Nella parte Sud della Toscana oltre ai paesaggi mozzafiato famosi in tutto il mondo, alla cucina e ai vini altrettanto conosciuti, e alle città d’arte, esistono una serie di località termali antichissime, che coniugano in un unico itinerario, sia il paesaggio, sia la spiritualità (Siamo sulla via Francigena), sia cibi e bevande con il benessere fisico e spirituale.
Questo articolo vuole fornirvi alcune indicazioni di massima sulla storia e sulle caratteristiche dei luoghi, inoltre alla fine di ogni scheda troverete un elenco di parcheggi adatti alla sosta camper.

Saturnia
Saturnia (Aurinia  in Latino) è una frazione del comune di Manciano, nella provincia di Grosseto.
Sorge su un pianoro di travertino a 294 metri d’altitudine, sulla sinistra del fiume Albegna, nell’entroterra collinare della Maremma grossetana. Dista circa 56 chilometri da Grosseto e 14 chilometri dal capoluogo comunale.

Saturnia-Italy
Sia il paese sia le terme meritano un viaggio in camper, ma la vera attrazione sono le cascate del mulino , sul torrente Gorello, un paesaggio unico, dove potersi fare un bagno caldo in qualsiasi stagione dell’anno. Va previsto di cercare un area di sosta che abbia servizio navetta…

Un po’ di storia : Frequentazioni del territorio di Saturnia sono documentate fino all’età del Bronzo, con la successiva nascita e sviluppo di insediamenti etruschi, come testimoniato dai resti di varie necropoli risalenti all’VIII secolo a.C..

Secondo Dionigi di Alicarnasso la città fu fondata dai Pelasgi. Durante il periodo romano, il borgo seguì le sorti di Vulci, fino a che nella metà del III secolo a.C., dopo la conquista del territorio vulcese da parte di Roma nel 280 a.C., Saturnia fu elevata a sede amministrativa e prefettura, e poi a colonia nel 183 a.C.. Invasa dai Goti nel 411 e poi dai Longobardi nel 570, per la città iniziò nel VI secolo un lungo periodo di decadenza.

Citata in un privilegio di Clemente III nel 1188, vi è attestato un castello, una chiesa plebana e le terme già frequentate. Governata dai conti Aldobrandeschi – per un breve periodo concessa ai conti di Tintinnano – venne poi contesa da Orvieto e da Siena, finché nel 1299 la città finì distrutta dai senesi durante un attacco contro Margherita Aldobrandeschi. Nel corso del XIV secolo ne presero possesso gli orvietani, poi i Baschi di Montemerano e infine gli Orsini di Pitigliano. Nel 1410 Saturnia fu definitivamente conquistata da Siena, rimanendo assoggettata alla città del palio fino al 1593, quando i Medici la infeudarono al marchese Ximenes. Il borgo rimase a lungo in abbandono e scarsamente popolato durante i secoli XVII e XVIII, finché alla fine del XIX non si ebbe un lento miglioramento. Oggi Saturnia è una rinomata località della Maremma che vede nel turismo termale e archeologico la sua principale risorsa.

Saturnia_Cascate_del_Mulino
Parcheggi:
Caravan Park ” la quercia” a Saturnia con servizio navetta, cell: 342 15 35 716 – tel: 0584 1941904, a pagamento
“L’alveare dei Pinzi” area sosta camper, Strada della Peschiera. Venendo da Manciano, direzione Saturnia  Coordinate GPS N 42.65611 E 11.50386. a Pagamento.

 

San Casciano dei Bagni
E’ un comune di circa 1600 abitanti in prov. di Siena.
Dista circa 90 km da Siena ed 80 km da Viterbo.

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La nascita e lo sviluppo di San Casciano dei Bagni sono legati essenzialmente alla presenza delle acque termali: 42 sorgenti ad una temperatura media di 40 °C con una portata complessiva di circa 5,5 milioni di litri di acqua al giorno, dato che colloca San Casciano al terzo posto in Europa per portata di acqua termale.

La tradizione, riportata anche dal fiorentino Domenico Maria Manni, a cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vuole che sia stato il Lucumone etrusco di Chiusi Porsenna a fondare i “Bagni Chiusini”, apprezzati e frequentati successivamente anche dai Romani, vuoi per l’efficacia delle acque, vuoi per la vicinanza alla stessa Roma ed alla Via Cassia. Tra gli illustri frequentatori dell’epoca romana si ricordano l’imperatore Ottaviano Augusto, secondo quanto si apprende dalle opere di Orazio ed altri scrittori classici, e Triaria, la moglie dell’imperatore Vitellio.

La vitalità di questo centro è testimoniata anche dalla precoce penetrazione del Cristianesimo e già nel IV-V secolo esisteva in San Casciano una pieve intitolata a S. Maria “ad Balneo”.

Con la fine dell’Impero romano iniziò un rapido declino del termalismo italiano, le invasioni dei barbari, le lotte fra longobardi e bizantini, contribuirono al drastico ridimensionamento urbanistico e demografico di San Casciano. Si ridussero di un quinto le famiglie sancascianesi e scomparve il suburbium, il quartiere ricordato in un antico documento rinvenuto nel XVI secolo.

Il Medioevo vide San Casciano sottoposto al dominio feudale dei Visconti di Campiglia, ed ai diritti esercitati dall’Abbazia di San Salvatore, una delle più potenti della Toscana del tempo, e dall’antica Diocesi di Chiusi. In questo periodo hanno le prime notizie scritte: donazione del Marchese Ugo di Toscana all’Abbazia di San Salvatore della “Curtis de Bagno” (995), confermata dagli imperatori Ottone III ed Enrico II; altre notizie relative alla pieve di Santa Maria datano 1014, 1020, 1067 e 1075; nel 1191 la pieve è menzionata in una Bolla del pontefice Celestino III; nel 1226 Federico II conferma ai Visconti di Campiglia il possesso dei castelli di San Casciano e Fighine.

Il Duecento è il secolo della ripresa generale del termalismo e con esso rinasce anche San Casciano, grazie anche alla vicinanza della Via Francigena, l’importante arteria di collegamento fra l’Europa, il nord Italia e Roma. Da ricordare in questo periodo la disavventura dell’abate di Cluny, rapito da Ghino di Tacco mentre veniva a San Casciano per curare il mal di fegato e stomaco così come ricordato dal Boccaccio, nella II novella del X giorno del Decamerone.

I Visconti di Campiglia, signori anche di San Casciano, si trovarono ben presto stretti fra le mire espansionistiche di Siena ed Orvieto e, non potendo contrastare la supremazia militare e politica dei due Comuni, erano costretti a schierarsi ora con l’uno, ora con l’altro, a seconda dei momenti e delle necessità.

In un primo periodo si schierarono dalla parte senese divenendo accesi sostenitori dei ghibellini, ed ottenendo da Federico Barbarossa il privilegio della protezione imperiale. Dal 1215 si schierarono dalla parte guelfa e quindi di Orvieto, con importanti contatti con Firenze. La nuova alleanza coinvolse i sancascianesi nella sanguinosa sconfitta di Montaperti (4 settembre 1260). L’indebolimento della casata feudale dei Visconti portò intorno alla prima metà del XIV secolo alla divisione della famiglia in due rami: uno “senese” residente a Campiglia d’Orcia ed uno “orvietano” a San Casciano, legato al ramo della Cervara della famiglia Monaldeschi di Orvieto, con la quale condivise gli esiti della lunga guerra civile orvietana combattuta contro i Monaldeschi della Vipera. Monaldo Visconti, l’ultimo signore di San Casciano, ottenne importanti successi militari con le truppe sancascianesi ai danni dei partigiani della famiglia dei Monaldeschi della Vipera nei territori settentrionali dello stato orvietano, tanto da essere nominato Podestà di Firenze nel 1389. Nonostante la vicinanza con Orvieto e Firenze fu proprio Monaldo a sancire il riavvicinamento a Siena, dapprima con gli accordi del 1383 e 1386 e poi con la definitiva sottomissione il 15 giugno 1412. Quando suo figlio Giovanni rinunciò a tutti i diritti che la sua famiglia vantava su San Casciano e Fighine, i Visconti uscirono per sempre dalla storia sancascianese.

Importanti privilegi furono accordati a San Casciano dalle autorità senesi, così come il governo centrale riservava particolare attenzione era riservata alle terme sancascianesi.

Dopo il saccheggio del 1495 da parte delle truppe di Vitellozzo Vitelli, San Casciano si trovò coinvolto nelle continue guerre che in particolar modo devastarono tutta la zona del confine meridionale dello Stato senese, al culmine delle quali si ebbe la conquista di Siena (1555) da parte di Cosimo I de’ Medici, Duca di Firenze. Per quattro anni si protrasse la resistenza degli esuli senesi della Repubblica di Siena riparata in Montalcino, con i quali era schierato anche San Casciano. Con la Pace di Cateau-Cambrésis si determinò anche la fine dell’indipendenza senese e Cosimo de’ Medici poté fondare il Granducato di Toscana. Nella nuova organizzazione statale San Casciano poteva contare sull’appoggio e la protezione di Aurelio Manni, uno dei più fidati collaboratori del Granduca.

san casciano

Cessate le turbolenze belliche della prima metà del Cinquecento, si registrò la rapida ripresa delle terme sancascianesi, dove fino a tutto il XVIII secolo affluiva gente da tutta Italia e Europa: principi, nobili, ambasciatori, cardinali, vescovi e persone comuni si affidavano alle sorgenti per curare le più disparate malattie. A sottolineare l’importanza raggiunta dalle terme, il Granduca Ferdinando I de’ Medici fece realizzare, nel 1607, un Portico sul luogo dove affiora la sorgente della Ficoncella. Anche Mattias, fratello del Granduca Ferdinando II de’ Medici, fu un assiduo frequentatore delle acque sancascianesi.

Il Granduca Pietro Leopoldo I d’Asburgo Lorena visitò San Casciano il 24 ottobre 1769, rimanendo colpito dalla quantità e dal calore delle acque termali e destinando fondi per la costruzione della nuova strada di collegamento con la Strada Romana (ex via Francigena e attuale Cassia). Nel 1777 riunì le comunità di Celle sul Rigo, Fighine, Camporsevoli e Le Piazze a San Casciano (le ultime due verranno poi poste sotto Cetona).

Il mancato adeguamento ai nuovi standard che dal XIX secolo erano richiesti alle stazioni termali portò San Casciano ad una progressiva decadenza e ad un ruolo secondario rispetto alle vicine cittadine termali. Dopo un tentativo di rilancio negli anni trenta del XX secolo, le terme sancascianesi hanno ritrovato il loro ruolo primario agli inizi di questo secolo con la realizzazione di un complesso termale ed alberghiero riconosciuto fra i primi dieci nel mondo.

Parcheggi: Nel vasto parcheggio ai piedi del suggestivo borgo, sono disponibili diversi posti a pagamento. Gli stalli sono di dimensioni normali, per cui non si dispone di molto spazio utile, limitato nella zona posteriore dalle siepi.
Il pozzetto di scarico è posizionato vicino un albero e questo rende le manovre diffcoltose.
Parcheggio a pagamento, 5 euro per 12 ore, 10 euro 1 giorno. Carico e scarico, 5 euro.
GPS: 42.87028, 11.87725

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A circa 500 metri, direzione Terme, nei pressi della Farmacia in via della Pineta, è segnalato un ulteriore parcheggio per camper e caravan dove la sosta e’ gratuita. Fondo in terra, in discreta pendenza.
GPS: 42.86557, 11.87464
Fonte: www.caravanecamper.net

 

Bagno Vignoni

E’ una frazione del comune di San Quirico D’Orcia in provincia di Siena, con poco più di 30 abitanti  a 306 m s.l.m.

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Il villaggio sorge nel cuore della Toscana, all’interno del Parco Artistico Naturale della Val d’Orcia e grazie alla vicinanza con la via Francigena (il percorso principale seguito nell’antichità dai pellegrini che si recavano a Roma) le acque che sgorgano in questo luogo vennero utilizzate fin dall’epoca romana a scopi termali.

Al centro del borgo si presenta la “Piazza delle sorgenti”, una vasca rettangolare, di origine cinquecentesca, che contiene una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin dall’epoca degli etruschi e poi dei romani – come testimoniano i numerosi reperti archeologici – le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come Papa Pio II, Caterina da Siena, Lorenzo de’ Medici e tanti artisti che avevano eletto il borgo come sede di villeggiatura.

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Caratteristica di Bagno Vignoni, oltre alle acque termali, è la sua struttura che, nonostante i numerosi episodi di guerra, devastazioni ed incendi che coinvolsero la Val d’Orcia nel corso del Medioevo, è rimasta da allora sostanzialmente immutata nel tempo. Da Bagno Vignoni si può facilmente raggiungere e visitare i vicini centri di Pienza e Montalcino e in generale l’intera Val d’Orcia e il Parco del Monte Amiata.

Le acque che fuoriescono dalla vasca termale si dirigono verso la ripida scarpata del Parco naturale dei Mulini. Qui, immersi nella macchia mediterranea, si trovano quattro mulini medievali scavati nella roccia che furono molto importanti per l’economia locale in quanto la perenne sorgente termale garantiva il loro funzionamento anche in estate, quando gli altri mulini della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca.

Parcheggio: Strada di Bagno Vignoni  53027 San Quirico d’Orcia (SI)
Coordinate GPS: 43.029694,11.620574  /  43°01’46.9″N 11°37’14.1″E
Si tratta di una area di sosta gratuita e incustodita, non asfaltata.

buoni km !

 

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