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Nuovo progetto di caravan
Nome del progetto: Ubik
Progettisti:
Arch. Leonardo bartoli
Arch. Boris Bertolini
borisbertolini@tin.it
Il nome
del nostro progetto, Ubik, deriva dal titolo di un romanzo di Philip K.
Dick. Nel romanzo si scopre che Ubik altro non è che una delle infinite
forme di realtà che ci circondano, uno degli infiniti luoghi nei quali ci
troviamo ad esistere.
Dalla semplificazione di ciò nasce la nostra associazione Ubik-caravan,
cioè il caravan visto nelle infinite possibilità di “scoperta” che ci può
offrire. Quindi il caravan non più come surrogato dell’abitazione, ma
veicolo delle nostre esperienze, sensazioni, e quindi, come nella sua
originaria funzione, mezzo per “vagabondare”, strumento dotato di
quell’ubiquità, l’essere in tutti i luoghi e quindi in nessuno, che è
nella sua stessa natura.
Il progetto è partito dallo studio di ciò che era stato fatto in passato
per risolvere i problemi che sono propri di “un’abitazione su ruote”,
prima tra tutti la duplicità legata ad un veicolo che deve essere da una
parte trainato su strada e dall’altra garantire l’abitabilità quando
è fermo.
Alcune case costruttrici producono caravans con un tetto sollevabile a
veicolo fermo, altre hanno cercato di dare una forma “aerodinamica” alla
parte anteriore del veicolo, noi abbiamo cercato di coniugare le due
visioni, attraverso un ala-tetto-parete che ci permette di avere una forma
affusolata quando il veicolo è in movimento, e di aumentare l’abitabilità
interna, sollevando l’ala per mezzo di martinetti, quando il veicolo è
fermo.
Inoltre una terza possibilità è stata prevista, cioè vivere l’interno del
caravan anche senza dover sollevare “l’ala”, utile secondo noi quando ci
si ferma per una breve sosta prima della tappa successiva, magari in
un’area non custodita, quindi dove si “sente” maggiormente il bisogno di
una protezione maggiore.
L’interno del caravan è estremamente semplice, diremmo quasi “pulito”,
avendo ridotto al minimo tutto ciò che non era necessario in un veicolo da
noi pensato per il viaggio, e non per la sosta prolungata in un campeggio.
Quindi ridotti al minimo indispensabile gli armadi e i mobiletti che
spesso si trovano in abbondanza nella produzione odierna, si è cercato di
sfruttare al meglio lo spazio per ottenere un volume quanto più possibile
vuoto, aperto, attraverso la grande “vetrata”, sul mondo esterno, sulla
natura spesso musa di chi fa campeggio itinerante.
Inoltre sono state addottate le tecnologie già in uso sui camper (grandi
gavoni per l’acqua, pannelli solari, batterie aggiuntive, etc.) per
permettere un’autonomia di circa un paio di giorni anche senza doversi
fermare in un campeggio.
Per quanto riguarda la struttura portante del caravan, essa utilizza la
tecnologia della termoformatura attraverso una tecnica detta “twin sheet
forming”. Questa tecnica suggeritaci dal Dott. Riccardo Palatresi titolare
della Solera Materie Plastiche S.r.l. di Fucecchio, permette di lavorare
due lastre di materiale, creando un vuoto tra le due parti, che può essere
riempito insufflando all’interno il coibente. Particolarità di questa
tecnologia è quella di poter accoppiare due lastre di materiale
differente, particolarmente utile in un caravan dove si può così avere un
materiale per l’esterno e uno per l’interno.


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