligato. Poi come d’incanto, quando il percorso giunse a metà del tragitto apparve il primo tratto del fiordo. Una lingua tortuosa, azzurrissima che scivolava via fra le pareti scoscese si presentò ai nostri occhi a mo’ di conforto per tanta fatica profusa. In quel tratto si camminava normalmente come fossimo su dei prati in pianura ma in realtà eravamo fra le montagne anche se non molto alte ( circa 650 metri ). Di fronte a noi, dall’altra parte della montagna, una serie di cascate ripidissime e altissime che si formavano per lo sciogliersi delle nevi mostravano un altro dei risvolti della bellezza di questo posto ; ma il percorso del fiordo è la cosa di gran lunga più bella. Da quel posto in poi, salendo verso la meta del camminamento, la veduta del corso d’acqua si fece sempre più ampia e più profonda. Jari ogni tanto si fermava affaticato e dichiarava che i suoi genitori certamente non ce l’avrebbero fatta a sopportare tanta fatica; il "vecio" del gruppo invece continuava imperterrito a macinare strada esortando il piccolo del gruppo a non disperare: Arriveremo al pulpito come programmato e nulla ci fermerà !!! Dopo i prati, i laghetti, le cascate ecc. si riprese la via impervia che in certi punti era corredata di corrimano incastrati nella montagna tali da consentire un appiglio in caso di….. scivolamenti o vertigini ; in certi momenti eravamo sullo "scrimolo" di rocce altissime e perpendicolari all’acqua, da un’altezza di circa 600 metri. Era veramente uno spettacolo fantastico che forse mai avremo la possibilità di rivedere. Cammina…. cammina, dopo due ore (meno 10 minuti) fummo alla meta. Il Preikestolen era una roccia quasi piatta, larga una ventina di metri con una balconata semiovale a picco sull’acqua del fiordo che, soltanto a vederla da lontano, provocava vertigini e senso di insicurezza; arrivandoci sopra si poteva ammirare un panorama che solo le foto potevano rendere reale. Veniva fatto di sdraiarsi per ammirare bene il panorama che era sotto e per fare le riprese con la video camera, era l’unico sistema per non provocare pericolose vertigini. La piazzola non aveva nessuna protezione e spesso qualche matto si sedeva sull’orlo…. e faceva morire di paura solo a guardarlo. Facemmo le foto e le riprese e dopo aver incamerato negli occhi e nel cervello tanta bellezza riprendemmo la via del ritorno. Questa volta era discesa !!! Poco dopo aver iniziato il ritorno…… sorpresa !!!!! Manuela Laura e Roberto erano quasi arrivati alla meta. Affaticati ,arrabbiati e stanchi . Ci complimentammo per la loro riuscita e tornammo indietro, di nuovo su insieme verso il posto tanto agognato. Ripercorremmo nuovamente l’ultimo pezzo di sentiero ma, al colmo della sfortuna, nel mentre si era alzata la nebbia !!!!!!!; la rabbia per tanta fatica sprecata montava ancora di più. Due ore e più di cammino per vedere solo nebbia! Fortunatamente avevamo documentato noi, Jari ed io, lo spettacolo di natura e quindi gli altri dovranno accontentarsi di vedere il tutto tramite foto e film. Se Manuela e Roberto fumassero meno sigarette avrebbero avuto il fiato necessario per arrivare insieme a noi e non si sarebbero persi quello spettacolo. Hanno promesso che NON smetteranno di fumare !!! Ripercorremmo all’indietro, TUTTO SOTTO LA PIOGGIA, la via del ritorno impiegando le solite due ore a causa dei pericoli di scivolamento e della difficoltà di ridiscendere quella specie di muraglia di massi. Chi non aveva visto altro che nebbia maledisse quella faticata ed in effetti il sacrificio e il tempo impiegati furono veramente tanti, ma anche noi, che avevamo potuto godere della vista del pulpito, credo ricorderemo quell’avventura per sempre. Giungemmo al camper alle sette di sera. Poi, dopo il traghettamento all’indietro, rientrammo al camping di Stavanger : Italia – Romania 2 – 0; almeno dal campionato Europeo… buone notizie. Domenica 25 Giugno si ripartì alla volta di Bergen. Chiedemmo lumi alla ragazza della reception del camping che ci rivelò che per fare i 160 km che ci separavano da Bergen occorrevano circa 5 o 6 ore. Motivo? La percorrenza della strada per quella città comporta il traghettamento di 3 o 4 fiordi e quindi…attese per la nave, lentezza della medesima negli attraversamenti, strada strettissima e con limiti di velocità molto bassi ecc. Ci armammo di pazienza e, come previsto, giungemmo a Bergen dopo 6 ore, comprensive di sosta fame, pipisosta, sosta look, ecc . ecc.. L’ingresso in città prevedeva il pagamento del pedaggio: e noi pagammo !
BERGEN E’ UNA CITTADINA STUPENDA.

E’ adagiata sulle colline prospicienti il porto, piene di verde e di abitazioni fantastiche.Nessuna è uguale all’altra ne come disegno architettonico ne come colore.
La strada lungo porto era affollata di negozi per turisti, come accade in ogni città di grande attrattiva turistica, e gli edifici che ospitavano questi negozi erano tutti di stile antico difformi fra loro con i tetti a punta (antineve) tutti rifiniti in legno come erano le vecchie abitazioni dei pescatori del secolo scorso (o forse più) e tutti colorati, l’uno diverso dall’altro, tali da creare una veduta veramente singolare e gradevolissima. Dalla sponda opposta del porto c’era una veduta molto bella. Come tutte le città della Norvegia era pulitissima, ordinata, senza caos da traffico, ben servita di parcheggi e con una piazza immensa situata nel cuore della città. Era dotata di un Ufficio Turistico veramente eccellente, sia come organizzazione che come ambiente nel suo insieme; sempre affollato da gente di tutto il mondo anche perché dal porto di Bergen partivano le gite in nave per le visite ai fiordi più famosi e ricchi di bellezze naturali. La gita più gettonata era quella per il Sonjen Fjord. Mentre eravamo in attesa del nostro turno per avere le informazioni su varie soluzioni di percorrenza del territorio norvegese, incontriamo un signore romano che avevamo conosciuto al camping di Stavanger.Trattasi di personaggio in giro per il nord Europa che come noi voleva raggiungere Capo Nord. Viaggiava da solo con un mezzo semivan, attrezzato di tutto punto, compresa la macchina da caffè espresso, biondo tinto con barbetta del medesimo colore e voglioso di compagnia e di fraternizzazione. Nel parlare del più e del meno facemmo la conoscenza reciproca, si chiamava Alessandro, si offrì di farci un caffè espresso trasportando la propria macchinetta nel nostro camper. Aveva perduto la moglie poco tempo fa, ed era per questo che viaggiava da solo. Ci scambiammo indirizzi, posta elettronica, pareri, suggerimenti e numero di telefono per dialogare a distanza mentre procedevamo verso nord. Noi avevamo in programma una gita nel Sonjen Fjord, mentre lui ci avrebbe preceduto verso le Isole Lofoten. Lunedì 27 giugno andammo per mare con un battello designato all’uopo per visitare questo lunghissimo fiordo che si incunea nel ventre terrestre per circa duecento chilometri. Stemmo fuori tutto il giorno e gli spettacoli di natura che vedemmo furono veramente bellissimi. La stagione non ci era del tutto propizia, piovigginava, tirava vento e faceva abbastanza fresco, diciamo freddino. La nave scivolava via nel corso d’acqua e costeggiava montagne con cascate altissime provocate dallo sciogliersi dei ghiacciai. Piccoli agglomerati di poche casette sparse qua e là caratterizzavano il panorama di questi luoghi che in inverno devono essere veramente….. opprimenti. Le cime delle montagne erano ancora imbiancate e offrivano una visione dell’insieme assai suggestiva. Fraternizzammo con le persone che, come noi, avevano scelto quella gita e ci trovammo a dialogare con un signore israeliano che masticava le sue 4 o 5 lingue compresa, naturalmente, la nostra. Ci facemmo coraggio e gli chiedemmo se conosceva l’Italia: da capo a piedi !! Nel parlare ci disse: " chi va piano va sano e va lontano". Avremmo voluto contraccambiare con un proverbio, magari in francese o in spagnolo. A me venne in mente di completare quel proverbio che lui ci aveva ricordato, dicendo… "però arriva tardi". Lui soggiunse: " Nostro Signore aspetta con pazienza, sa che arriveremo". Conoscemmo altre persone di altre nazionalità, ma dovunque ci volgevamo a parlare, loro sapevano la nostra lingua, ma non viceversa. Giurammo : "Tornando a casa dovremo andare ad imparare almeno l’inglese". E’ la ventesima volta che lo promettiamo !!!. La giornata in mare ebbe anche momenti di noia e di insoddisfazione, causa la ripetitività dei panorami, della brutta stagione e della salute precaria di quasi tutti i componenti il drappello, causa i postumi dell’acquata rimediata nella scalata al Preikestolen . Arrivammo alla destinazione prevista e da qui, dato che il tempo ce lo permetteva, facemmo una visita ad una località vicina, sempre usando la nave, ma non la medesima. Sbarcammo in un piccolissimo agglomerato che, stando a quanto vedemmo, doveva essere popolato da gente che amava intensamente la lettura. Contammo 6 o 7 librerie fornitissime di libri, provenienti da tutte le parti del mondo, scritti in tutte le lingue e catalogati in modo impeccabile dai gestori delle medesime. Fotografammo una libreria all’aperto, a disposizione dei visitatori, senza nessuna sorveglianza e affidata alla correttezza e all’onestà di chi voleva procurarsi un libro da leggere per poi rimetterlo al proprio posto. Capimmo che in inverno in quella località, dove il freddo e la neve la facevano da padroni, altro non restava che dedicarsi alla lettura. Non vedemmo antenne Tv o parabole e dal posto in cui era ubicata forse era difficile che vedessero transitare anima viva. Le anime morte trovavano il loro posto in un cimiterino tutt’intorno alla piccola chiesa che si trovava leggermente più in alto sulla riva del fiordo. In questo periodo gli agricoltori erano intenti ad accantonare il foraggio per l’inverno per il bestiame, sia ovino che bovino, che vedemmo dappertutto pascolare numerosissimo,. Rientrammo a Bergen la sera piuttosto tardi, affamati, stanchi e non troppo soddisfatti; quella gita in mare tutto il giorno, nonostante i panorami ammirati poteva essere "saltata" con notevole risparmio di tempo e….. di "dindi". Caso volle che transitassimo in quelle zone, percorrendo le strade lungo il fiordo, l’indomani mentre andavamo verso nord; pazienza! racconteremo il tutto ed eviteremo a coloro che percorreranno le medesime strade di scegliere questa gita. Dopo il terzo pernottamento a Bergen, la mattina del 28 giugno riprendemmo il cammino. La meta prossima era Trondheim. Procedendo verso nord fummo costretti dalla geografia ad attraversare un passo alpino che raggiunge i 1030 metri. Salendo trovammo moltissima neve. A giudicare dal paesaggio si poteva presumere che fosse nevicato da poco, anche se le strade risultavano perfettamente sgombre e la neve, compatta ai lati come fosse un muro, era alta più di due metri. Scendemmo verso la valle per cercare un posto per la sosta sonno perché , quando ci eravamo presi a pallate, era quasi mezzanotte e la luce era perfetta per dare sfogo alle nostre scemenze. D’altra parte non capita tutti i giorni di divertirsi con la neve a mezzanotte il 29 di giugno !!! Mentre stavamo per ripartire un piccolo gregge ci venne incontro belando a più non posso come era accaduto il pomeriggio del medesimo giorno quando una pecora mamma era quasi salita sul camper per rifocillare se e i suoi due piccoli. Nutrimmo le bestie e riprendemmo a scendere. La visione del Gejranger Fjord c’impone la fermata.

Nonostante fosse passata la mezzanotte da un bel po’, visto che il chiarore ci assisteva, prima della sosta sonno ci dedicammo alla veduta del panorama che questo angolo di Norvegia ci proponeva.
  Eravamo ad una altezza di circa 4-500 metri e giù, nel basso, lo specchio d’acqua formato dall’insenatura del fiordo incastrato fra le montagne a picco fin dentro l’acqua, contornato di tanto verde, di piccole abitazioni sparse qua e là, di tante cascate più o meno copiose mostrava una visione che non aveva uguali. Ancorata in mezzo a quella specie di grande lago , una nave da crociera che aveva portato fin lì qualche migliaio di turisti completava la veduta, resa ancor più suggestiva da quella luce quasi artificiale decretata da una natura stramba che non permetteva al sole di andare a pisolare. Due turisti, più strani di noi, si erano appollaiati su due sdraio per ammirare in santa pace quello scenario unico e per gustarsi, in religioso silenzio, lo spettacolo recitato gratis da madre natura. Erano quasi le due quando demmo ascolto al sonno e alla stanchezza e ci accampammo vicino ad un altro camper che, come noi, aveva scelto quella piccola radura che sovrastava quanto ho descritto. Sveglia solerte, anche perché il calore del sole aveva invaso il nostro piccolo mondo viaggiante e sentimmo il desiderio di un po’ d’aria fresca…; e poi perché volevamo rivedere di giorno ciò che avevamo visto la notte precedente. Con il sole…. se possibile era ancora più bello. I colori erano privilegiati da "palla rossa" e così… altre foto, altro film, altre ulteriori espressioni di meraviglia. I due turisti delle sdraie erano ripartiti presto per non subire il disturbo della nostra colonia chiassosa. Buon viaggio ! E cominciammo a discendere dopo aver consumato la nostra mattutina razione di cibarie. Arrivammo giù, sulle rive del fiordo e, come capitato altre volte in circostanze simili, ci rendemmo conto che la visione del panorama era assai premiata dalla vista dall’alto. Il paesetto che dà il nome al fiordo era affollato di turisti di ogni lingua; altri non erano che quelli sbarcati da quella grande nave ancorata nello specchio d’acqua antistante. Dopo le solite "compere" si procedette, costeggiando il fiordo, su di una strada panoramica irta ma bellissima, che in poco tempo ci portò alla medesima altezza del posto dove avevamo pernottato. Durante il tragitto ci fermammo per diverse soste-foto e gradatamente lasciammo la visione di questo bellissimo anfratto per dirigerci verso Trondheim. Arrivammo vicinissimo alla città ed al primo campeggio che trovammo, sempre rigorosamente in riva ad uno specchio d’acqua e rigorosamente acqua di fiordo, ci fermammo per la notte e per vedere l’incontro di cappa Europa di calcio Italia – Olanda. Giungemmo al campeggio che l’incontro era ormai alla fine. Avevamo calcolato male l’orario della partita. Infatti eravamo già ai supplementari e stavano per essere calciati i calci di rigore. La sala del campeggio era invasa da tedeschi, olandesi e altri personaggi tutti….. anti-italiani !!! Per noi tre fu un godimento da matti passare il turno ai rigori… contro tutto e tutti !!! Era il 29 giugno. Dopo aver viaggiato, e visto cose che non vale la pena descrivere, il 1° Luglio eravamo a MO-I-RANA. Visitammo una grotta che avrebbe dovuto essere chissà che cosa… e invece avevamo fatto strada per nulla o quasi. Poi saremmo dovuti andare a vedere da vicino un ghiacciaio che però era distante, se visitato a piedi, e scomodo, se visto dal mare. Rinunciammo e tornammo indietro desiderosi di arrivare quanto prima in un posto di per sè assi affascinante :

IL CIRCOLO POLARE ARTICO.

l 1° Luglio sarà una giornata da ricordare. Andammo verso il Circolo Polare Artico che, sentito nominare ai tempi della scuola e visto sulle cartine, sembrava essere un posto irraggiungibile o quasi. Viaggiammo con una temperatura che assomiglia più al Marocco o all’Egitto che non ai posti che stiamo attraversando. Ci fermammo in prossimità di un fiume che scendeva vertiginoso giù verso un lago che era corredato di piazzola con tanto di tenda lappone, ….piena di acchiappaturisti. Ci apprestavamo ad entrare in quella terra che è dei popoli Lapponi e che suscita una buona dose di fascino. Quando si parlava di Lapponia immaginavamo terre sconfinate coperte di neve eterna, di cani Husky che trainavano le slitte, lupi affamati in cerca di prede, uomini e donne coperti di pellicce con cappuccio peloso, orsi bianchi ecc. Niente di tutto ciò. Erano solo impressioni dettate dal fatto che, stando a casa con un atlante davanti, vedendo la posizione di queste terre pensavamo a tutt’altra cosa. Ripartimmo in allegria dopo aver fatto le nostre solite spesucce. In ogni chiosco che abbiamo visitato c’è rimasto il segno del nostro passaggio. ALLE ORE 16 DEL 1° LUGLIO 2000 RAGGIUNGIAMO IL CIRCOLO POLARE ARTICO Ci fermammo e facemmo le rituali riprese filmate, foto che immortalavano il passaggio da cotanto sito, acquisti di varie stupidaggini che servono a farci ricordare il posto ed una visita di rito ai monumenti che ricordano il passaggio di eserciti in guerra ed i caduti che hanno difeso dall’invasione nazista. Era un posto senza vegetazione, con una collinetta che sovrastava il piazzale di sosta, contornato da montagne non molto alte ma ancora cariche di neve e, di conseguenza, di cascate più o meno copiose. Ci spiaceva ripartire perché avremmo voluto goderci un po’ di più quel posto che aveva un suo indiscutibile fascino, ma la strada da percorrere era ancora lunga e dovemmo allungare il passo. Percorremmo un tratto in falsopiano prima di iniziare la discesa a valle. Costeggiammo un fiume gonfio e vertiginoso che correva con impeto verso la pianura. E naturalmente fermata d’obbligo a fare foto e film per portare a casa documenti veramente irripetibili. Fortunatamente la videocamera è corredata di microfono tale da non farci perdere l’effetto rumore di questo fiume spettacolare. Apro una parentesi per dire due cose che potrebbero sfuggirmi. In tutti e quattro i Paesi Scandinavi si viaggia con i fari accesi anche di giorno e se qualche volta dimenticavamo di accenderli eravamo sollecitati, da chi ci incontrava, ad adeguarci. E’ successo due volte quando alla guida era lo scrivente. Viaggiavamo verso BODO. Località nota per "i gorghi": uno spettacolo di maree che provocano vortici di acque che si incontrano in un determinato punto sovrastato da un ponte lunghissimo. Passammo dalla rituale Azienda di Turismo per chiedere lumi sull’ora in cui sarebbe avvenuto questo fenomeno naturale dei vortici, sul posto dove osservarli e sull’orario di partenza dei traghetti verso le Isole Lofoten.

Da Bodo si traghetta per visitare queste famosissime Isole ubicate sulla parte nord ovest del mite felino.
Il mite felino altro non è che la Norvegia.Vista sulle cartine geografiche assomiglia molto ad una tigre sdraiata, ma siccome è un Paese accogliente bellissimo e popolato di gente affabile e disponibile mi va di dichiararlo un felino, si, ma mite.
Al tourist office gaffe esilarante dello scrivente. 
Domanda : "Qual è il posto esatto dove poter ammirare i vortici ?"
Risposta : "Il ponte che si trova a 25 km. dal centro in direzione est"
Domanda : "A che ora si verifica il fenomeno ?" (***)
Risposta : "Stasera si può vedere dalle 23,55."
Domanda : "E per osservare lo spettacolo a quest’ora così tarda come si fa, c’è illuminazione artificiale ?"
Risposta (corredata di risata spontanea): "Le basta la luce del sole ?.. Si ricordi che da noi in questo periodo….."
Risata generale di tutti i presenti.
La gaffe era fatta.
 
(***) Come in tutti i posti del globo le maree sono determinate dalla fase lunare ed ogni giorno dell’anno, il fenomeno è calcolato e descritto in un opuscolo stampato, tale da informare in modo esatto il turista.

Via verso questo ponte, attrezzato di megapiazzole per la sosta di camper, roulotte ecc. Sosta fame, pipi sosta, sosta look e soprattutto sosta foto. Il sole era ancora altissimo quando alle 22 circa termina il rifocillo. Eravamo alla base del ponte e dovevamo arrivare fino alla sommità per poter osservare perfettamente il fenomeno dei vortici. Vento fortissimo ed aria piuttosto fresca, anzi, direi proprio fredda.Moltissime persone si erano radunte giù alla base del ponte, sotto i piloni, per poter osservare più da vicino lo spettacolo, ma per poter fare le riprese e le foto era più adatta la posizione scelta da noi. Le montagne tutto intorno sono chiamate " i monti viola" ed offrivano uno spettacolo suggestivo anche per la presenza di neve copiosa fino a basse quote. Alle nostre spalle, nascosto a tratti dalle nubi che si rincorrono, il sole offriva un’immagine incredibile specialmente se veniva fatto di controllare l’ora . Si avvicinava la mezzanotte e la luce era totale. All’ora stabilita iniziò a verificarsi ciò che era previsto. La marea proveniente dal mare aperto scivolava via lesta, acqua su acqua, e andava ad incontrare la corrente che veniva dall’interno del fiordo. La cosa provoca gorghi d’acqua veramente unici e quello che più colpiva era il vedere scorrere acqua su acqua, come se quella in arrivo dal mare corresse su di un letto asciutto con dislivelli che potevano arrivare a circa quattro metri. Stormi innumerevoli di gabbiani si radunavano sulle basi del ponte in attesa dell’arrivo della marea che portava con se prede succulente per questi antipaticissimi volatili. Facevano un rumore assordante e bisticciavano continuamente per accaparrarsi il posto migliore per l’attacco. Turisti in barca o in piccoli battelli giravano attorno al luogo dell’impatto per vivere da vicino lo spettacolo. Restammo fino all’una di notte e poi via al punto d’imbarco per le Lofoten, in modo da poter usufruire del traghetto del mattino seguente (ore 6,30). Sosta sonno nel parcheggio d’imbarco….niente affatto!!! Dopo pochi minuti una nave, supplementare rispetto al programma, ci permise di salire a bordo per il traghettamento, in modo da poter sfruttare le ore della notte. Ne fummo soddisfatti …ma non troppo, perché la cosa ci avrebbe impedito di dormire. Restammo nel camper (cosa che non faremo mai più), nonostante il divieto, Laura, Manuela ed io; Roberto e Jari salirono in coperta. La traversata, lunga 3 ore e mezzo, sembrò eterna !! Mare forza non so quanto. Ondeggiamenti paurosi, scotimenti e sobbalzi caratterizzarono quelle 3 ore e mezzo di quel maledetto mare solcato da quella improbabile carretta. Restando all’interno del camper perdemmo lo spettacolo della notte con il sole alto e ci prendemmo una paura cane. E non dormimmo, a parte Laura che….non si accorse di nulla..!!! Giungemmo a destinazione alle 5 del mattino; parcheggiammo e cercammo di dormire. Avendo parcheggiato erroneamente al sole….dopo poco eravamo cotti !!! Dovemmo ripartire per trovare un posto meno disagevole. I panorami che si presentarono alla nostra vista ci ripagarono ampiamente dei disagi subiti con la traversata e il mancato dormire. Le isole Lofoten sono composte da tante terre montuose e non, piccole penisolette con poche piccole abitazioni da fiaba, con panorami naturali di rocce e di anfratti marini veramente splendidi. I colori che si potevano vedere, specialmente al mattino, davano un tocco particolare a tutto il paesaggio. Le montagne che circondavano Stamsund erano abbastanza alte, a picco su un mare azzurrissimo, avvolte da tenui sciarpe di nebbia che facevano da ornamento alle cime aguzze che spuntavano oltre. L’aria fresca ci rigenerò e la veduta panoramica ci riconciliò con il sacrificio affrontato….e superato. Sapevamo che non avremmo dovuto ri-traghettare per ritornare sulla terra ferma ed anche questa cosa ci confortava assai. La visita alle Lofoten impegnò i giorni 2 e 3 Luglio. Girammo per le varie località delle isole che altro non sono che piccoli agglomerati di casette di pescatori e cose affini. Capitava di vedere con una certa frequenza grosse quantità di pesce appese al sole per l’essiccazione. Si trattava per la maggior parte dei casi di merluzzi e salmoni . Sarebbero serviti sia per la vendita in esportazione sia per il consumo invernale quando il ghiaccio impedisce la pesca. Fotografammo e filmammo il più possibile, tante piccole particolarità che dalle nostre parti non è possibile vedere. Il 2 Luglio lo ricorderemo come una …brutta giornata di sport. Ci fermammo in un campeggio per la sosta fame e sosta sonno e la giornata non poteva essere peggiore per lo sport italiano : la Ferrari era solo terza e l’Italia del calcio perse un’incredibile finale con la Francia ai campionati Europei. Il 3 Luglio si ripartì da Svolvaer (ultima località toccata sulle Isole) alla volta di Narvik. Procedendo verso nord fummo costretti dalla geografia ad attraversare un passo alpino che arrivava fino a 1030 metri. Salendo trovammo moltissima neve. A giudicare dal paesaggio si presumeva che fosse nevicato da poco, anche se le strade risultavano perfettamente sgombre e la neve, compattata ai lati come fosse un muro, era alta più di due metri. Scendemmo verso la valle per cercare un posto per la sosta sonno perché, quando ci eravamo presi a pallate, era quasi mezzanotte e la luce era perfetta per dare sfogo alle nostre scemenze. D’altra parte non capita tutti i giorni di divertirsi con la neve a mezzanotte del 3 di Luglio!!!. Mentre stavamo per ripartire un piccolo gregge ci venne incontro belando a più non posso come era successo il pomeriggio del medesimo giorno quando una pecora mamma era quasi salita sul camper per rifocillare se e i suoi due piccoli. Nutrimmo le bestie e riprendemmo a scendere. La visione del Geyranger Fjord ci impose una fermata. Nonostante fosse passata la mezzanotte da un bel po’, visto che la luce ci assisteva, prima della sosta sonno, ci dedicammo alla veduta del panorama che questo angolo di Norvegia ci offriva. Eravamo ad un’altezza di circa 4-500 metri e giù, in basso, lo specchio d’acqua formato dall’insenatura finale del fiordo incastrato fra le montagne a picco fin dentro l’acqua, contornata di tanto verde, di piccole abitazioni sparse qua e là, di tante cascate più o meno copiose, mostra una visione che non ha uguali. Ancorata in mezzo a quella specie di grande lago, una nave da crociera che aveva portato lì qualche migliaio di turisti completava la veduta, resa ancor più suggestiva da quella luce quasi artificiale decretata da una natura stramba che non permetteva al sole di andare a pisolare. Due turisti, più strani di noi, si erano appollaiati con due sdraio su una roccia a starpiombo, per ammirare in santa pace questo scenario unico e per gustarsi, in religioso silenzio, lo spettacolo recitato gratis da madre natura. Erano quasi le due quando demmo ascolto al sonno e alla stanchezza e ci accampammo vicino ad un altro camper che, come noi, aveva scelto quella piccola radura che sovrasta quanto sopra descritto. Sveglia solerte, anche perché il calore del sole aveva invaso il nostro piccolo mondo viaggiante e sentiavamo il desiderio di un po’ d’aria fresca…; e poi perché volevamo rivedere di giorno ciò che avevamo visto di notte. Con il sole ….se possibile era ancora più…. bello. I colori erano privilegiati da "palla rossa" e così altre foto, altro film, altre espressioni di meraviglia ecc.. I due turisti delle sdraio erano ripartiti presto forse per non subire il disturbo della nostra colonia chiassosa. Buon viaggio ! E noi cominciammo a discendere, dopo aver consumato la nostra mattutina razione di cibarie. Arrivammo giù, sulle rive del fiordo e, come capitato altre volte in circostanze simili, ci rendemmo conto che la visione del panorama era assai più premiata dalla vista dall’alto. Il paesetto che dava il nome al fiordo era affollato di turisti d’ogni lingua; altri non erano che quelli sbarcati da quella grande nave ancorata nello specchio d’acqua antistante. Dopo le solite "compere" procedemmo, costeggiando il fiordo, su una strada panoramica irta ma bellissima, che in poco tempo ci portò alla stessa altezza del luogo dove avevamo pernottato. Durante il tragitto ci fermammo per diverse soste-foto e gradatamente lasciammo la visione di questo bellissimo anfratto per dirigerci verso Svolvaer. Era il 3 Luglio, eravamo in giro per l’Europa da 17 giorni e ancora non eravamo arrivati al "Check Point"; dovevamo sbrigarci, ma le impreviste bellezze avevano frenato la nostra marcia ed il programma aveva subito i ritardi conseguenti. Salimmo verso la cima di un monte che, come al solito, era ancora ammantato di neve. Qua e là folti gruppi di pecore e di mucche di tutti i colori pascolano tranquillamente sui prati verdissimi. La stagione mite consentiva loro di pranzare strappando il frumento dal terreno,cosa che non potranno fare in inverno quando la temperatura la neve e il ghiaccio renderanno impossibile l’uscita dagli ovili e dalle stalle nelle quali consumeranno il frumento accantonato dagli agricoltori in questo periodo. Avevamo visto l’operazione d’accantonamento e la filmammo perché ci sembrò interessante e fatta a regola d’arte: dopo la mietura, il mangime veniva compresso in grandi ruote, come da noi si fa per la paglia, e poi veniva avvolto, a macchina, con dei teli di materia plastica che ne manterranno la freschezza proteggendolo dall’umidità. Anche questa sosta - film aveva comportato un impiego di tempo, ma era valsa ad accrescere la nostra conoscenza delle cose. Continuammo a salire e …finalmente ecco il primo branco di renne !!!. Attendevamo da tanto questo momento. Insieme all’alce, questi animali sono la caratteristica di queste regioni e tenevamo molto a vederle e fotografarle. Per fare ciò dovemmo fermarci in salita, su di una strada quasi ghiacciata e con qualche automezzo che per sorpassarci doveva fare manovre un po’ azzardate…..con conseguenti mandate …..a quel paese. Imperterriti continuammo, dopo aver fatto i nostri comodi. Come sempre, sosta fame alle 22 o giù di lì. L’indomani 4 Luglio, dopo aver rifocillato il mezzo con un drink adeguato, ovvero un camper-drink, ci muovemmo per l’ultima tappa verso l’insù. Viaggiammo tutto il giorno dopo aver sostato a Narvik ed a Alta ( ma solo per poco tempo). Trovammo ancora branchi di renne che attraversavano tranquillamente la strada; poi arrivammo alla galleria sottomarina che immette sull’isola dove è situato Nord Kapp, costeggiammo il paesetto che è ai piedi delle colline che portano al Capo e alle 21 del 4 Luglio 2000 arrivammo sull’immenso piazzale. LA META DELLA GITA E’ RAGGIUNTA SIAMO FINALMENTE A "C A P O N O R D"

Per percorrere la galleria che ci avrebbe portato sull’isolotto di Capo Nord pagammo fior di quattrini.
Per accedere al piazzale del Capo ancora soldi….e tanti, sia per il mezzo che per le persone.
La sosta sul posto era consentita solo per due notti, salvo esborsi ulteriori. Tutto costava tantissimo alla faccia di coloro che criticano sempre il nostro Paese e tutto ciò che nel nostro Paese si ritiene venga fatto pagare troppo, specialmente ai turisti. Comunque eravamo arrivati sani e salvi fino lassù, e, forse, eravamo un tantino delusi nel trovarsi in questo posto che credevamo più affascinante, più accogliente e più bello. Ma era comunque la nostra meta. I turisti, meno avventurosi di noi, possono arrivare fino a Capo Nord con navi da crociera che approdano al porticciolo del paesetto dove con i pullman vengono accompagnati fin lassù. Non credo ci sia niente di avventuroso in quel tipo di turismo e il sapore della "conquista" deve essere scialbo come la minestra a brodo senza sale. Il fascino di sapersi a Capo Nord per quei giramondo consiste solo nel poter dire: " Ci sono stato " Certo non può chiamarsi avventura nemmeno la nostra, però, per arrivarci, abbiamo dovuto affrontare un viaggio di 18 giorni che ha comportato una percorrenza (all’andata) di circa 6 mila chilometri con tutto ciò che comporta di conseguenza: la ricerca dei campeggi, i frequenti traghettamenti, le enormi spese rispetto al costo della vita in Italia e via dicendo. All’interno dello stabile che comprende il tutto di Capo Nord incontrammo nuovamente Alessandro, il romano, e, vicendevolmente, scambiammo le varie impressioni su ciò che avevamo visto e vissuto fino a quel momento. Anche lui ci parlò della tremenda traversata da Bodo alle Lofoten. Stemmo in piedi fino a tarda notte…, con il sole alto, anche se nascosto dalle nuvole e avemmo fortuna nel fare subito le foto di rito e le riprese filmate, perché l’indomani, al nostro risveglio, una nebbia fittissima avvolgeva tutto e, uscendo dal camper per gli ultimi acquisti, facemmo fatica a trovare lo stabile dove era ad attenderci, avido, il negozio di souvenir. Pioggia, freddo e nebbia davano al paesaggio un aspetto tale che venne fatto di dire : "In questo posto bisogna venirci in estate !!!…. Il calendario segnava 5 Luglio 2000. Dopo la meritata sosta-fame, ripartenza per l’ingiù alle ore 15,30. La Finlandia ci aspettava, ma prima di arrivarci ci aspettava, purtroppo, un contrattempo. Era giovedì 5 luglio e mentre stavamo percorrendo la strada che portava verso il confine, effettuammo una sosta che, a dire il vero, non faceva parte dell’elenco esposto in partenza. A Roberto venne in mente di bagnarsi i piedi nell’acqua del mar Baltico, che stavamo costeggiando e che avremmo lasciato di lì a poco per deviare verso altra direzione. Bagnati che furono i piedi, risalito al posto di guida, il mezzo non volle saperne di ripartire! Riflessione: Eravamo in Norvegia, a 4mila chilometri da casa, in una regione dove la densità di popolazione era di 17 anime per chilometro quadrato, dove, di conseguenza, gli agglomerati abitati sono lontanissimi l’uno dall’altro e dove le officine meccaniche…… immaginarsi lo stato d’animo di tutti! Ma nella sfortuna , il caso volle che, a 50 metri dal posto che chiameremo "piedi bagnati", ci fosse un’officina meccanica addetta alla riparazione di autotreni e trattori ( ci trovavamo in una zona esclusivamente agricola). Andammo a chiedere soccorso e, per fortuna, il nostro inglese fu sufficiente a farci capire dai titolari della ditta. Trovammo subito piena disponibilità, anche se il guasto, di carattere elettronico, non era di loro competenza. Ma provvidero a chiedere l’intervento di un carro attrezzi al paese più vicino distante da quel posto ben 50 chilometri. Potrà anche non sembrare gran che, ma rifacendosi alla realtà italiana è come se un automobilista subisse un guasto a Pistoia ed il soccorso più vicino dovesse arrivare da Pisa. In attesa, venimmo invitati all’interno dell’ufficio del meccanico (che esige di farci un caffè) e col quale scambiamo qualche parola, rigorosamente in inglese. Era un giovane pacioso, che si dichiarò poco incline allo studio e si scusò per il suo inglese norvegizzato, ma che ci confidò candidamente che, durante le lezioni di lingua straniera, preferiva dormire. Preparò il caffè in un recipiente che emanava tutti gli odori di un’officina meccanica. Frugando su di un tavolo che conteneva di tutto riuscì a trovare la zuccheriera e qualche cucchiaino che "pulì" strofinandolo ben bene sulla tuta da lavoro, tale da fargli acquisire i suddetti odori. Il caffè era….caldissimo. Annusando bene il recipiente era come bere un qualcosa che stava fra il gasolio, la benzina, la morchia, l’olio da motori e cose affini, ma l’amore con cui ce lo fece era superiore a tutto. Andò a cercare due album di foto che volle farci vedere con cura e per ogni foto volle darci la relativa spiegazione.La foto di una volpe ci attrasse più di ogni altra e guardando bene ci accorgemmo che per due terzi dell’anno in quel posto vivono fra la neve, il freddo e il buio. Alcune foto di belle ragazze furono motivo di allusione amorosa da parte nostra, ma il grande e grosso ragazzone, arrossendo, dichiarò che erano solo "amiche". Conversammo ancora fino all’arrivo del carro attrezzi e comprendemmo bene che per le persone che abitano in quei luoghi era quasi un avvenimento poter dialogare con estranei ed alla luce del sole. La loro stagione di luce è breve, fatta di poche cose che non siano i pascoli e la pesca e di un passaggio di persone ridotto all’osso. Credo che anche per loro sia stato un diversivo da ricordare. Il carro attrezzi ci accompagnò alla cittadina da dove era partito, ci piazzò davanti all’officina meccanica, in un piazzale qualsiasi dove avremmo fatto sosta-fame e sosta – sonno; nell’elenco delle soste non avevamo previsto la sosta-rabbia. Ci dissero che l’officina, preventivamente avvertita del nostro bisogno, avrebbe aperto l’indomani mattina alle otto. Pagammo il trainatore con una cifra "da..mutuo" e non ci mollarono finchè non trovammo il modo di prelevare il contante necessario. Si può dire incazzatissimi ? Bene, noi lo eravamo all’ultimo stadio. D’altra parte se vuoi viaggiare nel mondo, devi saper accettare questo ed altro. Il paesetto si chiamava Lakselv. Non cercatelo sulle cartine della Norvegia, fatica inutile.  La mattina del 6 luglio all’apertura dell’officina, a nostra domanda, rispondono che il lavoro del quale abbiamo bisogno potrà essere fatto… la settimana ventura !!! (sic). In quei frangenti, per far comprendere il nostro disagio, le nostre necessità, la distanza da casa ecc. fu difficile farsi capire con l’inglese di cui disponevamo, ma le nostre facce parlavano chiaro. Iniziarono febbrili ricerche di altre officine. Nella cittadina, cercando cercando, ne trovammo altre tre ma tutte, chi per un motivo chi per un altro, non dettero la loro disponibilità ad accontentarci. Telefonammo in Italia a persone di nostra conoscenza per capire se il guasto fosse stato riparabile con suggerimenti od altre alchimie. Roberto chiamò l’Europe Assistance, in Italia, per chiedere lumi sul da farsi, visto che ne ha l’assistenza, ma prima di avere risposte esaurienti ci rivolgemmo al locale Ufficio Turistico spiegando il nostro problema. Viste le difficoltà, sull’orlo della disperazione, chiedemmo dov’era il posto di Polizia più vicino a cui rivolgerci per ottenere aiuto. A quel punto qualcosa si mosse e, finalmente, rispose l’Europe Assisance che, tramite nostre comunicazioni, sollecitò l’officina alla quale ci eravamo rivolti in prima battuta e………..alle ore 17 circa potemmo ripartire dopo un lavoro di riparazione che durò poco più di venti minuti. Dopo pochi chilometri traversammo un fiume sul cui ponte era posto un cartello che segnalava il confine fra la Norvegia e la Lapponia che loro, i Lapponi, vogliono sia chiamata Regione SUOMI O SAPMI. Passammo dall’ufficio competente per il rimborso della loro IVA sugli acquisti fatti in Norvegia e, poi, via, alla ricerca del primo camping in terra finlandese per la prima sosta fame – sonno. Amara sorpresa all’arrivo. La Finlandia, regione notoriamente lacustre e paludosa, ha, come caratteristica principale la presenza, forse è meglio dire l’invasione, delle "zanzare". Ce ne erano a miliardi; nugoli ronzanti e dispettosi che si avventavano su tutti con voracità inaudita. Entravano all’interno del camper, all’interno di ogni locale, sulla faccia, nel naso, negli orecchi, nelle fessure fra la retina antizanzare dei vetri dei finestrini e, insomma, in ogni possibile locale a disposizione, sia umano che non. Se non fossero state odiose da morire……… sarebbe stato uno spettacolo! Mentre conversavamo con la gestrice del camping la sua faccia era tempestata da questi animalettacci che non la smettevano di infastidire a più non posso. Loro, i FinlandoLapponi , convivono con questo indicibile fenomeno con una flemma ed una rassegnazione che li fa sorridere quando noi ci arrabbiavamo e tentavamo di scacciarli o schiacciarli. Abbiamo fatto delle carneficine… ma loro, sempre più ronzanti, punzecchiose e imperterrite rimpiazzano quelle soppresse e ripartano all’attacco. Quando dovevamo sostare per una delle varie esigenze dovevamo escogitare soluzioni di apri-chiudi rapido per evitarne l’ingresso all’interno del camper. Le poche che riuscirono ad entrare ebbero vita breve ma prima di morire cercarono di fare del loro….meglio. Era ormai il 7 luglio, stavamo scendendo verso sud . Nel tragitto critico della Finlandia, quello cioè più infettato, siamo stati schiavi di queste battaglie combattute a suon di spray, di unguenti, di maledizioni e spiaccicamenti vari. Sulla parte alta del camper un cimitero di insetti appiccicati ci ripaga della noia e del disagio che ci hanno procurato (anche se abbiamo dovuto ripulire). In alcuni negozi di souvenir vendevano magliette e portachiavi raffiguranti le "tremende" con su scritto: "I LIKE TOURIST"…. ed è tutto dire !!! Prima di giungere a ROVANIEMI ci fermammo un paio di volte per visitare piccoli villaggi lapponi con tende e sgabuzzini costruiti in perfetto stile loro. Dappertutto si compra qualcosa !! Giungemmo nella patria di Papà Natale nel pomeriggio del 7 luglio. Altra località "pelasoldi" che, meno male, comprendeva al suo interno la demarcazione del "NAPAPIIRI POLARKREIS" (Circolo Polare Artico) e la possibilità di far inviare letterine di Natale, dal personaggio simbolo di quel posto, ai bambini delle nostre famiglie parentelate. Musiche in chiave natalizia inondavano tutta la piccola cittadella denominata "Santa Klaus Village". Foto ricordo d’obbligo con alle spalle il simbolo demarcatorio
del Circolo Polare Artico e poi, in marcia, per scendere quanto più in fretta possibile lungo questa terra popolata da renne che attraversavano tranquillamente la strada e da una quantità impressionante di laghi. Paesaggi senza abitazioni , con boschi zeppi di pini ad altissimo fusto e vegetazioni verdi.
Non è un gran che, ma è sempre un qualcosa che non avevamo mai visto prima. Le zanzare erano ormai un brutto ricordo, perché, già prima di Rovaniemi, ci avevano lasciato in pace..se Dio volle. Rispetto alla Norvegia le strade erano molto più larghe, con il fondo stradale ottimo, la velocità consentita era accettabile, il traffico quasi inesistente ed il costo della vita più che dimezzato rispetto alla Norvegia. In tutta la Finlandia ci sono abitanti quanti a ….ROMA. Anche qui grande rispetto, cordialità, educazione e disponibilità verso lo straniero. Giungemmo ad HELSINKY Sabato 8 Luglio.Trattandosi della Capitale pensavamo ad una grande città.
In realtà è poco più di una cittadina, molto ben tenuta, verdeggiante, con un importantissimo porto dal quale partono ogni giorno, più volte al giorno, navi importanti che trasportano "di tutto" verso il sud del continente ed in special modo verso la Svezia, ovvero verso Stoccolma.

Un contrattempo imprevisto ci impedì di visitarla accuratamente perché, la mattina, per pura fatalità e per nostra fortuna, una volta tanto, venimmo a sapere che, per traghettare in Svezia, c’era un’unica possibilità che consiste nel "dover" salire entro le quattro del pomeriggio sull’unica nave disponibile da lì a sette giorni .  In questo caso abbiamo avuto la sorte dalla nostra, perché altrimenti avremmo dovuto percorrere un tragitto lunghissimo risalendo all’indietro una fetta di Finlandia per traghettare in altra località con conseguenti grosse perdite di tempo.  Domenica 9 luglio alle 18 partimmo per Stoccolma.
La mega nave traghetto che ci ospitava era semplicemente stupenda. Apparteneva alla "Viking Line" e faceva parte di una flotta di altre unità simili che ogni giorno andavano e venivano dalla Svezia. Era dotata di ristoranti, pub, bar, sala da ballo con orchestra, sala giochi per ragazzi, casinò, cinema, sale lettura e grandi dotazioni di poltrone, su ogni ponte, per ammirare il paesaggio. La sala da ballo, fino ad una certa ora, fu occupata da una troupe che intratteneva i bambini con giochi e spettacoli adeguati. Uno sportello bancario funzionava da agenzia di cambio e tutta la struttura era dotata di diversi ascensori che portano su e giù i passeggeri per gli otto piani presenti sulla nave. Le cabine erano dotate di letti a castello, con bagno e docce efficientissimi, insonorizzate, con aria condizionata e varie luci per leggere senza disturbare i coabitanti, eventualmente dormienti.  La traversata non comportò ondulamenti per mare grosso ma sicuramente la stabilità del mezzo era tale da garantire un viaggiare tranquillo in ogni situazione. Arrivammo a Stoccolma la mattina del 10 luglio alle 10 circa. Faccemmo colazione a bordo della balena e poi via in cerca del solito campeggio che trovammo leggermente in periferia. A dire il vero si trattava di un pessimo posto, ma ormai si trattava anche di uno degli ultimi posti fuori dall’Italia per cui ci adattammo… sapendo che ormai il Viaggio volgeva al termine.  Uso questa espressione che può sembrare strana, ma dopo tanto girovagare, per avendo goduto di tante cose belle, sentivamo tutti il bisogno di "tornare" a casa. Visitammo Stoccolma che, fra tutte e quattro le capitali nordiche, è stata sicuramente di gran lunga la più bella. E’ situata su 14 isole con canali, ponti e un lago al centro che ne fanno una metropoli gradevole da girare, con un centro pedonale caratterizzato da viuzze strette piene di negozi di ogni tipo, chiese importanti e tante altre particolarità ammirabili. Nei negozietti di souvenir lasciammo gli ultimi spiccioli rimasti. La visita alla città comprese la giornata del 10 e la mattina dell’11 luglio. Si arrivò in centro usando la metropolitana che transitava vicino al campeggio e che passava ogni 10 minuti circa. Ripartimmo da Stoccolma (da rivedere senz’altro con più calma) il pomeriggio dell’ 11 luglio verso le 15,30. A questo punto la meta era casa nostra. Durante tutto il viaggio era capitato spesso, sia viaggiando che prima del "coricamento" di fare interminabili partite a scala quaranta. Si giocava, naturalmente a coppia, e colui o colei che aveva per partner Laura godeva del grande vantaggio della "fortuna" della medesima. Si potrebbe dire "culo" ma trattandosi di parola scurrile …evito. Eravamo tutti intenzionati a tirare via per arrivare quanto prima e per questo decidemmo turni di guida anche di notte per affrettare il rientro. L’autostrada svedese non costava niente ed era ben strutturata anche se ci imponeva una velocità massima di 110 km. all’ora. Arrivati a Malmo pagammo il pedaggio per il nuovo ponte che collega la Svezia alla Danimarca e che era stato inaugurato pochi giorni prima. Esattamente il 1° luglio come da programma. E’ una struttura immensa, lungo quasi 8 chilometri, stilisticamente simile al Golden Gate di San Francisco. Al di là fummo di nuovo in Danimarca. Non restava che traghettare per la Germania, dopodiché i traghetti e i ponti di collegamento erano finiti !!! Ore 13,30 del 12 luglio: sosta fame, camper drink, pipisosta e partenza in gran carriera. Guidavamo a turno fino alle 3 di notte, Roberto ed io, ed a pochi chilometri da Innsbruck il sonno vinse ! Meglio fare una sosta sonno. Dopo poche ore ripartimmo, ormai la meta era vicina, ed alle 10 circa del 13 passammo la frontiera del Brennero. Odore di brioches calde, odore di caffè espresso, odore d’Italia e… domande in italiano. Il primo personaggio che incontrammo era un camionista siciliano. Gli domandammo informazioni sulla prossima area di servizio dotata di Bar e la risposta avvenne in una lingua sconosciuta. - Do you speak english ? faccio io.... - Ma che minchia è ? ..risponde il connazionale. Capimmo di essere finalmente arrivati. Grande colazione, la prima in Italia dopo quasi un mese a base di cose Italiane e al pomeriggio verso le 16,40 eccoci di nuovo a casa nostra. "IL" Viaggio finisce qui e quando ne parlerò, almeno io, specificherò che questo è stato veramente

"IL" VIAGGIO.

 

 

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